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De Gregorio: "I sogni non ci portano da nessuna parte". L'intervista

Il capolista del Pd: "Vorrei rendere il manto stradale di Napoli diverso da quello di Kabul e risolvere il problema dei rifiuti. Viviamo in uno stato di depressione psicologica totale"

"Il centrosinistra ha toccato il fondo, adesso dobbiamo necessariamente risalire”. Ha le idee chiare Umberto De Gregorio, il capolista scelto dal Partito Democratico per provare ad inserire elementi di novità in politica. Specialmente dopo le primarie di gennaio che avrebbero dovuto decretare il candidato sindaco del PD, ma che invece hanno provocato polemiche, delusione e divisione nel centrosinistra. Poi la scelta di puntare sul prefetto Mario Morcone. “Sarebbe un ottimo Sindaco”, dice De Gregorio’. Il maggior partito di centrosinistra ha scelto  quindi un capolista proveniente dalla cosiddetta ‘società civile’. Dottore commercialista 53enne con la passione della scrittura. Collaboratore prima del ‘Corriere del Mezzogiorno’,  poi dal 2004 passa a ‘La Repubblica Napoli’. E nei suoi articoli e commenti economici, sociali e politici, non ha mai lesinato critiche al Partito Democratico. NapoliToday  ha deciso di intervistarlo, per conoscerlo meglio e capire le idee che intende portare, qualora dovesse essere eletto, nel prossimo consiglio comunale.

Dottor. De Gregorio, come nasce la sua candidatura da capolista per il Partito Democratico?

Proprio da questo percorso. In verità ho avuto un atteggiamento abbastanza critico nei confronti del Partito democratico in questi ultimi anni, nell’ultima fase dell’era bassoliniana, e anche nei confronti delle amministrazioni che il PD appoggiava sul territorio. Probabilmente quest’insieme di cose, in un momento di difficoltà del partito dopo le primarie, con l’esito deludente che hanno avuto, ha determinato una scelta che vuole essere un segnale. Queste critiche costruttive, mai distruttive, probabilmente in parte erano fondate. Bisognava rinnovarsi, di qui la decisione di mettere un volto nuovo. Non sono un politico di professione.

Capitolo primarie: lei ha sostenuto la candidatura di Umberto Ranieri alle consultazioni di gennaio. L’esito: 44mila persone sono andate a votare, il risultato non è stato ratificato, a ciò sono seguite le polemiche. Quali sono le sue considerazioni a riguardo?

Penso che al di là dell’esito tecnico, che ha determinato cioè un sostanziale ‘non-risultato’, e quindi ha imposto poi una scelta da Roma, quella di Morcone, si tratta di un esito molto negativo dal punto dell’impatto, demotivante, che tutto ciò ha determinato nei militanti del PD. Si poteva gestire la cosa in maniera diversa. Probabilmente si sarebbe dovuto andare avanti nell’esaminare i ricorsi. Nel modo in cui è stata gestita la vicenda non è stata un’avventura positiva, per un partito che già era in difficoltà e dopo le primarie si è trovato ancor di più in difficoltà.

Una scelta ‘coraggiosa’, da uomo della società civile, decidersi di candidarsi come capolista in un partito in crisi. Non trova?

Sì, certamente una scelta coraggiosa maturata tra l’altro in pochissimi giorni. Ho dovuto riconvertire la mia vita famigliare e professionale per questa nuova avventura. Io però ho una passione  da quando avevo 16 anni. Ci sono dei momenti nella vita in cui è opportuno che uno faccia qualcosa che non è comodo né utile a se stessi. Chiaramente  è anche gratificante essere inseriti come capolista del maggior partito del centrosinistra. È un sacrificio, ma lo faccio volentieri perché ci credo. Il centrosinistra ha vissuto un momento molto difficile e ha toccato il fondo, ma credo anche che adesso inizia un percorso di risalita, proprio dopo la vicenda ‘drammatica’ delle primarie a Napoli. Ora dobbiamo assolutamente risalire. Ed anche il nostro avversario politico ci sta dando qualche assist, non e’ che siano messi molto meglio,da vari punti di vista. Per questo ho pensato che fosse giunto il momento di ‘buttarsi nella mischia’, se il mio volto può essere positivo per le sorti del Partito Democratico. Lo faccio con convinzione, è una candidatura libera, nessuno mi ha chiesto niente. Mi sento un uomo libero e credo di poter dare un contributo per un percorso di rinnovamento nel partito, ed anche di unificazione. Le divisioni interne bisogna un po’ accantonarle, altrimenti non si va da nessuna parte.

Divisioni interne al PD che vertono sostanzialmente sull’operato di Antonio Bassolino. A suo avviso come superare queste divisioni?

Nei fatti le abbiamo superate queste divisioni. Negli ultimi anni il Partito democratico si è bruciato in varie occasioni proprio su questa lotta tra ‘bassoliniani’ e ‘anti-bassoliniani’, e sul concetto di ‘discontinuità’. Oggi questo bivio lo abbiamo nei fatti storicamente già superato, e quindi ritengo che continuare ad accanirsi in questa discussione sia veramente superfluo. Voglio dire: l’era di Bassolino è finita. Antonio Bassolino ha avuto come tutte le personalità politiche luci ed ombre, le prime nei primi anni, le seconde negli ultimi anni della sua vita politica. È comunque un personaggio che fa parte della nostra storia politica, non è che si possa rinnegare il proprio passato. Ma di fatto oggi siamo già nell’era ‘post-bassoliniana’, io non penso che dobbiamo più porci questo problema. Bassolino continua a svolgere un ruolo nel partito, e con lui gli uomini che gli sono stati vicini. Ma il PD va avanti, non è fermo a Bassolino.

Passiamo ai programmi. Quali sono le sue proposte?

Ho indicato dieci punti. Il primo di questi è anche un po’ scherzoso: rendere il manto stradale di Napoli diverso da quello di Kabul. Perché si tratta di una vera e propria emergenza, c’e`bisogno di interventi rapidi. Secondo punto: risolvere il problema dei rifiuti, ma chiaramente non possono risolverlo da soli i consiglieri comunali. Il Comune deve incrementare la raccolta differenziata al 50% nei primi 100 giorni. I rifiuti in strada in questi giorni però non sono responsabilità della Jervolino, ma di altri soggetti istituzionali. Il Comune ha invece responsabilità per quanto riguarda la raccolta differenziata, che è ancora bassa. Un altro punto riguarda un meccanismo incentivante per i commercianti, rispetto alla gestione degli spazi pubblici. Ad esempio le aiuole. Dare in affidamento le aiuole ai commercianti, facendo in modo che le gestiscano come loro spazio concedendo in cambio qualche sgravio fiscale in termini di ICI e Tarsu. Si potrebbe poi estendere a macchia di leopardo in città e determinerebbe un nuovo rapporto pubblico-privato. Il problema di Napoli è che viviamo in uno stato di depressione psicologica totale, non solo l’economia e’ depressa, ma siamo anche noi uomini depressi. Non crediamo più nella nostra città pensiamo che gli interessi generali e gli interessi personali camminino su due binari separati. Ma ovviamente non e’ così. Bisognerebbe creare qualche meccanismo che ridia fiducia alle persone. Se dovessi entrare in Consiglio comunale mi batterei in maniera forte su questo.

Che tipo di campagna elettorale sta facendo?

Due tipi di campagna.  Da un lato la mia personale campagna elettorale: io svolgo la professione di commercialista da 25 anni, lavoro con diverse aziende, ho molti contatti. Parallelamente svolgo l’attività pubblicistica da molti anni e questa mi ha dato un po’di conoscenze e di visibilità e quindi cerco di ottenere un discreto risultato in termini di voto d’opinione. E devo dire che ho segnali incoraggianti da questo punto di vista, ci sono tante persone che mi chiamano, anche dalla destra e che mi dicono: ‘Sono contento che tu ti sia candidato,ti voglio appoggiare nonostante le mie idee siano di destra’ . Ma so perfettamente che tutto ciò non è sufficiente. Credo che però anche il partito stia facendo qualche investimento in tal senso. La mia candidatura come capolista ha un significato politico. Se io non dovessi avere un risultato positivo, non sarebbe solo una mia sconfitta personale, ma anche di chi ha puntato sulla mia candidatura da capolista. Quindi credo che ci sia anche qualcuno nel partito che stia lavorando affinché io abbia successo, in maniera ovviamente trasparente. E ho dei segnali positivi anche da questo punto di vista.

Quali i suoi slogan di questa campagna elettorale?

Sono due: ‘Per una città unica ma anche vivibile’, perché la città e’particolarissima, con cose uniche al mondo, ma non può essere unica perché invivibile. Deve essere unica per altri motivi, ma deve essere vivibile. Il secondo slogan e’: ‘Per una politica dove i voti sono volti ma non numeri’noi dobbiamo stabilire un rapporto diverso con gli elettori. Un rapporto in cui il voto si conquista per la stima, per convinzione. Che il voto abbia un fondamento e non si riduca ad un rapporto di scambio numerico appunto.

Il centrosinistra però, a queste elezioni si presenta diviso. Mario Morcone è sostenuto da PD e Sel, ma dovrà fare i conti con de Magistris. Non pensa che questa frammentazione possa avvantaggiare Gianni Lettieri?

Non penso che possa vincere Lettieri al primo turno. Noi dobbiamo augurarci che al ballottaggio arrivi Morcone e non de Magistris, se al secondo turno arrivasse l’ex pm infatti, potrà ottenere soltanto i voti del PD e delle liste collegate a Morcone, ma non riuscirà mai ad ottenere i consensi del Terzo Polo, per incompatibilità politica; per cui de Magistris più Morcone potrà arrivare ad un 45% massimo, ma e’ destinato a perdere. Quindi coloro che votano de Magistris sappiano che stanno avallando la vittoria di Lettieri, matematicamente. Se invece al ballottaggio arrivasse Morcone i giochi sarebbero più aperti. A quel 45% molto probabilmente potrebbero aggiungersi  i voti di Pasquino, che e’ un candidato molto simile a Morcone, da un punto di vista di caratteristiche sia umane che politiche. Sono assolutamente ottimista, non credo affatto che la vittoria di Lettieri sia scontata.

Che idea ha di Mario Morcone?

Una persona molto seria, che ha competenze tecniche, professionali, che sa come si gestisce un comune in difficoltà, perché e’ stato commissario del comune di Roma, e Napoli è un comune in grandissima difficoltà finanziaria. Quindi è un problema che ci dobbiamo porre. Inutile fare il libro dei sogni. Iinoltre è una persona abituata a decidere e quindi a mio avviso ha tutte le carte in regola per essere un buon amministratore della nostra città, che deve essere amministrata, un po’ come un’azienda. Ci vuole un manager, e Morcone e’ questo. Difetti: non e’ un grandissimo comunicatore, non e’ una persona che fa sognare quando parla. Cosa che invece fa de Magistris. Però a me i sogni fanno paura. Napoli è una città abituata da sempre a sognare: con Maradona, San Gennaro, Pulcinella. Ma non ci ha portato mai da nessuna parte. Noi non abbiamo bisogno di sognare. Noi abbiamo bisogno della speranza ma non di sogni. Il sogno ci fa male. L’ex pm de Magistris rappresenta il sogno irrealizzabile, perché promette il mondo intero, ma non sarà in grado di mantenere nulla di quello che promette; Morcone invece promette meno, ma quello che promette lo può realizzare perché ha gli strumenti e ha le capacità per poterlo fare.

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