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Luca Abete con Papa Francesco

Luca Abete con Papa Francesco

Luca Abete e l'incontro con il Papa: "Una giornata memorabile" | L'INTERVISTA

L'inviato di Striscia la Notizia racconta a NapoliToday le emozioni vissute sabato scorso in Vaticano, dall'incontro con Papa Francesco al discorso ai 7000 ragazzi del Servizio Civile Nazionale

Quella di sabato è stata sicuramente una giornata speciale per Luca Abete. L'inviato di Striscia la Notizia ha partecipato presso l'Aula Nervi in Vaticano ad un incontro con il Papa e 7000 giovani del Servizio Civile Nazionale. A loro Abete ha raccontato della sua esperienza come volontario del Servizio Civile nel 2001.

Ai microfoni di NapoliToday, Luca Abete è tornato su quella giornata e sulle emozioni suscitate dall'incontro con il Santo Padre.

Luca innanzitutto raccontaci le tue sensazioni su una giornata che ricorderai per sempre...

"Ci sono tanti motivi per essere contenti. Ancora una volta una mia attività nata per gioco ha preso piede ed è arrivata lì dove non immaginavo potesse arrivare. Ho iniziato a lavorare facendo spettacoli per bambini in una piccola tv avellinese e sono arrivato a Striscia la Notizia. Poi ho cominciato ad incontrare i giovani e gli studenti e sabato mi sono ritrovato in Vaticano a parlare davanti a 7000 ragazzi provenienti ,da tutta Italia, di coraggio, di come sconfiggere la paure e di sogni. Quindi la cosa più bella è proprio questa, che la vita se tu le dai fiducia e tempo, se tu ce la metti tutta e provi a fare le cose bene, coltivando i tuoi sogni, alla fine finisci per ricevere dei premi che tu neanche immaginavi".

Che emozione hai provato durante l'incontro con Papa Francesco?

"L’incontro con il Papa è stato un momento sicuramente memorabile. Sono quelle foto che probabilmente da vecchio riguarderai nell’album dei ricordi più importanti della tua vita. E’ stato bello incontrarlo e parlare con lui. E’ stato molto gentile, mi è venuto vicino, mi ha stretto la mano e a me è venuto di dargli del tu. Gli ho raccontato di quello che facciamo a Striscia, di quanto è bello provare a fare qualcosa di utile ed una televisione a servizio dei cittadini, provando a dare voce a chi non ce l’ha. Gli ho raccontato anche di quante volte fare questo è rischioso e quante sono le preoccupazioni che si nascondono prima, dopo e durante i servizi che facciamo. Gli ho detto che noi ce la mettiamo tutta per sconfiggere i problemi ambientali, i truffatori, le ingiustizie, provando a fare emergere la legalità in una terra bellissima come la Campania. Proprio in base ai rischi che corriamo, ho chiesto al Papa una benedizione per tutti quanti noi, per chi mi affianca, per i ragazzi del mio staff, per chi mi affianca nella vita di tutti i giorni e per chi fa il mio lavoro, come i colleghi. Poi ho avuto la faccia tosta di chiedergli un selfie e lui mi ha risposto: “Ah, ti piace fare le foto come i ragazzini?". Anche lui mi è sembrato colpito da questo incontro per la sfacciataggine dell’interlocutore, visto che l’ho trattato come uno dei nostri, un grande amico ed un punto di riferimento per tutti noi”.

Il selfie con il Papa, a questo punto, diventa il più importante di sempre del tuo progetto “One photo one day”?

“Questo mio progetto, che va avanti da più di sei anni, e con il quale, attraverso selfie quotidiani, racconto la mia vita, affronta molte sfere. C’è quella privata e quella pubblica. Sicuramente nella categoria ‘selfie con personaggi pubblici’, questo qui è il più importante di tutti ed è memorabile. Poi ci sono quelli della sfera privata, con i miei familiari e con le persone che mi affiancano tutti i giorni, che sono comunque molto importanti”.

In questo incontro a Città del Vaticano hai raccontato ai ragazzi la tua esperienza nel Servizio Civile. Cosa ti porti dentro di quel periodo?

“Il Servizio Civile, come tutte le esperienze che uno fa, può essere vissuta in maniera attiva o in maniera passiva. Noi dobbiamo guardare in faccia la realtà e renderci conto che la vita è un continuo proporsi di opportunità. Molto spesso non le vediamo perché siamo distratti. Quando mi sono trovato in questa associazione, la sede Uisp di Avellino, non si faceva tanto, ma io ho cercato di capire come mettermi alla prova in quella nuova dimensione nella quale ero entrato. Io ai ragazzi ho spiegato che dando sempre il massimo e mettendosi alla prova continuamente, senza paura di fallire, si può trarre il massimo dalle opportunità che abbiamo intorno a noi, indipendentemente da quello che è il nostro obiettivo. La vita alla fine ti premia. Quando ho iniziato ad incontrare gli studenti in giro per l’Italia con il mio tour motivazionale, non avrei mai immaginato di girare tutte le università italiane, di ricevere una cattedra ad honorem a Parma e di arrivare un giorno a parlare nella Sala Nervi di Città del Vaticano davanti a 7000 ragazzi in un incontro con il Papa. La vita è democratica e non è infame come molti vogliono farci credere. Bravi non si nasce, si diventa. Se lo sono diventato io in qualcosa, lo può diventare chiunque. Non bisogna inventare scuse. Ai ragazzi ho detto che il loro peggior nemico si chiama alibi”.

Nelle scorse settimane hai incontrato gli alunni di una scuola media di San Gregorio Magno e discusso con loro di legalità e dell'importanza della denuncia come strumento di giustizia. Nel corso di questo incontro i ragazzi hanno guardato anche dei tuoi servizi sulla Terra dei Fuochi. Come hanno reagito davanti a quelle immagini?

“Questo appuntamento rientrava in un tour che porto avanti nelle scuole elementari e medie, perché ho molto a cuore il mondo dell’infanzia. Penso che le generazioni nostre e quelle precedenti, hanno creato tante cose belle, ma anche un bel po’ di disastri, che poi ricadono e ricadranno sulle vite di questi bambini, che domani saranno costretti a pagarne le conseguenze. Cerco di portare avanti questa battaglia per far capire ai ragazzi una cosa importantissima: alla base della nostra fortuna o sfortuna, c’è soltanto il ruolo che ognuno di noi può avere. Molto spesso ci si scrolla un po’ delle responsabilità. Ai ragazzi, invece, ho detto che loro hanno un grandissimo strumento: gli occhi. Ho spiegato loro che un fenomeno come la Terra dei Fuochi è nato perché tanti adulti vedevano colonne di fumo, percepivano un’aria irrespirabile, vedevano cose orribili e non hanno fatto nulla per cambiare questa situazione, perché era stato sempre così e pensavano: ‘siccome nessuno si lamenta, perché devo farlo io’. Gli occhi, ho spiegato ai ragazzi, devono servire per giudicare le cose. Ciò che è sempre stato così, non è detto che sia giusto e legale. Nel corso di questo incontro, organizzato peraltro da un magistrato come il dott. Sante Lamonaca, ci siamo confrontati proprio su questo aspetto. Quando una cosa non ci piace, dobbiamo avere la forza di dire no. E forse i bambini possono essere la nostra salvezza, andando dai genitori e dicendo: ‘questa cosa non è giusta’. Noi a Napoli affrontiamo delle battaglie incredibili proprio sulle tematiche legate alla tutela dei bambini. Abbiamo fatto servizi all'esterno delle scuole sui bambini che venivano portati in scooter dai genitori senza casco, o sugli scuolabus imbottiti di bambini, o sui giocattoli non a norma, che siccome costavano poco venivano comprati, ma erano tossici e pericolosi. Noi ci chiediamo: come mai un genitore, che dovrebbe voler bene al proprio figlio, non riesce a tutelarlo da un rischio? E la risposta forse è che il genitore non ha gli occhi giusti per vedere questo rischio”.

Per quanto riguarda, invece, il tuo tour motivazionale in giro per le università, #Noncifermanessuno, tutto è ormai pronto per la terza stagione...

“Con l’inizio del nuovo anno partiremo con il tour. Nel frattempo abbiamo un grande appuntamento a metà dicembre con la consegna dei ben 16000 pacchi di pasta raccolti con Banco Alimentare da destinare alle persone bisognose. Il tour girerà l’Italia come sempre, arriverà in tutte le università e non mancherà una tappa a Napoli, dove Noncifermanessuno deve per forza esserci, perché è proprio la città dove s’incarna maggiormente il nostro urlo, essendoci tanta gente meravigliosa e combatte e fa un lavoro che da altre parti è quasi normale, mentre dalle nostre diventa straordinario. Penso ad esempio agli operatori nel campo sanitario: in un ospedale del Nord, dove tutto funziona al 100%, fanno un lavoro giusto, mentre dalle nostre parti sono costretti a superare mille difficoltà, carenze numeriche di personale e tanto altro. Quindi Noncifermanessuno diventa la reincarnazione di un messaggio che a Napoli trova davvero la sua espressione massima, soprattutto in tanti giovani che hanno voglia di affermarsi, di portare avanti i propri sogni e magari saranno costretti ad andare via per trovare una soluzione. A me piange il cuore vedere una terra meravigliosa come la nostra, che offre veramente di tutto per vivere solo ed esclusivamente di turismo, che non riesce esprimere al massimo il suo potenziale e a metter su un economia utile per far rimanere qui tanti nostri concittadini. Noncifermanessuno, quindi, tornerà più o meno con le stesse caratteristiche, con qualche novità che per il momento non anticipiamo, e sarà ancora una volta un fantastico viaggio nei sogni, nelle speranze e nelle paure dei ragazzi che magari in quel confronto in aula che faremo, troveranno un minimo di energia in più".

Abbiamo visto sui social alcune tue foto con Juliana Moreira ed il Gabibbo. C'è una sorpresa natalizia che bolle in pentola con la famiglia di Striscia la Notizia?

“Possiamo anche svelare questa sorpresa: ci sarà una puntata natalizia con Juliana Moreira ed il Gabibbo, alle prese con l’allestimento di un albero di Natale particolarmente originale! Sarà anche questa qui un’occasione per stare insieme ed è la dimostrazione, anche in questo caso, di quanto spazio mi conceda Antonio Ricci, che crede molto nel lavoro che sto portando avanti non solo in tv, ma anche fuori, affiancandomi nelle mie battaglie per la legalità. Questo qui sarà un ‘cammeo’, come si dice in gergo, con il programma gemello di Striscia la Notizia, Paperissima, per stare insieme e ritrovarsi proprio il 25 dicembre con questo appuntamento”.

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