Arrestato noto imprenditore latitante: alle spalle truffe da 350 milioni

Si nascondeva dallo scorso febbraio in un bunker a Mugnano. Aveva povato (senza riuscire) anche a scalare Olidata. Dovrà scontare 10 anni, un mese e 26 giorni di reclusione

Cinquant'anni, di Afragola, è stato catturato a Mugnano dai carabinieri di Milano. Si nascondeva dallo scorso 21 febbraio quando era scattata per lui la condanna, da scontare, di 10 anni, un mese e 26 giorni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla abusiva attività finanziaria.

Il 50enne avrebbe messo a segno truffe a sei zeri. Già nel 2016 un'indagine della guardia di finanza di Forlì aveva messo nel mirino trentaquattro persone, tra cui lui: ventisei erano state denunciate, sei erano finite ai domiciliari e due in cella (lo stesso 50enne mugnanese, considerato il capo del gruppo) per i reati di abusivismo finanziario, bancarotta fraudolenta, truffa aggravata per fideiussioni false, ricettazione e appropriazione indebita.

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Il 50enne e i suoi soci, secondo l'inchiesta dell'epoca, erano specializzati nell'emettere false fideiussioni - le loro banche di riferimento erano a Londra e Stoccolma - e nell'indirizzarle a dei loro prestanomi che poi a loro volta rigiravano i soldi su altre società create di proposito a Malta e Montecarlo, dove per qualche tempo lui ha vissuto. Il gruppo secondo le fiamme gialle “aggrediva” aziende o loro rami in difficoltà, prendendone tutti i beni mobili e immobili e poi sparendo nel nulla.

Il gruppo provò anche “il colpo grosso”, la scalata alla nota azienda romagnola Olidata. Avrebbero emesso 200 milioni di euro di fideiussioni false a garanzia di soldi che in realtà non c'erano. In quell'occasione in campo, insieme all'imprenditore napoletano, era sceso un altro nome forte della finanza - un suo amico già finito in mezzo al tentativo di scalata di banca Etruria - ma "l'assalto" fallì.

La caccia all'uomo

Le prime ricerche degli uomini della Catturandi si sono inevitabilmente concentrate verso la sua zona d'origine. Il 50enne, ufficialmente residente a Casoria, aveva lasciato casa sua, aveva iniziato a usare soltanto cellulari di prima generazione - molto più complicati da intercettare e localizzare - e aveva annullato i contatti con i familiari più diretti pur senza rinunciare ad alcune uscite.

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La svolta per i carabinieri è arrivata quando hanno identificato il suo "vivandiere", un ragazzo di ventiquattro anni - per ora denunciato - che si occupava di portargli tutto il necessario. Inconsapevolmente è stato proprio lui a guidare i militari nel covo bunker che il 50enne si era creato in un palazzo in costruzione in un'anonima via di Mugnano.

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