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Pomigliano, il fronte del sì tocca solo il 63%, ora tocca alla Fiat

Vince ma non sfonda il sì al referendum svoltosi allo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco. Il 63% ha detto sì all'accordo. Resta da vedere se la Fiat stringerà l'accordo e investirà i 700 milioni o se tornerà sui suoi passi

Al termine dello scrutinio dei voti del referendum svoltosi alla Fiat di Pomigliano d'Arco, così come ci si aspettava, ha vinto il fronte del sì con il 63% delle preferenze. Il ministro Sacconi afferma che adesso il paese è più moderno.

Il sì vince, ma non come aveva chiesto Marchionne: la vittoria schiacciante non c'è stata e ora tocca stare a vedere se la Fiat userà quel 36 % per negare i 700 milioni del progetto “Futura Panda” a Pomigliano, così come fatto intendere dall'Ad del Lingotto o se, effettivamente, l'investimento ci sarà e lo stabilimento Giambattista Vico tornerà a essere produttivo.

 Il ministro Sacconi, intanto, continua ad auspicarsi il rilancio dello stabilimento e la ripresa: “vi sono tutte le condizioni per realizzare il promesso investimento in un contesto di pace sociale”. Tra le speranze di Sacconi e le future scelte della Fiat, ci sono anche i sindacati,  Fim e la Uilm in primo luogo, che chiedono alla Fiat di ratificare in tempi brevi l'accordo. La Fiom, invece, continua a ribadire il suo no e rilancia attraverso il segretario della federazione napoletana, Massimo Brancato, "se la Fiat apre una trattativa e si predispone ad una mediazione che rispetti la costituzione, le leggi dello stato e il contratto, ci sediamo a un tavolo e siamo disponibili a fare un negoziato".

E a chiedere di riaprire le trattative arriva anche la vice segretaria nazionale della Cgil, Susanna Camusso: "la partecipazione al voto era prevedibile come la prevalenza del sì - spiega la sindacalista - Chiediamo a Fiat di avviare l'investimento e la produzione della nuova Panda a Pomigliano e di riaprire la trattativa per una trattativa condivisa da tutti". E se il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, subito dopo l'esito del voto sottolinea che in questo referendum "ha vinto il lavoro e il buon senso", il segretario della Uil Campania, Giovanni Sgambati mette in evidenza come "una percentuale così elevata di partecipazione non si era mai registrata in un referendum sulla flessibilità nel settore metalmeccanico". Resta da capire chi tutelerà i diritti degli operai.

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