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Il padre di Antonio, piccola vittima come Fortuna: "Vogliamo la verità"

Gennaro Giglio: "Ho chiesto quel giorno stesso che su Antonio venisse fatta l'autopsia, ma mi fu risposto che era inutile straziare il suo corpicino. In quel momento ero frastornato"

Gennaro Giglio è il padre del piccolo Antonio, precipitato nel 2013 dallo stesso palazzo di Fortuna Loffredo. Alla luce di quanto emerso durante le ricerche dell’assassino della piccola di sei anni, oggi chiede la verità anche sulla fine del suo bambino, morto a quattro anni dopo essere volato giù dal settimo piano della palazzina in cui viveva con la madre, Marianna Fabozzi, arrestata a sua volta con l’accusa di avere coperto Raimondo Caputo, il convivente finito in prigione per avere violentato e ucciso la piccola Fortuna.

In una intervista a Mattino, l'uomo ricorda: "Ho chiesto quel giorno stesso che su Antonio venisse fatta l’autopsia, ma mi fu risposto che era inutile straziare il suo corpicino, già dilaniato dalle ferite dovute alla caduta. In quel momento ero frastornato, mi sembrava un incubo e poi la mia ex moglie e la sua famiglia mi hanno estromesso da tutto. Si sono sempre rifiutati di darmi spiegazioni, come se non avessi il diritto di sapere, come se Antonio non fosse stato anche mio figlio. Pensate che quando il bambino è caduto io non lo vedevo da una settimana e mi negavano anche di incontrare le mie bambine. Marianna e i suoi fratelli quel giorno mi aggredirono, mi minacciarono di morte, mi dissero di non fare domande e di non avvicinarmi alla loro casa".

Di quel tragico giorno, Gennaro ricorda di essere stato contattato dala cognata. "Mi disse che Antonio si era fatto male e che dovevo andare al Santobono. Mi precipitai lì con uno dei miei fratelli e solo quando arrivai in ospedale seppi che il mio bambino era morto. Da quel momento aggressioni e minacce, mi tennero fuori da tutto, mi negarono anche di andare al funerale. Mi sono affidato all’avvocato Angelo Pisani perché mi aiuti e supporti me e la mia famiglia in questo momento così difficile. Io e i miei genitori, i miei fratelli e le mie sorelle ci costituiremo parte civile in qualsiasi procedimento verrà aperto da questo momento in poi. Fino ad ora ho avuto paura per le minacce subite, ma adesso sono pronto a guardare avanti e a chiedere a gran voce giustizia. Vogliamo la verità, chi sa parli. Hanno il dovere di dire tutto nel rispetto dei bimbi coinvolti, non solo di Antonio e Fortuna. Il mio piccolino ha il diritto di riposare in pace e ciò che gli è realmente successo deve venire fuori"

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