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#Fiumeinpiena: striscioni a Villa Rosebery contro il "silenzio omertoso delle Istituzioni"

Gli attivisti: "Napolitano, Ministro degli Interni nel 1997, anno in cui le dichiarazioni di Schiavone vennero segregate, è solo l'ennesimo esempio di una politica che ha evitato di parlare con le persone e che le ha convinte che non ci fosse nulla di cui preoccuparsi"

Il Movimento #fiumeinpiena, che il 16 novembre ha portato in piazza a Napoli centomila persone contro il 'biocidio', fa sentire la propria indignazione rispetto "silenzio omertoso di questi anni delle Istituzioni" su quanto sapevano del dramma dell'avvelenamento nelle province di Napoli e Caserta.

Gli attivisti, durante la notte, con un'azione simbolica hanno portato striscioni a Villa Rosebery, residenza napoletana del Capo delle Stato, Napolitano, che nel 1997 (anno in cui furono segretate le dichiarazioni del pentito Schiavone riguardanti i rifiuti tossici sepolti in alcune parti della Campania) era Ministro degli Interni.  Sugli striscioni si legge la frase amaramente ironica: "Zitt a chi sape 'o juoco" (silenzio per chi conosce il gioco, la verità dei fatti) e poi l'accusa "20 anni di silenzio".

"In piena notte - scrive il Movimento in una nota su facebook -, riuscendo ad evitare la sicurezza e la sorveglianza di guardia alla casa del Presidente della Repubblica, Villa Rosebery in Via Ferdinando Russo, i ragazzi e le ragazze di #fiumeinpiena hanno appeso striscioni contro il silenzio omertoso di questi anni delle Istituzioni. Il Presidente Giorgio Napolitano, Ministro degli Interni durante il 1997, anno in cui le dichiarazioni di Carmine Schiavone vennero segregate, è solo l'ennesimo esempio di una politica che a lungo ha evitato di parlare con le persone e che anzi le ha assurdamente convinte che non ci fosse nulla di cui preoccuparsi. «Per evitare problemi di pubblica sicurezza»: è questa la motivazione apposta al secreto di stato. Ed è questo contro cui, da sempre, fin dal 16 Novembre e dalla scesa in piazza di più di 100mila persone, che #fiumeinpiena si pone.

Contro i responsabili, contro chi, in silenzio, ha visto e non ha fatto nulla; contro chi ha convissuto in un sistema politico ed imprenditoriale corrotto.

Serve la partecipazione della cittadinanza attiva adesso: serve questo per evitare gli errori del passato. Noi, di queste Istituzioni, non ci fidiamo più. Per troppo tempo sono riuscite a convincerci di stare facendo qualcosa. E oggi, 5 Dicembre, giorno in cui il Presidente Napolitano viene in visita a Napoli, ne vediamo tutti i reali effetti. Contro l'emergenzialismo, sì ad una condivisione più ampia e cosciente. Vogliamo i responsabili, tutti. Noi non saremo un #fiumeinpiena. Lo siamo già".

Intanto il Movimento lancia un nuovo appuntamento di piazza per il 6 dicembre: un presidio sotto la Prefettura a partire dalle ore 16 per opporsi all'invio dell'esercito nella Terra dei Fuochi. Un No secco, quello degli attivisti alla "militarizzazione del territorio e a zone invalicabili per i cittadini". Una manifestazione nella quale si rimarcherà che il "decreto per la terra dei fuochi" appena approvato del Governo ha troppe mancanze: da una voce dedicata all'emergenza sanitaria fino all'inceneritore che si vuole costruire a Giugliano, passando per le tante paure legate al pericolo di bonifiche affidate in modo poco trasparente fino al mancato coinvolgimento dei comitati civici.

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