De Magistris: "Focolai fuori controllo stanno provocando un incendio"

Il Sindaco di Napoli sull'emergenza Coronavirus

De Magistris (foto Ansa)

"Preoccupato? Certo che lo sono. E' come se questa serie di focolai fuori controllo stessero provocando un incendio". Lo ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, intervenuto stamattina a Radio Capital, commentando la situazione dell'epidemia da coronavirus in Campania.

"Dopo l'estate, con il liberi tutti - ha spiegato il primo cittadino partenopeo - il virus si è diffuso in maniera più uniforme sul territorio nazionale e ovviamente le regioni più popolate come la Campania ne stanno risentendo di più. Ma sono preoccupato soprattutto perché in questi 7-8 mesi non ho visto crescere quel sistema di protezione sanitaria territoriale, dai posti letto ai presidi per le ricerche immediate della mappatura epidemiologica all'individuazione dei contatti diretti dei positivi".

"Quello che più sconcerta - ha proseguito de Magistris - è questa situazione fuori controllo. Se devi fare tampone aspetti un certo numero di giorni, l'esito magari non lo vieni a sapere nemmeno dopo 10 giorni, i contatti diretti non sono più mappati. C'è un po' un'autogestione della pandemia fondata sulla coscienza individuale e collettiva, cioè la persona positiva sintomatica che avvisa i suoi contatti stretti. Non ce la si fa più, siccome il personale e le risorse umane sono poche, aumentando i numeri il personale sul campo è un esercito ridotto rispetto all'incendio che c'è. Quando ci sono tanti focolai, se li fermi subito la situazione resta sotto controllo, ma se hai pochi mezzi e risorse umane e i focolai non vengono controllati subito, si incendia tutta la montagna".

"Ora che i numeri dei contagi aumentano e vengono alla luce i numeri della sanità regionale, causati dai governi precedenti e anche da De Luca che ha molto ridotto i presidi di sanità pubblica, c'è la preoccupazione. Con la propaganda politica che furoreggiava con qualche show su Facebook o qualche vignetta si aggirava la pandemia, ma per la pandemia non serve lo sceriffo, serve la sanità pubblica. Con De Luca non c'è uno scontro personale, ma politico. Noi siamo stati, io in particolare, sempre molto critici dall'inizio. Io ho attribuito i meriti dell'eccezionalità di Napoli e della Campania durante il lockdown a marzo e aprile a un grandissima senso di responsabilità dei cittadini e a un grandissimo lavoro di medici e infermieri che con poche strutture hanno fatto miracoli. Ora che i numeri aumentano e vengono alla luce i numeri della sanità regionale: si parla di circa 500 posti di intensiva e subintensiva quando dovrebbero essere almeno 1500".

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"Bisognava utilizzare in maniera diversa il fiume di denaro pubblico: avrei fatto più tamponi, avrei lavorato più sulla medicina di base per arginare i focolai, avrei fatto immediatamente tamponi a chi veniva da fuori e non dopo un mese, non avrei impegnato tutto il mio tempo a fare la campagna elettorale ma ad occuparmi della sanità, avrei insomma fatto altro per creare quella rete di individuazione immediata dei focolai. E' incredibile che il sindaco di Napoli non sia invitato all'unità di crisi. Io rappresento il 56% della popolazione campana e non sto nell'unità di crisi. Così non posso dare un contributo fattivo, se avessi dati specifici municipalità per municipalità potrei dare una mano, ma non abbiamo dati dettagliati", ha concluso il Sindaco di Napoli. 

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