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Nello Mormile, con Livia Barbato

Nello Mormile, con Livia Barbato

Contromano in Tangenziale, Mormile non convince i pm: chiesto il rinvio a giudizio

Il dj, interrogato a chiusura indagini, afferma di non ricordare i momenti salienti di quella tragica notte. Emergono intanto sue intercettazioni in carcere: alla madre in visita avrebbe detto "dopo quello che mi è capitato potrei avere anche altre pretendenti"

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di Nello Mormile, il giovane che la scorsa estate percorse contromano la Tangenziale di Napoli, causando lo schianto in cui persero la vita la sua fidanzata ed un uomo alla giuda di un veicolo che procedeva nel senso opposto di marcia.
 Le ipotesi di reato sono omicidio volontario e guida in stato di ebbrezza.

"NON RICORDO" - Venerdì scorso Mormile aveva chiesto di essere interrogato, a chiusura indagini. Ha ripercorso il suo rapporto con Livia Barbato, la fidanzata, la loro ultima serata insieme. Il dj ricorda tutto eccetto da quando ha acceso il motore per riaccompagnare Livia a casa fino alla tragedia. Nessuna volontà omicida a causa della sua amicizia con un'altra ragazza, nessun problema coi genitori di lei, nessuna apparente causa scatenante di un gesto assolutamente folle quale quello compiuto.

LE INTERCETTAZIONI - Gli inquirenti non sono convinti della sua versione. Sono emerse anche intercettazioni ambientali in carcere, sul dj. Parlando con un agente di polizia penitenziaria, parla del futuro: "In fondo - pare dica l'indagato - più del quinto dello stipendio non possono prendermi". A colloquio con la madre si lascia andare anche a una battuta sulla propria vita sentimentale. Quando la mamma mostra sorpresa per la presenza di un'altra donna, lui scherza: "Dopo questo fatto che mi è capitato, potrei avere anche altre pretendenti".

LA DIFESA - I legali del ragazzo sottolineano che sono parole che vanno contestualizzate, e che non dimostrano quello che a loro dire è il profondo scoramento in cui Mormile è incappato dopo la tragedia. "Considerazioni in libertà - si è difeso lui stesso nell'interrogatorio - proprie di un detenuto afflitto per quanto avvenuto alla propria fidanzata e al povero conducente ucciso".

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