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Clan Aprea, 16 arresti. Il boss ordinava omicidi dal carcere

Le accuse per capi e affiliati: associazione per delinquere di stampo camorristico e omicidio. Il boss dietro le sbarre aggiornato dai colloqui familiari

Sono sedici gli arresti scattati tra capi e affiliati del clan Aprea: in manette anche tre donne, le sorelle del boss Vincenzo Aprea che, secondo quanto accertato dalla polizia, avevano ruoli di spicco all'interno dell'organizzazione.

Le accuse: associazione per delinquere di stampo camorristico e omicidio.

L'operazione è partita alle prime ore dell'alba. La Squadra Mobile della Questura di Napoli ha infatti dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di capi e gregari del clan Aprea, impegnati a controllare i traffici illeciti nel quartiere di Barra.

Si apprende intanto che Vincenzo Aprea, il boss, continuava a fare il suo lavoro dal carcere. E proprio dal carcere ordinò un omicidio: quello di Francesco Celeste. Commesso da Vincenzo Capasso, poi ammazzato da Giuseppe Manco, insieme a suo fratello Mariano Capasso. Un duplice omicidio in seguito al quale Manco ha iniziato a collaborare con la giustizia,

Durante i colloqui familiari in carcere e attraverso un linguaggio criptico, il boss riusciva ad essere aggiornato circa l'andamento degli affari e impartiva ordini per la risoluzione dei 'problemi'.

Una lunga storia quella degli Aprea. Su di loro, la Mobile indaga dal 1991. Il clan si è sempre distinto per la ferocia con cui ha condotto le 'guerre' per il dominio nel quartiere, come la strage dell'autobomba agli inizi degli anni '90 al pari della faida con il gruppo Celeste-Guarino che negli ultimi anni ha fatto decine di morti.

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