Sabato, 23 Ottobre 2021
Cronaca

Processo Sma Campania, dieci imputati patteggiano la pena

Ulteriori richieste sono state depositate nel corso dell'udienza odierna, insieme con i verbali di nuovi interrogatori. I responsi potrebbero arrivare nel corso della prossima udienza che si terrà l'8 ottobre

Dieci imputati hanno patteggiato la pena nell'ambito del processo sulla "Sma Campania", società in house della Regione Campania che si occupa di risanamento ambientale.

Nel corso delle indagini, lo scorso 24 febbraio, gli inquirenti chiesero ed ottennero dal Gip tre arresti in carcere, 15 ai domiciliari e due sospensioni per sei mesi dall'esercizio delle funzioni pubbliche.

Chi ha patteggiato la pena

Il Gup di Napoli Marcello De Chiara, nell'udienza odierna, ha accolto le istanze di patteggiamento presentate dagli avvocati difensori per pene che vanno da un minimo di un anno a un massimo di 4 anni e 10 mesi.

A patteggiare la pena, tra gli altri, un poliziotto che all'epoca dei fatti prestava in servizio presso il commissariato Ponticelli, Vittorio Porcini (un anno e dieci mesi, pena sospesa); l' imprenditore Salvatore Abbate (4 anni e 10 mesi); il direttore dell'impianto di depurazione di Marcianise e coordinatore degli impianti di depurazione di "Sma Campania" Luigi Riccardi (3 anni e 10 mesi); l'amministratore legale della società S.Abba Immobiliare, Rolando Abbate (1 anno e 10 mesi, pena sospesa).

Le prossime tappe del processo

Ulteriori richieste sono state depositate nel corso dell'udienza odierna, insieme con i verbali di nuovi interrogatori. I responsi potrebbero arrivare nel corso della prossima udienza che si terrà l'8 ottobre.
Lo scorso 30 giugno i sostituti procuratori Ivana Fulco e Henry John Woodcock chiesero il rinvio a giudizio per 25 indagati.

L'inchiesta

Duplice il filone seguito dalla procura di Napoli a opera dei sostituti procuratori della Dda Ivana Fulco e John Henry Woodcock sotto il coordinamento dell'allora procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e del procuratore capo Giovanni Melillo. Da una parte la gestione degli appalti affidati dalla Sma per lo smaltimento dei fanghi, dall'altra la gestione del depuratore di Napoli Est. Il quadro che viene fuori dall'inchiesta racconta di un modo di gestire la società regionale in cui più volte si è fatto ricorso ad accordi corruttivi. L'inchiesta ha messo in luce come venisse - secondo gli inquirenti - creata ad hoc una situazione d'emergenza per la gestione dei fanghi provenienti dai depuratori. Emergenza che permetteva di gestire le gare per lo smaltimento dei fanghi attraverso affidamento diretto e bypassando le normale procedure di trasparenza. Affidamenti diretti che davano adito, secondo l'inchiesta, ad accordi corruttivi sistematici come sottolineato dal procuratore Melillo. Un reticolo corruttivo che aveva creato un oligopolio di cui facevano parte alcune società che venivano investite direttamente degli appalti in cambio di dazioni di denaro.

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