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Caso Diodato, consigliere decaduto. "Mostruosità giuridica, farò ricorso"

Nel 2001 i tafferugli con la polizia davanti a un collegio elettorale di Pianura. Il vertice del parlamento regionale: "Se la giustizia darà ragione a Diodato, convocheremo il Consiglio anche di notte per reintegrarlo"

Il Consiglio regionale della Campania, presieduto da Paolo Romano, ha preso atto della decadenza del consigliere regionale del PdL, Pietro Diodato, sulla base della decisione della giunta delle elezioni del Consiglio di presa d'atto della sua cancellazione dalle liste elettorali, a seguito di una pena accessoria comminata da una sentenza giudiziaria passata in giudicato (per un reato relativo a disordini elettori avvenuti nel 2001 presso un seggio elettorale di Pianura).

Il presidente Romano ha precisato che "la presa d'atto della decadenza è un mero atto ricognitivo da parte del Consiglio regionale di fronte alla cancellazione dalle liste elettorali" e ha sottolineato che "ogni mia iniziativa è stata volta alla tutela della legittimità e a garanzia dell'istituzione consiliare; la mia posizione è stata strumentalizzata da qualcuno che ha riportato cose ingiuste e false; chi ha strumentalizzato questa vicenda, cercando di scaricare la responsabilità su altri, avrebbe potuto proporre un percorso diverso alla Giunta delle Elezioni e non l'ha fatto e, oggi, in Consiglio, non è nemmeno presente".

Il vertice del parlamento regionale ha anche sottolineato che "se la giustizia darà ragione a Diodato, convocheremo il Consiglio, se necessario, anche di notte, per reintegrarlo". Prima della presa d'atto, il consigliere Diodato ha sollevato una questione sospensiva ai sensi dell'articolo 37 comma 4 del Regolamento interno, non accolta, nel merito della questione "in quanto le pene principali e accessorie della sentenza di cui trattasi sono state condizionalmente sospese e l'esecuzione di una sentenza penale può essere disposta solo dalla Procura della Repubblica. La cancellazione dalle liste elettorali disposta dal Comune di residenza - ha proseguito - è stata impugnata dal collegio difensivo e, su di essa, la Corte di Appello si pronuncerà entro venti giorni. Inoltre, nella procedura adottata dagli organi del Consiglio regionale non è stata garantita la partecipazione dell'interessato". A Diodato e subentrato il primo dei non eletti della liste del PdL, Pasquale Giacobbe.

Ecco giungere in una nota le dichiarazioni di Diodato: “Esprimo fortissima indignazione, al pari di tantissimi cittadini campani, per la metodologia con cui la Presidenza del Consiglio regionale della Campania ha affrontato la questione relativa alla mia decadenza. Per la prima volta nella lunga storia della massima Istituzione regionale, è stata partorita una mostruosità giuridica che di fatto calpesta il principio costituzionale del diritto alla difesa e nega ogni rappresentanza politica a circa trentamila cittadini che hanno inteso sostenere il mio progetto politico con il loro voto". "In questa occasione mi spiace di aver dovuto constatare da parte dei vertici del Consiglio l'adozione di 'metodi cambogiani', indegni di essere estrinsecati in un consesso ove la democrazia ed il rispetto per gli elementari diritti costituiscono i pilastri fondanti. La Presidenza del Consiglio regionale ha minato l'autonomia e l'indipendenza dell'Assemblea, alle richieste, peraltro illegittime, di altro organo dello Stato. La parola passa ai Tribunali - ha concluso Pietro Diodato - nella cui imparzialità confido. Continuerò con rinnovato vigore le battaglie per l'affermazione dei Valori della Legalità e della Giustizia sociale all'interno del P.d.L. contribuendo alla sua costruzione".

Il consigliere si dice ottimista sull' esito dei ricorsi presentati. "Ritengo che mi saranno favorevoli per l' assurdità della situazione". Diodato non ha intenzione di lasciare la scena politica ed ha dichiarato come le elezioni amministrative di Napoli rappresentino per lui un interesse preminente, ricordando come alle ultime regionali abbia riportato 14 mila voti.

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