Ventilatori polmonari, Napoli nel progetto internazionale

Il progetto del modello ha accesso libero. Semplice la meccanica, basata su componenti di ampia reperibilità sul mercato

La rapida diffusione del CoViD-19 ha drammaticamente evidenziato la scarsità di ventilatori rispetto al numero di pazienti: circa il 6% delle persone che contraggono il CoViD-19 sviluppa, infatti, complicanze polmonari che richiedono l'impiego di un ventilatore per pompare ossigeno ed espellere anidride carbonica. Da questa esigenza nasce un progetto di collaborazione internazionale che vede ancora una volta Napoli e la Federico II protagoniste.

L'innovativo ventilatore meccanico si chiama MVM, acronimo di Milano Ventilatore Meccanico, ed è ideato appositamente per essere prodotto ovunque in modo semplice e veloce. Certificato dalla EUA, Emergency Use Authorization, e dalla FDA, Food and Drug Administration degli Stati Uniti, si caratterizza per avere un progetto ad accesso libero e un design meccanico elementare, basato su componenti di ampia reperibilità sul mercato. Il progetto ha preso vita in Italia da un'idea di Cristiano Galbiati, di GSSI, INFN e Università di Princeton e tra i proponenti annovera anche la fisica federiciana Giuliana Fiorillo,professore ordinario al Dipartimento di Fisica 'Ettore Pancini'.  A supportarne la realizzazione INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Università di Milano-Bicocca, Milano Statale, Napoli Federico II, Pisa, Bergamo, GSSI Gran Sasso Science Institute, degli istituti STIIMA e ISTP del CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche.

"Quando, fin dalle prime fasi del diffondersi della pandemia nel nostro Paese, è stato chiaro che molti pazienti avrebbero avuto bisogno di assistenza respiratoria – spiega l'ideatore Cristiano Galbiati – abbiamo subito deciso di mettere a disposizione le nostre competenze e la nostra capacità di operare in collaborazione per produrre un nuovo ventilatore che potesse contribuire a fronteggiare la crisi".

Abbiamo seguito Cristian Galbiati in questa iniziativa a scopo umanitario, mettendo a disposizione tutte le nostre competenze e quelle dei nostri collaboratori nel campo dei sistemi complessi basati sull'uso di gas, dell'elettronica e del software di attuazione e controllo - spiega Giuliana Fiorillo - Si è trattato di una impresa simile a quelle che siamo abituati a intraprendere per gli esperimenti di fisica fondamentale cui partecipiamo. Siamo in qualche modo allenati a trattare problemi complessi in modo semplificato e a non mollare finché non abbiamo un piano dettagliato per risolverli".

La prof. Fiorillo, in particolare, è membro del gruppo di coordinamento internazionale che mantiene i contatti con tutti coloro che vogliono offrire contributi, e con i ricercatori/aziende di Paesi terzi che vogliono replicare il progetto. 

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