Lorenzo Marone presenta “Tutto sarà perfetto”: ovvero il coraggio di lasciare la propria isola

L'autore napoletano ha presentato il suo nuovo romanzo alla libreria Libertà di Torre Annunziata

Trovare la forza di essere imperfetti e di lasciare la propria isola, prendendosi il rischio di vedere cosa c'è una volta attraversato il mare che si ha davanti. È questo uno dei tanti temi del nuovo romanzo di Lorenzo Marone, “Tutto sarà perfetto”, presentato alla libreria “Libertà” di Torre Annunziata. L'autore napoletano ha incontrato il pubblico torrese per parlare del suo ultimo lavoro in un incontro fatto di letture, musica e suoi racconti intimi.

L'incontro 

L'evento è stato presentato da Andrea Palmieri e Francesco Alessandrella che hanno fatto compagnia all'autore stimolandone le riflessioni. Aneddoti intervallati da brani del romanzo, edito da Feltrinelli, letti da Roberta Di Domenico De Caro. Una serie di racconti che Marone ha usato per introdurre il proprio libro e spiegare da dove è venuto. A cominciare da quel fine settimana a Procida a casa di amici che l'ha convinto a “lasciare” la sua Napoli e ambientare il romanzo sull'isola. Un luogo dell'anima e un topos letterario allo stesso tempo con il quale ha dato fondo alla sua creatività e capacità di descrivere un nuovo scenario.

Le parole dell'autore 

«Sono stato a Procida qualche anno da piccolo in vacanza. Poi, tre anni fa, trascorsi un fine settimana a Ciraccio e l'isola mi folgorò. Sentivo l'esigenza di allontanarmi da Napoli, quello che avevo da dire su di lei l'avevo letto. Uno dei libri che mi ha formato è “L'isola di Arturo” e poi è divertente raccontare con un'ambientazione diversa. Procida è un'isola piena di fascino e di contraddizioni». Con la sua ironia e il suo modo di raccontare leggero, Marone affronta anche in questo romanzo temi a lui molto cari e dimostra la sua “vicinanza” ai personaggi più sensibili da lui creati.

«Credo che questo libro sia il mio lavoro più ironico. Tratto il tema della morte e volevo fare un libro ironico che virasse sul riflessivo. Cerco di parlare di vita vissuta attraverso lo strumento della commedia. Io sono cresciuto con la commedia, dove si piange e si ride. E poi credo che l'ironia ci dia la possibilità di parare le mazzate». Senza svelare troppo racconta però qual è il significato ultimo del suo lavoro. «Dare valore al nostro tempo e un significato al nostro piccolo passaggio terreno. Il mio è un invito a trovare il coraggio di lasciare il porto e a non tenere tutto sotto controllo».

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