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Pomigliano d'Arco: Lavoratori Fiat preoccupati dei nuovi accordi

La Fiat ha costituito una nuova società che dovrebbe assorbire i 5 mila lavoratori di Pomigliano ma la preoccupazione non si placa. I lavoratori temono le nuove regole contrattuali

Un primo passo la Fiat lo ha fatto: la nuova società Fabbrica Italia Pomigliano, considerata necessaria per garantire l'applicazione dell'accordo per la Panda, è stata iscritta al Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino il 19 luglio. La società riassumerà, con un nuovo contratto, i 5.000 lavoratori di Pomigliano garantendo la gestione dell'intesa non firmata dalla Fiom.

La notizia della costituzione della nuova società in poche ore ha fatto il giro tra gli operai del Giambattista Vico, che da venerdì sono tornati in cassa integrazione dopo i tre giorni di ripresa produttiva. La notizia ha creato diversi stati d' animo, e nuove ansie tra i lavoratori.

La newco, infatti, potrebbe portare anche alla riscrittura del contratto nazionale del lavoro: secondo alcune indiscrezioni fatte da fonti sindacali, la Fiat potrebbe annunciare le nuove regole già giovedì prossimo, nel corso dell'incontro all'Unione industriali di Torino, con l'attuazione dei punti dell'accordo separato su Pomigliano, e la riassunzione degli addetti al Vico nella nuova società. "E' l'ennesimo ricatto - dice Luigi, addetto alla catena di montaggio - Marchionne sa che o 'beviamo' quello che ci 'offre', o anneghiamo: ora dobbiamo anche far cancellare i nostri diritti, con l'avallo dei sindacati".

"L'Ad - gli fa eco un altro operaio, Francesco - sta portando avanti con ferocia la battaglia nei nostri confronti. Non ci perdonerà il 40 per cento dei 'no' al referendum".Qualcuno, invece, ha esultato alla notizia della registrazione di Fabbrica Italia Pomigliano, come Giovanni: "Il nostro stabilimento ha bisogno di essere rivalutato agli occhi della gente, non siamo fannulloni, non abbiamo paura di lavorare. Ben venga la nuova società".

Le rsu sindacali, intanto, si dividono sui due fronti, ma tutte sembrano essere d'accordo sull'applicazione del Ccnl: "La nuova società - dice Gerardo Giannone, rsu Fim - deve rientrare nei parametri del contratto nazionale. Una fabbrica senza leggi e senza contratto non si può aprire. Che sia stata creata una nuova società non è un problema se regolata dal Ccnl esistente". Per Sebastiano d'Onofrio, rsu Fiom, invece, la costituzione della newco "non fa onore a Marchionne": "Non porterà buoni risultati. Si tratta solo di una strada per bypassare il confronto con il sindacato con maggiori consensi".

Ed il segretario generale campano della Fiom, Maurizio Mascoli, annuncia battaglia: "Se la newco dovesse essere un tentativo di non applicare il Ccnl, utilizzeremo tutti gli strumenti a disposizione per impedirlo". Vittorio Granillo, del coordinamento nazionale dello Slai Cobas, invece, parla di "moderno fascismo imprenditoriale", e sostiene che la nuova operazione della Fiat "non ha tenuta giuridica, se si volesse applicare l'accordo senza modificare le leggi". Per Felice Mercogliano, segretario regionale campano Fismic "un'eventuale disdetta del Ccnl, è un'esigenza per attuare l'accordo di Pomigliano". Il sindacalista invita la Cgil e la Fiom a fare un passo indietro e sottoscrivere l'accordo "in modo che la Fiat non avrà più bisogno di uscire da Confindustria né da Federmeccanica, né di effettuare altri passaggi per rendere l'accordo inattaccabile". Un passo indietro lo chiede anche Giuseppe Terracciano, segretario Fim-Cisl di Napoli: "Chiediamo alla Fiom di ripensarci e alla Fiat di fermarsi qui. L'accordo diventa esigibile, e i comportamenti difformi sanzionabili. Non serve cambiare il CCNL". Positivo, invece, il commento di Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm campana: "Questo era l'unico modo per la Fiat di proteggere l'accordo di Pomigliano".

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