SputtaNapoli, intervista a Maurizio Zaccone: "La città è vittima di una malevole narrazione"

Nel libro viene illustrata la cronaca falsata ed esasperata che troppo spesso caratterizza la rappresentazione di Napoli data dai media e non solo

Un viaggio nella narrazione viziata e stereotipata di Napoli attraverso articoli ed episodi di cronaca degli ultimi tempi raccontati dai media, con uno sguardo alla storia anche meno recente. Maurizio Zaccone in SputtaNapoli (Edizioni Mea) analizza e mette in luce la cronaca falsata ed esasperata che troppo spesso caratterizza la rappresentazione di Napoli data dai media e non solo. Non mancano approfondimenti specifici su secolari luoghi comuni e uno sguardo al passato per comprendere meglio il presente e le ragioni di questa malevole narrazione.

Zaccone, come è nata l'esigenza di scrivere un libro sul tema Sputtanapoli?
"In libreria mi capita spesso di trovare libri su Napoli. In genere però o trattano la storia di Napoli, le bellezze, l'arte e le tradizioni, o ne raccontano gli aspetti più cupi, tetri, bui. Sui giornali invece, in tv e nei media in generale, spesso Napoli è raccontata con approssimazione e superficialità, cavalcando luoghi comuni e stereotipi senza mai penetrarla davvero. Nel libro racconto proprio la Napoli vista dagli altri, e cerco di andare oltre la patina di pregiudizio spesso ricorrente per capire in certe narrazioni quanto effettivamente ci sia di vero e quanto sia invece viziato dal pregiudizio. Messi tutti insieme poi questi episodi ci aiutano anche a comprendere quanto sia ciclica e costante questa malevole narrazione".

Come e quando nasce la narrazione antinapoletana tracciata dai media?
"Per quanto mi limiti ad osservare articoli ed episodi degli ultimi due anni, butto l'occhio anche al passato ed a secolari luoghi comuni. Nella parte finale del libro c'è poi un paragrafo dedicato ad un discorso di Alberto Marghieri, rettore e senatore napoletano, che tenne 140 anni fa e nel quale si domandava le stesse cose che ci domandiamo oggi. Segno che dall'Italia post-unitaria ai giorni nostri c'è sempre stata un'attrazione specifica verso la nostra città, il bisogno endemico di raccontarla o come un paradiso o come un luogo maledetto. La forza di una città non più capitale del suo regno, ricca di aspetti positivi e negativi, ha spesso accecato la visione di chi cercava di comprenderla finendo per fornire spesso più un'idea, una sensazione, che un'analisi vera e propria. E le idee che si sono formate negli anni sono sotto gli occhi di tutti. Ma, sia ben chiaro, denunciare racconti pregiudizievoli, non significa affatto negare le criticità con le quali conviviamo. "E' tutta colpa vostra ve lo meritate".

Cosa reagiscono i napoletani a tale rappresentazione stereotipata e malsana della città?
"Mi dispiace dirlo ma molti napoletani si sono assuefatti a questo linguaggio e arricchiscono il partito del "facciamo schifo". E' faticoso difendersi, specie se l'inganno è sottile; perché si parte spesso da evidenze reali, problemi innegabili, che però trovano il "difetto" narrativo quando attribuiscono esclusivamente alla popolazione, in toto, la responsabilità degli stessi. Senza calarli (i problemi) nei contesti specifici, senza operare distinguo, senza ipotizzare soluzioni e rispolverando imbarazzanti teorie di lombrosiana memoria. "E' tutta colpa vostra" autoassolve chiunque avrebbe la responsabilità di tutelare e difendere la parte sana della città e l'abbandona così a se stessa".

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Come viene percepita oggi Napoli? Nota delle differenze dai tempi del "napoletano coleroso" che ripercorre nel libro?
"Poche, a dire il vero. I turisti, che subiscono un certo tipo di narrazione, in genere cambiano idea quando la visitano, perché preparati davvero al peggio. Molti altri invece, al Nord (ma anche al Sud), trovano conforto nel fatto che, con qualsiasi piaga convivono, tanto a Napoli è sempre peggio. L'idea poi che ci sia un nemico chiaro, che non lavora e ti ruba i soldi, che truffa e campa alle tue spalle (un discorso che da Napoli può essere esteso all'intero Sud) conforta e aiuta chi si sente migliore per "nascita", per comune di residenza. Questo, lo ripeto ancora una volta, non significa affatto minimizzare i grandi problemi che affliggono Napoli né tentare di deresponsabilizzare quella parte di comunità che rema contro. Significa solo pretendere una narrazione onesta, che analizzi con coscienza e obiettività i problemi per ricavarne soluzioni anziché condannare lei e la parte sana che la popola all'isolamento".

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