Delitto Mariarca Mennella, il legale dei familiari impugna la sentenza di condanna di Ascione

L'avvocato Berardi chiede di riformulare la sentenza per ciò che riguarda l'ammontare del risarcimento in favore dei familiari della donna

Mariarca Mennella

Il 4 ottobre scorso il Tribunale di Venezia ha inflitto 20 anni di reclusione (trenta scontati di un terzo per effetto della scelta del rito abbreviato) al piazzaiolo quarantacinquenne di Torre del Greco Antonio Ascione per l’omicidio dell’ex moglie Maria Archetta Mennella.

In attesa di capire se vi sia qualche margine per il Pubblico Ministero della Procura di Venezia di appellare anche agli effetti penali la sentenza, è stato depositato appello agli effetti civili dall’Avvocato Alberto Berardi del Foro di Padova, che assiste i familiari della vittima con la collaborazione di Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.

A fronte di una richiesta di 300mila euro per i due figli minori di Mariarca, di 200mila euro per la mamma e di 100mila euro per ciascuna delle quattro sorelle e per il fratello, nella sentenza il giudice nel condannare Ascione, oltre alla pena di vent’anni di reclusione e al pagamento delle spese processuali, anche al risarcimento dei danni, ha indicato una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro per i figli, 30mila per la mamma e 20mila per le sorelle e il fratello, ridimensionando le richieste.

Nell’appello depositato il 14 febbraio 2019 l’Avv. Berardi chiede dunque al Giudice dell’Appello di Venezia di riformare la sentenza appellata, confermando la condanna inflitta all’imputato, ma condannandolo al pagamento di una provvisionale calcolata quanto meno secondo l’ammontare minimo previsto per i reati colposi dalle tabelle valide per il 2018 dell’Osservatorio sulla Giustizia civile di Milano

Berardi sottolinea come le sue richieste non fossero arbitrarie, basandosi appunto sulle Tabelle Milanesi, punto di riferimento nazionale per la liquidazione del danno non patrimoniale derivante da perdita del congiunto. A titolo esemplificativo, il risarcimento a favore di un figlio per la morte di un genitore (e di un genitore per quella di un figlio) è compreso tra un valore minimo di 165mila e uno massimo di 331mila euro, a seconda del livello di personalizzazione, che nello specifico è praticamente massimo trattandosi di due figli minori e conviventi con la mamma, per di più uccisa dal padre. 

"Proprio perché qui si tratta di un reato doloso, caratterizzato peraltro da modalità particolarmente efferate, che dovrebbero determinare ex se la possibilità addirittura di eccedere il massimo indicato a tal fine nella tabelle, il giudice di primo grado avrebbe dovuto ritenere quanto meno provato il danno patito dalle parti civili costituite nella misura del minimo previsto", conclude l'avvocato Berardi, secondo il quale "la condanna al pagamento di una provvisionale potrebbe essere parametrata sul massimo valore indicato, lasciando al giudice civile il compito – più eminentemente civilistico - di determinare il quantum dell’eccedenza rispetto al danno personalizzato”.

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