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Processo Eternit, l'ex direttore: "Gli scarti di Bagnoli a Pianura"

Al vaglio dei giudici del Tribunale di Torino l'accusa di disastro doloso formulata dai pm subalpini in relazione ai morti e ai danni ambientali provocati dalla lavorazione del minerale

La Procura della Repubblica di Napoli ha avviato accertamenti sulla Eternit di Bagnoli. È quanto è emerso oggi a Torino a margine dell'udienza del maxi processo ai vertici della multinazionale dell'amianto. I pubblici ministeri partenopei, nei giorni scorsi, hanno preso contatto con i loro colleghi del capoluogo piemontese.

A Bagnoli, l'Eternit aveva una delle sue filiali più importanti in Italia: al vaglio dei giudici del Tribunale di Torino l'accusa di disastro doloso formulata dai pm subalpini in relazione ai morti e ai danni ambientali provocati dalla lavorazione del minerale.

Gli scarti di lavorazione dell'Eternit di Bagnoli venivano portati nella discarica di Pianura in un'epoca in cui pare non fossero necessarie autorizzazioni particolari: è uno degli argomenti di cui oggi, a Torino, ha parlato l'ex direttore dello stabilimento, Roberto Petacco, intervenuto come testimone della difesa al processo contro i vertici della multinazionale dell'amianto. Petacco, che fu in carica dal 1979 al 1984, ha precisato che le eccedenze gettate via erano comunque poche rispetto alla quantità di materiale che veniva riutilizzato.

Il processo di Torino riguarda oltre duemila morti provocati - secondo l'accusa - dall'amianto prodotto nelle sedi Eternit di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Petacco ha spiegato che poco prima del suo arrivo la filiale era stata ammodernata con investimenti per dieci miliardi di lire dell'epoca ("oggi sarebbero sette volte tanti") e, oltre ad essere "in perfetta efficienza", aveva degli impianti che, sotto il profilo delle modalità produttive, l'avevano resa una delle migliori, se non la migliore, fra tutte quelle che lui aveva visitato.

L'ex direttore ha detto che a Bagnoli "enormi aspiratori" permettevano di raccogliere le polveri in modo che potessero essere riciclate, "mentre mi risulta che in altri stabilimenti venissero disperse nell'atmosfera". Mentre la maggior parte degli scarti veniva macinato e trasformato in materia prima, le eccedenze ("saltuariamente", ha precisato Petacco) venivano "conferite a una ditta napoletana che si occupava di portarle nella discarica". "Non mi risulta - ha ancora detto l'ex direttore - che ci fosse bisogno di autorizzazioni particolari per i rifiuti in cemento". E sempre Petacco ha rivelato: gli operai della Eternit di Bagnoli, che negli anni Settanta si ammalarono di asbestosi, vennero sostituiti con "figli e nipoti" dopo accordi con i sindacati.

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