Morte Pasquale Apicella, la vedova: "In quella macchina sono morta anche io"

Il poliziotto è morto durante l'inseguimento ad una banda di criminali

"Ti guardo in foto e non posso credere di non poterti toccare più. In quella macchina sono morta anche io, insieme a mio marito". Giuliana Ghidotti, moglie di Pasquale Apicella, poliziotto morto durante un inseguimento a Calata Capodichino nel tentativo di fermare una banda formata da tre bosniaci, che aveva appena rapinato un bancomat, nella notte tra il 26 e il 27 aprile ha visto crollare in un attimo il proprio mondo fatto di amore e di certezze. Lino, agente scelto del commissariato di Secondigliano, non c'è più e lei deve cercare di andare avanti anche per dare forza al figlioletto di sei anni. Lo strazio di dovergli raccontare che il suo papà non c'era più è stato pesantissimo per Giuliana e per i suoi cari: "Lo stringo forte forte e lo guardo piangere, con gli occhi all'ingiù, pieni di tristezza. In questa situazione in cui ci siamo ritrovati lo strazio grande è non poter ridare a quel bambino di sei anni la sua spensieratezza di bambino di sei anni", scrive su Facebook.

"Giustizia per mio marito", è la sua legittima richiesta, affinchè coloro che hanno causato il decesso del marito, scomparso a soli 36 anni, dopo lo speronamento della volante durante l'inseguimento, possano pagare in misura adeguata per il crimine commesso.

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ASSALTO AL BANCOMAT: MUORE POLIZIOTTO

Riesame

Il 21 Maggio ci sarà il riesame e i componenti della banda potranno richiedere i domiciliari. Il cognato di Lino Apicella ha lanciato un appello sui social al riguardo: "Io voglio che la Giustizia faccia il suo dovere. Spero che non possano mai più tornare a casa loro, Lino non è più tornato e non per sua scelta. Lino non ha potuto scegliere, mentre i delinquenti che lo hanno ammazzato invece sì, potevano scegliere. Potevano scegliere di non fare la rapina. Potevano scegliere di non scappare. Potevano scegliere di non speronare auto della Polizia. Potevano scegliere di non imboccare Calata Capodichino contromano a fari spenti a 160 km/h. Potevano scegliere di non impattare l'auto guidata da Lino che stava facendo solo il suo lavoro. Siccome potevano scegliere ed hanno scelto sempre male devono pagare e non tornare mai più a casa loro. Voglio che venga fatta giustizia per Pasquale, per sua moglie, per i suoi figli e per tutta la sua famiglia".

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