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Martedì, 30 Novembre 2021
Emiliano Dario Esposito

Opinioni

Emiliano Dario Esposito

Giornalista NapoliToday NapoliToday

Alberi che crollano col maltempo, i perché e l'allarme sul futuro: "A Napoli si va verso il disastro"

La nostra intervista all'ambientalista Roberto Braibanti, presidente di Gea-Ets, sulle problematiche del verde cittadino

Il verde pubblico a Napoli è oggettivamente un problema, e non soltanto perché in troppe zone della città assente o poco curato. Si sta rivelando ormai da tempo pericoloso: l'abitudine alla formula "tragedia sfiorata" non deve farci dimenticare che, in un passato recente, alberi crollati hanno fatto vittime. E che, con la precedente amministrazione, scuole e parchi chiusi alla prima allerta meteo non erano una semplice scelta politica ma conseguenza di episodi pericolosi, per evitare i quali c'è ancora concretamente da mettersi al lavoro.
È proprio per comprendere come si è arrivati a questo punto e che cosa si potrebbe e dovrebbe fare adesso, che abbiamo intervistato l'ambientalista Roberto Braibanti, biodiversity manager e presidente di Gea-Ets, da anni in prima linea perché si restituisca dignità e sicurezza al verde di Napoli.

Braibanti, che cosa sta succedendo al verde cittadino?
"La problematica del verde pubblico a Napoli viene da lontano. In Italia gli alberi sono considerati dalla legge come degli abbellimenti, non viene cioè riconosciuta loro la funzione ecosistemica, il fatto che assorbono anidride carbonica e producono ossigeno. Conosciamo tutti le condizioni delle casse del Comune di Napoli, e quando non hai soldi la prima cosa su cui operi dei tagli sono gli abbellimenti. La situazione è complicata perché il servizio agronomico del verde pubblico in città non esiste più. Non ci sono più dirigenti – con l'eccezione di Teresa Bastia, il cui contratto scadrà peraltro a fine anno – e non ci sono più agronomi".

Quindi non c'è nessuno a prendersene cura?
"Al momento in città operano agronomi delle ditte private, aziende che lavorano grazie a bandi vinti al 68% di ribasso, il massimo possibile. Si tratta soprattutto di ditte edili con certificati che permettono loro di agire anche sul verde, frutto di un aggiornamento professionale molto rapido dei loro dipendenti. La domanda che mi porrei da cittadino è: se io dovessi fare un lavoro, e anziché pagarlo 1 euro – com'è giusto – lo pagassi 35 centesimi, che risultato otterrei?".

Che risultato otteniamo?
"Capitozzano, cioè tagliano tutto, e vanno aventi così. Gli alberi, capitozzati, negli anni successivi per sopravvivere iniziano a far spuntare i polloni, cioè i nuovi rami, un po' dappertutto. Perdono quindi la loro forma, diventano dei grandi cespugli più esposti a muffe e funghi, i quali li indeboliscono fino a farli crollare. Insomma: potiamo gli alberi pensando di ridurre il problema delle cadute, invece non facciamo altro che amplificarlo in prospettiva".

Cosa bisognerebbe invece fare?
"Se si volesse fare un buon lavoro, per potar bene un albero e ridurne il peso, ci vorrebbero due o tre ore, perché secondo quelle che sono le regole agronomiche bisognerebbe lasciargli il 70% dei rami e delle foglie. Bisognerebbe togliere solo 30% sì, ma in una maniera tale da rendere l'albero meno vulnerabile al vento, mantenerlo sano, permettergli comunque l'anno dopo una crescita fisiologica sana, che non gli faccia perdere la forma. Però se in tre ore anziché un albero solo bisogna farne dieci, allora si semplifica facendo agli alberi quello che a Napoli si chiama il 'caruso', cioè si tagliano tutti i rami e via. Semplice ma sbagliato.
E poi c'è il problema della manutenzione dei sottoservizi, a monte ad esempio del recente crollo a piazza Cavour".

In quel caso cos'è successo?
"L'albero non è un oggetto, è vivo, va trattato in un certo modo. Guardando le foto di quello crollato a piazza Cavour pochi giorni fa ci si rende chiaramente conto che non aveva più radici. Un albero alto 20 metri con radici di 50 centimetri. E perché non aveva più radici? Perché quando si vanno a fare i lavori per i sottoservizi gli operai trovano le radici, gli sono da ostacolo, e quindi le tagliano per fare prima. Peccato che un albero senza radici diventa un palo, e semplicemente cade".

Toppe peggiori dei buchi e nessuna visione, sembra di capire.
"Si agisce risolvendo il problema nell'immediato, ma non si guarda in prospettiva. Tra l'altro è un modo di fare antieconomico, si finisce anche per spendere tantissimi soldi in più: se l'albero diventa a rischio crollo bisogna abbatterlo e non è certo un'operazione da poco. Ma anche se non cade avrà bisogno di potature ripetute, diventando sempre più ingombrante e fastidioso. Faccio un esempio, i platani di via Luca Giordano. Mi fanno pensare alle opere di Edward mani di forbice. Anche in questo caso le capitozzature faranno in modo che l'anno prossimo all'albero spuntino foglie ovunque, in maniera anomala. Diventerà una massa pesantissima, che in caso di vento avrà un forte effetto vela. Insomma sono state create le condizioni di un crollo, ed è colpa di chi lo ha tagliato e non un problema dell'albero, che sta soltanto reagendo a ciò che gli è stato fatto".

Questa incuria o cattiva gestione riguarda solo gli alberi su strada o anche i parchi?
"Per i parchi la situazione è persino peggiore. Sono totalmente abbandonati. Quello che rende meglio l'idea in questo senso è il Virigiliano. Era verde dal valore architettonico, monumentale, oramai se ne è persa l'immagine. La parte finale di via Manzoni che porta al parco sembra un panorama post bellico, pare abbiano bombardato, è avvilente. Lì all'abbandono si è aggiunta anche una patologia che ha infestato i pini dell'intero Mediterraneo, facendo una strage.
Anche la Villa Comunale all'abbandono ha visto coniugarsi altri problemi. Innanzitutto il problema del passaggio della Linea 6, che ha fatto deviare le falde acquifere e portato gli alberi a poter raccogliere meno acqua. Poi c'è il problema del mare che sale, con l'acqua marina che arriva più facilmente all'interno della terra ferma facendo pescare le radici in acqua salata o salmastra.
La domanda che faccio ai nostri amministratori è: ma si può gestire una città che ha 18mila alberi per strada, e quasi 100mila se comprendiamo anche quelli dei parchi, in questo modo? Una città come Napoli meriterebbe molto di più".

A tal proposito la nuova amministrazione comunale come vi sembra, come interlocutore?
"Un paio di settimane fa l'assessorato ha convocato tutte le associazioni ambientaliste, tra cui la nostra, per conoscerci. Devo dire lo faceva anche l'assessorato di Borriello. Ma il punto non è discutere dei problemi, ma risolverli.
Noi chiediamo innanzitutto un regolamento del verde, e Napoli è l'unica tra le grandi città italiane che non ne ha uno. Non abbiamo un atto pubblico che dà indirizzi su come si pota un albero, come si tratta, chi lo deve fare. Siamo all'anarchia, ogni Municipalità fa a modo suo, il signore che abita al primo piano magari chiama un suo amico e si fa tagliare i rami che gli danno fastidio.
Poi serve un censimento pubblico degli alberi di Napoli. Quanti sono, che essenze sono, quanti anni hanno. Peraltro è obbligatorio, la convenzione di Aarhus obbliga le amministrazioni pubbliche a rendere trasparente tutto ciò che si fa relativamente all'ambiente. Per esempio: si decide di fare una potatura sugli alberi di via Luca Giordano? Allora un mese prima va anticipato ai cittadini cosa verrà fatto e le motivazioni. Tutti in questo modo sapranno già cosa succederà, e qualcuno potrà eventualmente anche contestare una scelta. La convenzione di Aarhus tra l'altro punta a tutelare il valore affettivo del verde urbano: un albero può vivere 200 anni, diventando acquisendo un significato che passa di generazione in generazione.
All'amministrazione abbiamo anche chiesto di potenziare il servizio verde, quindi giardinieri ed agronomi. Bisogna assumere perlomeno 50 giovani, formarli, poi metterli sul territorio con uno staff alle spalle. Però per fare una cosa del genere se partissimo domani ci vorrebbe almeno un anno: bisogna fare il concorso, assumerli, formarli, metterli al lavoro. Nel frattempo che questo avviene proponiamo di fare una convenzione con Orto Botanico o la facoltà di Agraria così che, anche se si appaltano i lavori ai privati, questi vengano fatti mediante la consulenza di agronomi di qualità, persone che sappiano consigliare e fare in modo che le ditte si attengano a determinati protocolli".

Queste le vostre richieste. E che risposte avete ottenuto?
"Nelle intenzioni c'è sicuramente volontà di agire, le risposte sono apprezzabili e convincenti. Però le parole, soprattutto sull'ambiente, spesso non sono legate ai fatti. Vorremmo che venisse approvato subito il regolamento del verde, non costa niente farlo. Il censimento costa un po' di lavoro ma è un qualcosa di strutturale, in una città come Napoli non puoi avere una visione d'insieme se non sai quanti alberi hai, dove li hai e come stanno. Serve per fare un ragionamento di priorità, altrimenti lavori al buio. Oppure come lavori oggi, vai lì con la sega e tagli tutto. Ma questo non è però gestire il verde pubblico, è mettere le basi per un disastro".

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