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Da “La Squadra” alla Politica, la candidatura di Gaetano Amato

Gaetano Amato, dai più conosciuto per l'ispettore Sergio della fiction “la Squadra”, scende in campo per le prossime elezioni regionali con l'Italia dei Valori. Ne abbiamo parlato con lui, chiedendogli quali siano le sue idee per migliorare la Campania

Sabato mattina è scaduto il termine per la presentazione delle liste che competeranno alle prossime elezioni regionali il 28 e 29 Marzo. Scorrendo i nomi nelle varie liste presentate, spiccano i nomi dei non politici: il regista Ninì Grassia è candidato nelle fila dell’UDC. Non è l’unico: il partito di Antonio di Pietro, l’IDV propone infatti la candidatura di Gaetano Amato, attore di Castellammare di Stabia. Nell’arco della sua carriera ultra-ventennale ha lavorato sia nel cinema che nel teatro. In molti lo ricordano nella fiction “la Squadra” dove interpretava il ruolo dell’ispettore Sergio Amato. Fu ucciso da un’autobomba. I fan protestarono per la sua uscita di scena.
Amato si è candidato perché pensa che la situazione nelle strade di Napoli sia migliorabile e, anzi, vuole essere protagonista di questo miglioramento. È pronto a scommettere che per cercare di risolvere i piccoli grandi drammi della Regione, non servano miracoli ma piccole iniziative concrete.
L’incontro con Gaetano avviene in un luogo particolare, sicuramente insolito per un candidato alle elezioni regionali. Lo incontriamo infatti, in una sala attigua alla parrocchia dalla SS. Annunziata a Fonseca, quartiere Stella, a ridosso della Sanità. Il parroco, Don Raffaele Pescicolo, è amico di Gaetano. Per tutti il giovane parroco è “don Lello”.  Gaetano è seduto e attorno a lui, in cerchio, una ventina di ragazzi. Sono ragazzi del quartiere, convocati per l’occasione da don Lello. L’ispettore Sergio de “la Squadra” parla con i ragazzi di politica, di Berlusconi, di economia, dello scudo fiscale e delle imprese che vanno a produrre all’estero e i finanziamenti alle scuole private. I ragazzi sembrano apprezzare, ridono alle battute e ascoltano con attenzione le parole di Gaetano.

Gaetano, quali sono stati i motivi che ti hanno spinto verso la decisione di candidarti?
È stata la mia coscienza, che mi ha suggerito di provare a fare qualcosa in più. Tu mi potresti chiedere: “Chi ti dice che sarai meglio degli altri?” Io non sono un politico, faccio un altro lavoro. Io non spero di essere eletto per fare il politico di professione. Hai visto dove ci troviamo stasera: in una parrocchia del Rione Stella a Napoli. Io punto a poter fare qualcosa per i gruppi di persone. Io credo nell’inventiva e nell’onestà della gente. Voglio portare avanti delle idee, delle iniziative che consentano poi a questi ragazzi di provare anche a creare lavoro e interesse attorno a delle situazioni.

A quali iniziative ti riferisci? Hai delle idee in mente?
Proprio adesso parlavamo con i ragazzi della possibilità di aprire uno sportello che punti ai finanziamenti europei. La gente non li chiede perché non sa che esistono. Magari non conoscono l’inglese, il francese. Proprio in questa parrocchia probabilmente, se dovessi essere eletto, faremo nascere qui uno di questi centri. La gente di Napoli e del quartiere potrà venire per capire quali sono i finanziamenti previsti anche per gli artigiani. Capire in tal modo dove poter attingere ai finanziamenti per poter portare avanti queste attività, senza vivere di assistenzialismo.
Un’altra idea è quella dei corsi di formazione.

Di cosa di tratta?
Corsi di formazione per i mestieri artigianali: macellaio, panettiere; facendoli gestire alle Confcommercio e alle Confartigianato dei comuni. Con l’obbligo da parte degli stessi operatori di assumere una percentuale delle persone che hanno frequentato quei corsi di formazione. Ciò significherebbe togliere dalla strada 10-15 persone per comune almeno per 2 anni e nel frattempo hanno imparato un altro mestiere. Basterebbe finanziarli. Proprio stasera parlavamo di una chiesa sconsacrata da queste parti. Potrebbe essere la sede ideale per una iniziativa del genere.
Ma bisogna partire da quello che funziona ovviamente.

Ovvero?

Nella nostra zona cos’è che funziona? O meglio cosa potrebbe funzionare meglio..? Siamo una regione con un patrimonio artistico immenso. Manca una scuola di restauro. Ce ne è una a Roma molto importante. Sta chiudendo perché ha perduto i fondi ministeriali. Mi chiedo: perché non provare a portarla qui? Abbiamo gli scavi: Pompei ed Ercolano, arrivano migliaia di turisti. Si potrebbero creare dei piccoli musei in ogni città della provincia con tutti i reperti che nessuno ha più restaurato. A Torre del Greco c’è il corallo. Creare dei laboratori di specializzazione per la lavorazione del corallo: una volta finita quella dei torresi sarà finita la scuola del corallo.
A Valencia sono più bravi di noi nella lavorazione dell’oro? Abbiamo il Tarì. Perché non estendere l’esperienza del Tarì sul tutto il territorio? Queste sono le mie idee di sviluppo: immediate, sul concreto. Poi ci sono la questione ambiente e quella del piano casa.

Per l’ambiente, il dibattito aperto riguarda il nucleare…
Non voglio l’energia nucleare in Campania. Voglio le energie alternative, pannelli solari su tutti gli edifici pubblici. Perché non mettere in condizione un edificio pubblico di essere autosufficiente con la produzione di energia, e dopo dieci anni iniziare a vendere quell’energia?

E sul piano casa invece?

Esiste il problema delle abitazioni. Si potrebbe fare una legge regionale che dia la prelazione ai comuni sull’acquisto di edifici pubblici dismessi. Nelle ex fabbriche abbandonate, si fa una riconversione in civile abitazione, e si mettono in fitto a chi non può permettersi di acquistarla una casa. Non ci vuole poi così tanto.

Come mai hai scelto l’IDV?

Molto semplice: perché me l’hanno proposto. Io sono idealmente di sinistra, ma non mi sento appartenente a nessun partito. Non sono per la massificazione. Il merito va premiato, una meritocrazia che tenga però conto del sociale. Io ad esempio non sono per la privatizzazione di tutto. Vogliamo fare entrare i privati nella gestione dell’acqua? Sono anche d’accordo, ma con il 30%, l’altro 70% deve rimanere pubblico, altrimenti i privati alzano i prezzi in modo ingiustificato. Ci vuole un calmiere da parte dello Stato.

L’Italia dei valori, dopo un acceso dibattito interno sostiene la candidatura di Vincenzo De Luca. Che ne pensi?
Ho ascoltato Vincenzo De Luca, condivido moltissime cose di quello che dice, altre cose un po’ meno. Quando si spara troppo in alto, si corre il rischio di non colpire. Devo dire però che non conosco Caldoro.
Se ne facciamo una questione morale ti dico: mi sono informato, ho parlato con degli amici di Salerno, non di sinistra. Mi hanno detto che almeno uno dei due avvisi di garanzia di De Luca riguarda la difesa del posto di lavoro di 150 persone. Se stanno così le cose, lo stabilirà la magistratura. Ma se i motivi sono questi, voglio avere anche io un avviso di garanzia per questa ragione! Se dovesse essere condannato, ovvio, dovrebbe dimettersi.
L’ho sentito molto deciso e determinato su alcuni punti: acqua pubblica, il no al nucleare, non ha parlato però di piano casa. Se dovessi essere eletto gli sottoporrei la mia proposta, uno come lui sicuramente le renderebbe attuativa subito. Mi è sembrato pragmatico, secondo me non si perderà in chiacchiere. È uno che si rimboccherà le maniche e si metterà a lavorare. Spero di essere lì per poterlo pungolare e stimolare ogni qualvolta dovesse abbassarsi le maniche.

All’inizio lo abbiamo detto, non sei un politico di professione; come si sta svolgendo la tua campagna elettorale?
Come hai potuto vedere stasera. Con gli amici che mi conoscono, che mi stimano. Fino a due mesi fa non ci pensavo proprio, poi ho deciso di candidarmi senza sapere neanche con chi. Poi è arrivata la proposta dell’Italia dei valori e l’ho accettata. Stasera eravamo in questa parrocchia con i ragazzi del quartiere. Sono venuto e gli ho detto quello che pensavo di fare. Hanno il mio numero di cellulare. Don Lello ha il mio numero di cellulare, da sempre;  non lo cambierò, sa che può venirmi a prendere per le orecchie in qualsiasi momento.
Non sono io il garante per chi mi vota, ma la gente che mi conosce. Il parroco mi conosce e mi ha fatto da garante per questo gruppo di ragazzi del quartiere. La mia campagna elettorale è su internet, sul social network facebook. Gente che mi conosce e mi scrive da sempre, gente che mi ha seguito su internet e che ha letto le cose che scrivo, quelle serie e quelle ironiche.
Ho un’età, una carriera alle spalle e non ho intenzione di mandarla alle ortiche per accaparrarmi una poltrona in consiglio regionale. Se devi avere paura che quando tendi la mano qualcuno te la spezzi, meglio di no. Io preferisco essere accolto da un abbraccio. Questo vuol dire essere puliti.
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