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Gullit: "Anche a Napoli mi chiamavano 'negro', ma non era razzismo"

L'ex fuoriclasse olandese del Milan spiega: "Avevano solo paura, allora giocavo al massimo. Alla fine mi applaudivano. Il Napoli di Maradona era una grande squadra"

Milan-Napoli dello scorso sabato ha riportato alla mente le più grandi sfide che ci siano mai state tra i due club, quelle degli anni '80. Gullit e Van Basten da una parte, Maradona e Careca dall'altra. Il calcio al suo massimo, per una rivalità accesa mai come allora.

"Anche a me a Napoli dicevano 'negro' – spiega Ruud Gullit in un'intervista alla Gazzetta dello Sport – ma non lo consideravo razzismo. Secondo me avevano solo paura, allora giocavo al massimo e alla fine mi applaudivano. Con i falli era lo stesso: se mi picchiavano, mi alzavo subito. Se stai giù e ti lamenti, chi ti ha picchiato pensa ‘ah ah, allora gli ho fatto male…’. Io non volevo”.

L'olandese, ex fuoriclasse della squadra di Arrigo Sacchi, ha poi parlato anche ai microfoni di Tiki Taka su Italia 1. "Maradona per me è stato il giocatore più forte al mondo. Ho potuto giocare contro un campione, fortissimo, un leader. Con lui è stata una sfida molto onesta, ricordo l’episodio di Alemao a Bergamo…C’era rivalità ma grande onestà, una rivalità giusta. Anche il Napoli aveva una grande squadra, Bagni era forte, quel Napoli era una squadra difficile da battere".

Gullit ha parlato anche di Higuain ("è forte, ma ci sono anche altre attaccanti forti, ed è stata giusta la sua scelta di andare alla Juventus"), Milik ("ha fatto abbastanza bene, 28 milioni era una cifra incredibile per l’Ajax e ha avuto un ottimo impatto al Napoli") e su Lorenzo Insignemattatore nella sfida con il Milan: "Ha avuto un po' di difficoltà iniziali, ma oggi ha ritrovato condizoni e serenità. È un calciatore importante per il Napoli e per la Nazionale".

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