Francesco Di Napoli: “Romulus mi ha insegnato cosa significa fare l’attore”

Intervista al giovane attore napoletano protagonista con Andrea Arcangeli e Marianna Fontana nella serie epica in onda su Sky che racconta le origini della nascita di Roma

Non è azzardato dire che Romulus è il kolossal televisivo che tutti aspettano, soprattutto se al cinema si è rimasti incantati da Il Primo Re, il film di Matteo Rovere che ha rivoluzionato i codici del cinema nostrano. Dal successo del film sull’epopea di Romolo e Remo, Rovere rilancia e alza il tiro creando per Sky Atlantic uno spin off in 10 puntate che narra ciò che è avvenuto prima.

Diretto insieme a Michele Alhaique ed Enrico Maria Artale, per Romulus Rovere punta sulle basi che hanno portato al successo de Il Primo Re: recitazione in protolatino, una ricostruzione scenica meticolosa basata su un’accurata documentazione storica e spettacolari scene action.

Romulus come Il Trono di Spade

Siamo nell'VIII secolo a. C. Roma ancora non è stata fondata. È un universo brutale, primordiale che non abbiamo mai visto nemmeno nei film. È un mondo senza sfarzi, dove la volontà degli dei è determinante.  È un'altra dimensione, talmente lontana e immaginifica, che anche se si parte da dati storici, qualcuno sostiene che potrebbe essere Il Trono di Spade made in Italy, in fondo, anche qui i giochi di potere per salire sul trono di Alba e dei Trenta popoli della Lega Latina scatenano una serie di eventi violenti e sanguinosi.

Per raccontare le origini della nascita di Roma, questa volta, si scelgono le vicende di tre ragazzi che si intrecciano: Yemos, erede al trono costretto a fuggire per sopravvivere, Wiros, uno schiavo solo al mondo e Ilia, vestale e figlia dell’uomo che con un agguato a usurpato il trono a Yemos. A interpretarli sono rispettivamente Andrea Arcangeli, Francesco Di Napoli e Marianna Fontana.

Dalla Napoli di Roberto Saviano all’VIII secolo a.C. di Romulus

Prima di iniziare le riprese che sarebbero durate 8 mesi, i protagonisti di Romulus hanno affrontato due mesi di prove e si sono sottoposti a una dura preparazione fisica. Un’esperienza formativa di altissimo livello, soprattutto per i giovani attori come Francesco Di Napoli, che ha debuttato al cinema de La Paranza dei Bambini di Claudio Giovannesi, tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano, ottenendo il ruolo principale.

19 anni, cresciuto al Rione Traiano di Napoli, Francesco si è subito fatto notare, tanto da non passare inosservato neanche nella moda, infatti, la Louis Vuitton l’ha scelto come testimonial mondiale.

Dopo tre provini, Matteo Rovere non ha avuto dubbi e ha voluto il suo volto pasoliniano per interpretare Wiros. Un’occasione importante per Di Napoli in cui dimostra che la stoffa per continuare a fare l’attore c’è tutta.

L’intervista a Francesco Di Napoli

Che accoglienza hanno avuto le prime due puntate andate in onda venerdì?

Avevo già delle grandi aspettative prima ancora che Romulus andasse in onda. Mi aspettavo che fosse apprezzato, principalmente, da un pubblico più adulto, invece, anche molti miei coetanei hanno visto le puntate iniziali. Per me è un bel traguardo”.

La serie si apre con il tuo personaggio presentandolo insicuro e terrorizzato all’inizio del suo duro viaggio iniziatico per diventare uomo. Wiros è subito è inquadrato anche nelle sue sfaccettature, dando anche indizi sulle evoluzioni che avrà all’interno della storia.

Era fondamentale far arrivare al pubblico chi è Wiros. Lui è un orfano, schiavo di Velia. Immediatamente sappiamo che è tra i più vessati dei ragazzi partiti per i Lupercalia, il rito d’iniziazione che tutti i giovani della città devono compiere. È fragile, ma, al tempo stesso, è caparbio. Grazie anche al rapporto di fratellanza e solidarietà che instaurerà con Yemos, Wiros avrà una crescita eccezionale, riuscendo a trovare il suo posto nel mondo”.

È interessante il parallelismo di crescita e, se vogliamo, anche di consapevolezza che c’è tra te e il tuo personaggio. Quanto ti ha cambiato l'esperienza di Romulus? 

Mi ha cambiato tantissimo! È stato un set ai livelli di quelli americani. Non è facile vedere in Italia una troupe di circa 200 persone con un cast composto da diverse generazioni. Questa serie mi ha insegnato cosa significa fare l’attore; immedesimarsi in un personaggio, caratterizzandolo. Io sono diventato Wiros: ho imparato ad andare a cavallo e tirar di spada. Ho fatto anche una dieta e degli allenamenti per preparare il corpo adeguatamente visto che ci sono molte scene di azione”.

Cosa hai provato quando hai saputo che avevi ottenuto la parte? 

Quando Matteo mi ha detto che avrei interpretato Wiros, non ci credevo. A dirla tutta, non mi aspettavo nemmeno che mi chiamassero per il secondo provino. All’inizio, immaginavo che avrei avuto un ruolo secondario di 30 pose al massimo. Per cui scoprire che sarei stato uno dei protagonisti è stata un’emozione inimmaginabile”.

Più di due mesi di prove prima di andare sul set e 8 mesi di riprese. Un progetto come Romulus lascia un segno soprattutto se fatto da giovanissimi, contribuisce a capire che tipo di attore si vuole diventare.

Io vengo da La Paranza dei Bambini girato a Napoli, città dove sono nato e cresciuto. Il personaggio di Romulus è calato in un contesto storico di più di 3000 anni fa dove si parla una lingua antica sconosciuta a tutti. Questa è stata l’opportunità per dimostrare che posso interpretare altri ruoli. Credo che questo discorso valga per tutti i ragazzi che hanno partecipato alla serie. Per noi è un progetto rivoluzionario e, sicuramente, ha avuto un impatto importantissimo, poi, anche come genere, non siamo abituati a questo tipo di serialità”.

Oggi, vedere una produzione imponente con un cast così ricco sembra qualcosa di lontano. E, in tempi come questi, fa ancora più impressione tanto da renderlo, involontariamente, ancora più unica.

È vero! Prima di tutto, ha un alto budget (sono tre le produzioni che hanno partecipato: Cattleya, Groenlandia e Sky). Probabilmente, in questo periodo sarà difficile vedere altre produzioni così. È stata una grande occasione essere tra i protagonisti di una serie così grande con dei colleghi straordinari. Le risorse che i registi hanno avuto a disposizione hanno permesso di curare tutto nei minimi dettagli, garantendo una ricostruzione perfetta tra costumi, make up ed effetti visivi speciali”.

In 8 mesi sul set tanti saranno gli aneddoti. Ce ne racconti uno? 

Ne sono tanti e, per la maggior parte, sono felici, però, scelgo di raccontarne uno che decisamente lo è meno perché rende bene l’idea di cosa è significato fare Romulus. Stavamo girando una scena di notte, dove io sarei saltato da un carro con un vaso tra le mani. Sono caduto dal carro e il vaso mi è esploso in faccia. Morale: un dente si è rotto e ho avuto 4 punti sul labbro. Anche se ci sono state delle scene di azione complicate, dove, forse, il rischio era anche più alto, ma, quello è stato il momento più pesante”.

Ti immaginavi che fosse così complessa la lavorazione?

Avevo visto Il Primo Re per cui ero abbastanza preparato che fosse molto impegnativo, però, fino a un certo punto avevo calcolato le difficoltà. Premesso che lavorare sulla serialità è cosa totalmente diversa, già i tempi sono molto più dilatati. Tra prove e riprese è stato un lavoro molto lungo e stare 8 mesi quasi quotidianamente sul set tra freddo, pioggia e fango non è stato sempre semplicissimo. Tutti noi attori ci siamo dedicati anima e corpo a Romulus ed è stata un’avventura straordinaria”.

E con il Protolatino? È stata tosta... 

Guarda, sul nostro set c’è stato davvero di tutto: condizioni climatiche di tutte le stagioni; abbiamo girato in boschi in cui c’erano insetti di ogni specie; scene di combattimento cruenti e intense fatte, per la maggior parte, realmente da noi attori per evitare troppi stacchi. Insomma, possiamo dire che non ci siamo fatti mancare nulla. In principio mi spaventava recitare in protolatino, però poi, è diventato un punto di forza perché mi ha spronato, facendomi capire che, con la buona volontà, posso riuscire anche a fare altre cose, confrontandomi anche con varie tipologie di personaggi. Magari, un giorno potrei riuscire anche a recitare in inglese”.

Hai dichiarato di voler lavorare con Martin Scorsese. Mentre tra i registi italiani? 

Paolo Sorrentino!  La sua visione di cinema è geniale. Poi, è un fan sfegatato di Maradona (ndr. Ride)”.

Dopo due esperienze così importanti l’asticella si alza. Quindi q che impostazione sta avendo la tua formazione attoriale? 

Sono soddisfatto per la piega che ha preso la mia formazione, credo che stia andando bene. Ho delle aspirazioni ma, al tempo stesso, ho anche dei timori…”.

Tipo?

La paura di stare fermo come attore e di non avere la possibilità di scegliere. È difficile fare questo mestiere a un alto livello qualitativo. Io sono stato fortunatissimo perché ho iniziato con La Paranza dei Bambini e con Romulus, lavorando con dei registi che mi hanno insegnato moltissimo. Le aspettative su di me potrebbero essere elevate e non vorrei fare passi falsi. Non è sempre facile avere la fortuna di partecipare a film d’autore e a progetti tv di qualità. Spero di non deludere nessuno”.

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