L'Oro di Napoli

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Mangiare in un basso nei quartieri di Napoli: l’elenco dei migliori ristovasci

Negli ultimi anni molti “vasci” hanno aperto le cucine a turisti e passanti per offrire un’esperienza unica e indimenticabile, fatta di tradizioni e sapori della cucina popolare. NapoliToday vi consiglia i più caratteristici ristovasci napoletani

La Casa di Ninetta

Sui bassi o vasci napoletani si è scritto molto. Ce ne ha parlato Matilde Serao nel suo “Ventre di Napoli” descrivendoli come “case in cui si cucina in uno stambugio, si mangia nella stanza da letto e si muore nella medesima stanza dove altri dormono e mangiano; case i cui sottoscala, pure abitati da gente umana, rassomigliano agli antichi, ora aboliti, carceri criminali della Vicaria”. Ce li ha descritti Eduardo De Filippo nella sua “Napoli Milionaria”: il grande drammaturgo napoletano trovò proprio nei bassi - location principale delle sue commedie - la sua fonte di ispirazione. Di questi luoghi ne rimase affascinato anche Boccaccio quando nel 1327 fu condotto dal padre a Napoli per seguire un apprendistato bancario. Il poeta e scrittore toscano ne rimase talmente colpito che li descrisse addirittura nel suo Decamerone: “..guardo quelle che siedono presso la porta delle loro case in via Capuana; di ciò gli occhi porgendo grazioso diletto..”. Insomma, al pari della pizza, d’o’ sole e d’o’ mare, il vascio napoletano è considerato un altro simbolo indiscusso della cultura e tradizione partenopea, e come tale va celebrato e decantato, anche se considerato comunemente espressione di degrado urbanistico e sociale. “'O vascio” è un’abitazione composta da una o due stanzette, sita al pian terreno, e ricavata da antichissimi locali destinati a depositi, che in successione si aprono nei numerosi vicoli del Centro Storico di Napoli, ma se ne trovano diversi anche in alcuni paesini della periferia. In poco più di 12 metri quadri solevano viverci famiglie di almeno 8 persone, riducendo, quindi, l’abitazione a una sorta di “dormitorio”. La loro origine risale al Medioevo: in questo periodo i “bassi” erano gruppi di edifici a pian terreno che fungevano da magazzini per il commercio delle merci provenienti dal mare. Successivamente, sotto la dominazione spagnola, assunsero un nuovo volto diffondendosi soprattutto nei quartieri popolari: tra il XVI e il XVII secolo la popolazione della città era in continuo aumento e dato che, per ragioni militari, era vietato costruire all’esterno della cinta urbana, i napoletani iniziarono ad abitare in tutti i luoghi disponibili: locali, esercizi pubblici, botteghe artigianali. Inoltre, dato il sovraffollamento cittadino, non era raro vedere più famiglie abitare insieme dividendo spazi ridotti. Le nuove abitazioni non persero però l’originaria funzione di negozi poiché i cittadini non smisero di esercitare le proprie attività commerciali lì dove abitavano. Si diffuse così il fenomeno di “fare casa ‘e puteca” in un unico ambiente. Nel 1881 si contavano più di 22mila bassi, nel 1931 raggiunsero il numero di 43mila. Durante il Fascismo molti vennero evacuati, ma furono rioccupati durante la guerra. Oggi ne sono circa 40mila, e il numero sembra tristemente destinato a scendere per la riconversione di molti bassi in botteghe, cantine e garage. Tuttavia, da un anno a questa parte, sta prendendo piede un nuovo fenomeno che punta ad esaltare il valore storico e folkloristico di questi luoghi rimasti fermi nel tempo. Molti “vasci” hanno aperto le loro cucine ai turisti, napoletani e passanti, offrendo un’esperienza culinaria davvero unica e indimenticabile. Varcare la soglia di questi luoghi significa farsi catapultare in un’altra dimensione fatta di tradizioni, leggende e sapori della cucina popolare. Al loro interno, gli “ospiti” paganti riscoprono l’importanza di condividere il pasto con chi gli è accanto: gli spazi ristretti, infatti, “obbligano” alla convivialità. Il consumo del pasto in comune, nell’epoca antica, rivestiva un ruolo molto importante: il cibo era l'occasione per consacrare riti sacri e profani, discutere di questioni civili, filosofiche ed artistiche. I ritmi frenetici imposti dalla società moderna di oggi ci hanno fatto dimenticare l’importanza di questo “momento”: il pasto è vissuto in maniera sempre più veloce e individuale. Rivivere la vita vera in un tipico “basso” napoletano è l’occasione per riscoprire l’importanza dell’esperienza culinaria vissuta a 360°. Ecco un elenco dei migliori ristovasci secondo NapoliToday.

'O VASCIO E' NUNZIATINA 

Nascosto in un vicolo parallelo a Via Toledo, 'O Vascio ospita in 40 mq, tavoli, panche, cucina e dj-set, per gli ospiti interessati non solo a riempire la pancia ma anche a vivere un'esperienza di gioco, proverbi e modi di dire “colorati” con il sottofondo delle classiche canzoni napoletane. I pasti, serviti dalla simpaticissima famiglia Zizolfi, vengono consumati su sedie impagliate disposte in semicerchio che arrivano fino a fuori il vicolo. Consigliato per gruppi!

Indirizzo: Vico Lungo del Gelso, 40 

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O Vascio e Nunziatina-2

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