De Laurentiis: "Il Napoli di Sarri merito anche mio. E su Ancelotti ho sbagliato due volte..."

Le parole del patron azzurro alla vigilia della partita che vedrà la formazione di Gattuso contendere la Coppa Italia alla Juventus del tecnico toscano ex Napoli

Aurelio De Laurentiis

"Sono molto incazzoso, ma dopo cinque minuti via, tutto finito, come se nulla fosse accaduto, e torno a essere dolce e affettuoso. Chi non mi conosce si stranisce. L’incazzatura-lampo mi ha salvato la vita, se così non fosse invece di un solo infarto ne avrei avuti dieci, forse sarei già morto". Si racconta così, a cuore aperto, Aurelio De Laurentiis.

Il Corriere dello Sport-Stadio col suo direttore Ivan Zazzaroni ha intervistato in esclusiva il patron del Napoli, che torna per la prima volta prepotentemente alla ribalta dei media dopo lo stop del calcio dovuto all'emergenza sanitaria.
Zazzaroni pungola subito il presidente del Napoli su Maurizio Sarri, che gli azzurri incontreranno domani in finale di Coppa Italia.

"Nemesi storica", scherza il presidente del Napoli. "Mi fece incazzare con la scusa volgare dei soldi, mi costrinse a cambiare, e aveva ancora due anni di contratto. Ricordo che a febbraio mi invitò a pranzo in Toscana, a due passi da casa sua, organizzò la moglie, parlammo di tante cose ma non accennò a chiusure, a separazioni, mi portò fino al giorno che precedette l’ultima partita creando disturbo e incertezza alla società". De Laurentiis si prende i meriti dei tre anni vissuti intensamente col tecnico toscano: "Anche nel calcio vale la regola del cinema dove per fare un buon film sono necessari un ottimo regista e un ottimo produttore, sono i genitori dell’opera dell’ingegno. Naturale che l’imprenditore dia delle indicazioni e che gli sia riconosciuta una parte del merito nel successo, non solo la colpa nella sconfitta. Chi ha preso Cavani? Il sottoscritto. E Mazzarri? Il sottoscritto. E Benitez? Sempre il sottoscritto. E Higuaìn? E Sarri? Quando lo scelsi tappezzarono la città di striscioni contro di me".

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Nella lista non c'è Ancelotti e il giornalista glielo fa notare. "Carlo mi ricordava mio padre– sono le parole del presidente azzurro – Scelsi la sua serenità, la tranquillità, la sua piacevole vicinanza. Mio padre era un filosofo, un uomo dolcissimo. Come Carlo. Ma prendendo lui, non so se feci la cosa più giusta per il Napoli. Dopo la prima stagione, potendo ricorrere alla clausola rescissoria contenuta nel contratto, avrei dovuto dirgli “Carlo, per me non sei fatto per il tipo di calcio che vogliono a Napoli, conserviamo la grande amicizia, il calcio a Napoli è un’altra cosa. Ti ho fatto conoscere una città che adesso ami spassionatamente e che ti ha sorpreso, meglio finirla qui. E invece sbagliai una seconda volta".

"Sarri mi tradì con la scusa volgare dei soldi"

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