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Martedì, 30 Novembre 2021
Attualità

L’Esercito nel progetto “riscatto sociale” a Napoli

Parte a Napoli il progetto per inserire i detenuti in attività di lavoro di pubblica utilità, volontario e gratuito nelle strutture militari

Ieri mattina, presso lo Stadio Militare Albricci di Napoli, sono iniziati i lavori previsti dal Protocollo d’Intesa sottoscritto lo scorso 16 giugno dall’Esercito, dall’Amministrazione Penitenziaria di Napoli, dal Tribunale di Sorveglianza di Napoli e dal Garante Regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, che prevede lo svolgimento di lavori, a titolo volontario e gratuito, per progetti di pubblica utilità a favore della collnapoliettività, da parte di detenuti delle case circondariali di Secondigliano e Poggioreale. 

I soggetti ammessi a svolgere i lavori saranno coloro per i quali sussistono le condizioni per l’ammissione al lavoro all’esterno, alla semilibertà, all’affidamento in prova al servizio sociale, alla detenzione domiciliare, ai permessi o licenze.

Quattro detenuti hanno dato inizio al progetto occupandosi del mantenimento dell’ordine e decoro dello Stadio “Albricci”, attraverso la pulizia delle aree esterne e la manutenzione del verde.

Presenti all’avvio delle attività il Comandante delle Forze Operative Sud, Generale di Corpo d’Armata Giuseppenicola Tota, con il Garante Regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Prof. Samuele Ciambriello, i dirigenti dell'Organizzazione Penitenziaria Dott.ssa Giulia Russo (Secondigliano) e il Dott. Carlo Berdini (Poggioreale), che nei loro interventi hanno sottolineato come la sinergia tra Istituzioni e Esercito sia importante per il reinserimento dei detenuti nella società. 

Attraverso il "riscatto sociale" e la possibilità di lavorare in una realtà militare caratterizzata dal rispetto delle regole e dalla disciplina, è possibile fornire ai detenuti lo stimolo necessario per acquisire conoscenze e competenze professionali spendibili nella fase post-detentiva e quindi rendere produttiva l’espiazione della pena centrando obiettivi fondamentali quali il reinserimento nella società, la formazione professionale, la rieducazione al lavoro e alla partecipazione a progetti di pubblica utilità.

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