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Cronaca

Pietro Ioia a processo: la richiesta contro l'ex garante dei detenuti

La richiesta del Pubblico Ministero

Otto anni e otto mesi di reclusione. Questa la richiesta avanzata dai pubblici ministeri Giuliana Giuliano e Ivana Fulco nei confronti di Pietro Ioia, l’ex garante dei detenuti di Napoli arrestato lo scorso mese di ottobre.

I Carabinieri di Castello di Cisterna, lo scorso 16 ottobre, coordinati dalla Procura di Napoli, hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, a carico di 8 soggetti (destinatari 6 della misura in carcere e 2 di quella agli arresti domiciliari) ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata all’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti e corruzione.

L’attività investigativa, svolta dal giugno 2021 al gennaio 2022, ha consentito di delineare l’esistenza di un’associazione per delinquere, radicata nel capoluogo partenopeo, con l’introduzione illegale di telefoni cellulari e sostanze stupefacenti all’interno della Casa Circondariale di Napoli – Poggioreale. Tra i partecipanti al sodalizio, oltre ad alcuni detenuti dell’istituto penitenziario, figura come detto anche Pietro Ioia, Garante dei diritti delle persone private o limitate nella libertà personale del Comune di Napoli, tuttora in carica.

Droga e cellulari in carcere dietro compenso

Ioia si sarebbe avvalso del suo ruolo, che gli consentiva libero accesso all’interno delle carceri, per introdurre, previo compenso, dispositivi di telefonia mobile e sostanza stupefacente. In particolare, il funzionamento dell’organizzazione criminale prevedeva che la compagna di uno dei promotori, per il tramite del Garante, facesse recapitare ai detenuti, partecipi dell’associazione, apparati di telefonia mobile e sostanza stupefacente di vario genere che, di conseguenza, venivano venduti alle altre persone recluse, creando un vero e proprio commercio illegale.

Ioia, secondo gli inquirenti, avrebbe approfittato dei colloqui mirati a verificare le condizioni in cui versavano i detenuti, per effettuare le consegne che gli erano state richieste. Il denaro veniva poi versato su alcune carte ricaricabili in uso a una donna e poi diviso con gli altri sodali dell’organizzazione. Le indagini hanno evidenziato l’esistenza di un dilagante fenomeno di spaccio di sostanze stupefacenti (hashish e cocaina), del valore economico di diverse migliaia di euro, all’interno dell’istituto penitenziario.

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