Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Rifugiati siriani con otto figli in una casa senza acqua né luce

Moussa, la moglie e i loro bambini fanno parte del progetto Sprar Casoria. Sono stati sistemati in una casa colabrodo. In due anni, il capofamiglia avrebbe dovuto imparare l'italiano e un lavoro, ma denunciano: "Ci hanno abbandonato". Ora, a progetto finito, rischiano lo sfratto

 

Moussa ha 43 anni, è siriano, e circa tre anni fa è scappato dalla guerra insieme a sua moglie e ai loro 8 figli, di cui uno disabile. Attraverso un corridoio umanitario è giunto in Italia ed è entrato nel progetto Sprar del Comune di Casoria. La sua famiglia, come molte altre decine, è stata affidata all’associazione Arci Mediterraneo che nell’arco di due anni, cioè la durata del progetto di accoglienza, avrebbe dovuto trovare un’abitazione dignitosa, insegnargli la lingua italiana e formarla professionalmente. Il minimo indispensabile per renderli autonomi e provvedere a loro stessi. Il tutto finanziato dal Governo centrale.

Nessuna di queste condizioni è stata espletata e, adesso, Moussa e la sua famiglia rischiano di finire per strada. Se da un lato è vero il fatto che queste persone non potrebbero più occupare l’attuale abitazione, dall’altro è altrettanto vero che, se il progetto d’accoglienza fosse stato adeguato, queste persone ora sarebbero autonome e libere di poter vivere la loro vita. La casa è un disastro. Mancano le guarnizioni alle finestre, se piove l’acqua entra in casa. Non ci sono letti per tutti. L’acqua calda è un miraggio e quando serve, deve essere scaldata sul fuoco. 

"Io e mia moglie dormiamo per terra - racconta Moussa - d'inverso fa molto freddo perché le finestre non si chiudono bene. Per farci un bagno caldo riscaldiamo l'acqua in un pentolone perché la caldaia non funziona. Spesso salta l'elettricità e restiamo al buio per ore. I miei figli non hanno un posto per studiare, devono farlo stando seduti per terra. Le prese elettriche sono rotte e pericolose, i più piccoli potrebbero mettere le mani sui cavi scoperti".

Tutto ciò che rappresenta una spesa diventa per i siriani un ostacolo insormontabile, come le spese mediche e quelle scolastiche: "Con i pochi soldi che ci da il progetto devo provvedere alle medicine e alle visite mediche. Prima, avevamo un dottore che veniva a visitarci, ma da un anno non c'è più. Qualche volta i vicini hanno portato i miei figli dai loro medici, ma alcuni avrebbero bisogno di cure, per esempio ai denti. Anche per la scuola dobbiamo pagare tutto noi e non sempre sono in grado di farlo". 

Come se non bastasse, Moussa non parla una sola parola d’italiano, nonostante Arci Mediterraneo avrebbe dovuto provvedere alla sua formazione. E per quanto riguarda il lavoro, attraverso il progetto Sprar il 43enne ha lavorato come spazzino, per 4 mesi, per la società Casoria Ambiente, partecipata del Comune. Una professione di tutto rispetto, ma senza alcuna specializzazione che Moussa possa rivendere sul mercato del lavoro. Abbiamo provato a chiedere conto del fallimento di questo progetto di inclusione a Mariano Anniciello, responsabile di Arci Mediterrano, non nuova a situazioni del genere. Già a marzo scorso, infatti, Napolitoday denunciò lo stato di degrado e abbandono in cui viveva un’altra famiglia siriana, inclusa nello progetto Sprar di San Giorgio a Cremano e affidata a questa associazione.

"Non mi risulta che la casa sia diroccata - la replica di Anniciello - è stata visitata dal Servizio centrale Sprar e ha superato l'ispezione. Poi, se sono loro a devastarla non posso farci nulla. Per quanto riguarda la lingua, i bimbi vanno a scuola e il capofamiglia si è rifiutato di prendere parte ai corsi". 

La tesi di Arci Mediterraneo, quindi, è che Moussa non parla italiano perché avrebbe rifiutato i processi di inclusione e che la casa cade a pezzi perché, senza alcuna motivazione, i siriani l’avrebbero devastata. "incontriamoci, così mostrerò tutta la documentazione" ha proposto Anniciello. Peccato che poco dopo abbia inviato un messaggio affermando di essere stato inibito a rilasciare interviste dal Comune di Casoria. Un’affermazione smentita dall’assessore alle politiche sociali Ornella Esposito: "No, non abbiamo dato nessun input del genere ad Arci Mediterraneo".

Dal canto suo, anche l'assessore Esposito afferma di aver ricevuto rapporti positivi dagli assistenti sociali e dal servizio centrale Spra, sia sullo stato dell'abitazione che sull'avanzamento del percorso di integrazione. C’è da chiedersi come sia possibile che il servizio centrale Sprar abbia valutato positivamente questa casa e come nessuno tra Ministero e assistenti sociali si sia reso conto che durante i due anni del progetto Moussa non stava imparando né l’italiano né un mestiere. È doveroso specificare che l’assessore Esposito rappresenta un’amministrazione in carica da circa un anno e che, quindi, ha ereditato questa vicenda da quella precedente.

Adesso questa famiglia, che va ricordato è in Italia per scappare da una guerra, è sotto minaccia di sfratto per la fine del percorso Sprar. Al momento, hanno subito il taglio delle utenze comprese luce e acqua. Fortunatamente, non tutto è perduto. Caduto il rapporto di fiducia tra mediatore e rifugiato, indispensabile in ogni percoro d'accoglienza, i siriani hanno chiesto di non avere più contatti con Arci Mediterraneo. "Li abbiamo accontentati - afferma l'assessore Esposito - adesso la situazione la sta seguendo Arci nazionale con la collaborazione del Comune di Casoria. Adesso l'obiettivo è quello di inserire questa famiglia in un nuovo progetto che darebbe loro un aiuto per l'affitto di una casa e una piccola dote economica per poter cominciare una nuova vita".

Se l’operazione andasse in porto, potrebbero ottenere i fondi per un anno di affitto e un pocket money. Sperando che questa possa essere la volta buona per porre fine alle loro sofferenze.

Potrebbe Interessarti

Torna su
NapoliToday è in caricamento