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Foto di Chiara Di Martino

Foto di Chiara Di Martino

Galleria della Vittoria, l’opera urbana più imponente d’Europa

Il tunnel aperto al traffico nel 1929 è lungo 609 metri, largo 36 e alto 22: collega via Acton e via Chiatamone

Fu aperta al traffico della città di Napoli nel 1929 e per luce, dimensioni e soluzione tecnologica divenne l’opera urbana del Regime Fascista più imponente d’Europa. Lunga 609 metri, larga 36 e alta 22, la Galleria della Vittoria è un importante snodo che collega via Acton, all’altezza del Molo Siglio, con l’incrocio tra via Chiatamone, via Morelli e via Arcoleo. Per realizzarla, il Comune di Napoli istituì un bando di gara pubblico vinto, inizialmente, dall’ingegner Monticelli (su 36 proposte presentate), che però aveva progettato un tunnel con partenza in via Serapide e questo comportava che per raggiungerlo si sarebbe dovuto scavalcare il Piliero, i Giardini della Litoranea ed il palazzo della Marina Militare.

Fu perciò un altro ingegnere, Michele Guadagno, a curare le modifiche al progetto e i relativi lavori. Per la sua realizzazione furono abbattuti l’Arsenale Borbonico, le rampe di collegamento a piazza del Plebiscito costruite da Picchiati nel Seicento e il cosiddetto Bastione Spagnolo, che si trovava proprio a ridosso della Torre Beverello del Maschio Angioino. Il muro di sostegno all’ingresso su Via Acton e l’intero fronte orientale fu fatto edificare su progetto di Giuseppe Madonna, mentre il fronte occidentale della Galleria fu realizzato da Roberto Pane (autore della nuova facciata del Palazzo Banco di Napoli in via Toledo), vincitore di un nuovo bando, il cui Progetto prevedeva un’ampia esedra nella parte superiore della facciata esterna: i lavori terminarono nel 1933.

Il completamento di questa uscita fu particolarmente difficile a causa della pendenza del monte e dello scarico dei pesi degli edifici già costruiti su Pizzofalcone. Il Rione Galleria della Vittoria – i due palazzi che costeggiano l’ingresso su via Chiatamone - fu progettato e realizzato contestualmente, tra il 1931 e il 1934, dall’Istituto Case Popolari e armonizzato con il progetto di Pane. Una volta entrata in funzione la galleria, il traffico cittadino ne trasse immediato beneficio: malgrado la bonifica del Borgo a Santa Lucia al Mare, l’apertura di Via Serapide e Via Orsini, la rettifica di Via Cesario Console ed il raddoppio di Via Chiatamone con l’apertura di Via Partenope, fino al 1909 l’area era ancora molto congestionata. In quegli anni si iniziò a riconsiderare un vecchio progetto di Enrico Alvino che prevedeva una galleria sotterranea che attraversasse la Via Pace, Via Domenico Morelli e sbucasse al di là di piazza del Plebiscito passando sotto San Francesco di Paola, ma non se ne fece nulla.

Il nome della Galleria è dovuto con grande probabilità a un nuovo omaggio – dopo quello della Chiesa di Santa Maria della Vittoria, risalente alla seconda metà del Cinquecento, e quello della celebre piazza su cui si affaccia – alla battaglia di Lepanto del 1571 che sancì la sconfitta dell’Impero ottomano ad opera della Lega Santa.

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