Mercoledì, 17 Luglio 2024
L'inchiesta / Torre annunziata

Negano l'assistenza domiciliare a un'ammalata grave per “antipatia”: sospesi due dirigenti dell'Asl

Hanno anche costretto dei medici a redarre dei certificati falsi per svantaggiare la paziente

Questa mattina i carabinieri della Stazione di Torre Annunziata hanno dato esecuzione alla misura cautelare interdittiva della sospensione dall'esercizio delle pubbliche funzioni e dal pubblico servizio per la durata di 12 mesi emessa dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di due dirigenti della ASL Napoli 3 Sud, Distretto n. 56, l'uno Responsabile dell'Unità Operativa Semplice Assistenza Territoriale (UOS) e l'altro Responsabile dell'Unità Operativa (UOR), in quanto gravemente indiziati dei delitti di concussione, falsità ideologica in atto pubblico, abuso d'ufficio e violenza o minaccia per costringere a commettere un reato.

A seguito di una complessa attività investigativa, espletata dai carabinieri, è emerso un quadro a dir poco allarmante circa i comportamenti posti in essere reiteratamente nel tempo, nel 2020 e nel 2021, nell'esercizio delle funzioni pubbliche ricoperte, da parte dei predetti dirigenti dell'ASL ai danni di una paziente, affetta da una gravissima patologia, in particolare portatrice di tracheostomia e digiunostomia per lesioni irreversibili all'esofago. Le indagini espletate hanno consentito di accertare che i due indagati, per mera antipatia nei confronti della paziente e del suo compagno, "rei" di essersi in più occasioni lamentati con gli stessi circa l'omessa consegna dei dispositivi medici loro spettanti, avrebbero dapprima ridotto e successivamente addirittura revocato l'assistenza domiciliare infermieristica alla paziente, facendo leva su certificati medici dal contenuto ideologicamente falso redatti sia dal medico di base della paziente, che dal medico referente dell'ASL, certificati, questi, "estorti" ai predetti medici mediante minaccia di avviare un procedimento disciplinare nei confronti dell'uno e di ostacolare l'attività professionale dell'altro, non fornendogli il personale infermieristico necessario per l'espletamento delle visite mediche.

Dagli accertamenti compiuti è emerso che i due indagati non solo si sarebbero rifiutati arbitrariamente di consegnare alla paziente i dispostivi medici a lei spettanti, ma, a fronte delle rimostranze della donna, avrebbero minacciato di revocarle l'assistenza domiciliare infermieristica. Al fine di concretizzare tale minaccia gli indagati avrebbero dapprima posto in essere indebite pressioni nei confronti del medico in servizio dell'ASL, deputato a certificare la necessità della paziente di ricevere l'assistenza domiciliare, e successivamente, una volta resisi conto che le condotte intimidatorie nei confronti del medico avevano sortito solo un effetto parziale, posto che questi aveva disposto la mera riduzione dei giorni a settimana di assistenza infermieristica nei confronti della paziente, ma si era rifiutato di revocare in toto il servizio, si sarebbero determinati a costringere, mediante minaccia dell'avvio di un procedimento disciplinare, il medico di base della paziente, affinché attestasse falsamente che quest'ultima non necessitava di assistenza.

Ottenuta tale attestazione, gli indagati arbitrariamente e senza previa riunione della Commissione UVI (a cui avrebbe dovuto partecipare anche il medico dell'ASL) avrebbero disposto la revoca del servizio di assistenza infermieristica alla paziente, in tal modo impedendole di ricevere l'assistenza dovuta e conseguentemente eliminando in radice ogni occasione di incontro con la stessa, atteso che la paziente, una volta privata dell'assistenza, non avrebbe più avuto alcun motivo di recarsi all'ASL per richiedere la consegna dei dispositivi medici a lei non più spettanti. Lo spaccato emerso dalle indagini ha evidenziato una mala gestio dei servizi dell'ASL da parte degli indagati, i quali avrebbero violato non solo i doveri inerenti alla loro pubblica funzione, ma soprattutto le regole deontologiche essenziali della medicina, in quanto non si sarebbero fatti scrupolo di negare un servizio sanitario essenziale ad una paziente affetta da gravissime patologie. 

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