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Inchiesta Consip: prosciolto il maggiore Scafarto

Era accusato di aver cospirato contro l'ex premier Matteo Renzi. Rinviato a giudizio l'ex ministro Lotti

Secondo il Gup del tribunale di Roma, Clementina Forleo, il maggiore dei carabinieri Gianpaolo Scafarto non ha cospirato contro l'ex premier Matteo Renzi. Per questo motivo è stato prosciolto nell'ambito dell'inchiesta Consip insieme al colonnello Alessandro Sessa. Il giudice capitolino ha, invece, rinviato a giudizio l'ex ministro dello Sport, Luca Lotti, l'ex consigliere economico di palazzo Chigi, Filippo Vannoni, l'ex comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette, il generale Emanuele Saltalamacchia e l'imprenditore Carlo Russo. Per tutti gli indagati la procura romana aveva chiesto il rinvio a giudizio e farà ricorso contro il proscioglimento dei due militari.

Le accuse ai danni di Scafarto 

Le accuse ai danni di Scafarto erano di violazione di segreto d'ufficio, falso in atto pubblico e depistaggio. La violazione del segreto sarebbe stata commessa per aver rivelato al giornalista Marco Lillo che il comandante Del Sette era indagato nell'inchiesta di Napoli, oltre che il contenuto delle dichiarazione di Marroni e Ferrara. L'ipotesi di falso, invece, riguardava l'informativa nella quale attribuiva la frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato” all'imprenditore napoletano Alfredo Romeo. In realtà a pronunciare quella frase fu Italo Bocchino, responsabile delle relazioni esterne dell'imprenditore, ma secondo la procura l'informativa venne manomessa in maniera scientifica dal militare per coinvolgere la famiglia Renzi. Inoltre nell'indagine entrò anche l'ipotesi che alcuni personaggi vicini ai servizi segreti stessero provando a intervenire per far saltare l'inchiesta, ipotesi poi smentita dai fatti successivamente raccolti e omessi dal militare. Infine, l'ipotesi di depistaggio per aver disinstallato dal cellulare del comandante Del Sette l'applicazione Whatsapp non permettendo più che venissero recuperate le conversazioni all'interno del cellulare dell'alto ufficiale.

La motivazione del giudice 

Secondo il Gup, però, il comportamento di Scafarto fu solamente un errore involontario legato a una mancata correzione dell'ultima bozza di informativa. “Se Scafarto avesse comunque voluto ‘inchiodare’ Renzi – scrive il giudice Forleo – avrebbe sicuramente avuto gioco facile nella correzione dell’errore che era stato da altri compiuto e non avrebbe ripetutamente sollecitato tutti i suoi collaboratori a risentire le conversazioni, a chiedere di eventuali incontri tra Tiziano e Romeo e soprattutto a invitare tutti i predetti a una rilettura dell’informativa, evidentemente finalizzata a scongiurare errori”. Scafarto, attualmente assessore a Castellammare di Stabia, ha commentato con soddisfazione la sentenza di proscioglimento.

Il commento del carabiniere 

"La verità viene sempre a galla. E la decisione del giudice, che ha confermato la mia assoluta innocenza, è la risposta migliore a tutte le accuse ingiuste e le calunnie che mi sono piovute addosso da più fronti in questi due anni. Ringrazio la mia famiglia e gli amici che mi sono stati vicini, l’Arma dei Carabinieri che mi è stata accanto e mi ha sostenuto, il sindaco di Castellammare Gaetano Cimmino che mi ha voluto al suo fianco come assessore alla Legalità. Ho sempre svolto il mio lavoro mettendo al primo posto il senso della Giustizia e dello Stato. E continuerò a farlo con lo stesso impegno e, se possibile, con ancora più incisività a tutela della mia città e del mio Paese".

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