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Cronaca Acerra

"Non vendiamo la morte”: protestano gli agricoltori della Terra dei fuochi

Trattori in corteo si sono diretti al municipio di Acerra, dove una delegazione di manifestanti ha incontrato il sindaco: "Abbiamo perso 18 milioni a causa dei media. Pubblicate le analisi o non paghiamo le tasse"

“Noi alimentiamo la vita, non vendiamo la morte”: questo lo slogan degli agricoltori di Acerra, che hanno protestato stamane per la crisi in cui il loro settore sta sprofondando a causa delle recenti polemiche sulla Terra dei fuochi. Sono 18 i milioni di euro di perdite che lamentano per il comparto.
Quarantacinque i trattori che hanno sfilato per le strade di Acerra, una rivolta contro il “killeraggio mediatico” cui ritengono i loro prodotti sono stati sottoposti nell'ultimo periodo. I manifestanti, oltre un centinaio, si sono diretti al Comune della cittadina per chiedere un contro con il sindaco Raffaele Lettieri. Giunti al municipio hanno tenuto un'assemblea nell'aula consiliare alla sua presenza.

Chiediamo chiarezza – hanno spiegato i manifestanti – su tutte le vicende mediatiche, politiche e occulte che stanno distruggendo l'immagine, l'economia ed il nostro territorio. Vogliamo la circoscrizione dei suoli contaminati, la pubblicazione delle analisi”. La minaccia è di non pagare le tasse.
Raffaele Lettieri ha invitato i manifestanti a non “attuare il proposito”. “Siamo indicati come assassini – ha spiegato al sindaco uno degli agricoltori – eppure le analisi cui sottoponiamo i prodotti danno per certa la loro genuinità: le ultime sono state effettuate solo 15 giorni fa, ed i valori sono molto al di sotto dei limiti consentiti per legge. Ma per colpa del terrorismo mediatico cui siamo stati sottoposti, nessuno vuole più i nostri prodotti”.

Solo ad Acerra si producono, in un trimestre, 65 milioni di chilogrammi di patate: “Bastano a soddisfare il fabbisogno di tutta la nazione – ha aggiunto l'agricoltore – e produciamo anche 25 milioni di finocchi, 35 milioni di insalate”.  “Qui produciamo la gran parte dei pomodori San Marzano – continuano i manifestanti – che finiscono sulle tavole di tutto il mondo: anche la famosa pizzeria Sorbillo di Napoli li usa, ed ha le certificazioni della loro genuinità”. “Non chiediamo aiuti economici allo Stato – concludono – rivogliamo solo la possibilità di lavorare per portare avanti le nostre attività”.

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