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Rifugiati siriani abbandonati in una casa colabrodo: la denuncia

Marito, moglie e tre figli piccoli sono giunti a Napoli con un corridoio umanitario. L'Arci li ha sistemati in un'abitazione che cade a pezzi, con infiltrazioni e mobili marci. Rientrano nel progetto Sprar di S. Giorgio a Cremano

Abdo Al Zain ha 38 anni, è siriano ed è giunto in Italia con un corridoio umanitario per scappare dalla guerra che ha colpito il suo Paese. Transitato in Turchia, è atterrato a Roma, è stato inserito nel progetto Sprar del Comune di San Giorgio a Cremano e trasportato immediatamente, ormai due anni fa, in una casa del centro storico di Napoli trovata dall'Arci Mediterraneo, soggetto esecutore del progetto. 

UNA CASA CHE CADE A PEZZI

Si tratta di un immobile che cade a pezzi, divorato dalle infiltrazioni e con mobili marci. Qui Abdo vive con sua moglie e i suoi tre figli di 4, 10 e 12 anni. Il progetto, finanziato dallo Stato, prevede che i rifugiati di guerra vengano sistemati in condizioni di dignità abitativa e che gli vengano forniti strumenti linguistici e lavorativi per essere autonomi nel giro di un paio d’anni. Ma per la famiglia Al Zain le cose sono andate diversamente.

"Viviamo nel degrado - spiega Abdo - I muri della casa sono pericolanti, la cucina è distrutta e quando piove la casa si allaga, anche nella stanza dei bambini". I materassi sono lerci, la cucina è addirittura sprovvista di rubinetti, le finestre non hanno le guarnizioni e quando piove è come essere all'aperto. Piove addirittura dal soffitto. Come se non bastasse, il tramezzo che separa la stanza dei bimbi dal resto dell’appartamento è pericolante e potrebbe cadere da un momento all’altro. Tra i letti dei ragazzini, inoltre, passano i cavi elettrici a vista.

L'affitto di questa casa è pagato da Arci Mediterraneo, che poi gira il conto al Comune di San Giorgio che, a sua volta, lo inoltra al servizio centrale Sprar, a Roma, il quale eroga i fondi. Ma la casa non è l’unica anomalia del progetto di accoglienza. La legge avrebbe previsto l'insegnamento della lingua italiana e l'inserimento lavorativo di Abdo: "Mi hanno fatto lavorare solo 4 mesi. Ho fatto lo spazzino a Casoria per 400 euro al mese. Ho chiesto di farmi fare anche un altro lavoro, ma mi hanno detto che non era possibile".

Abdo, dopo due anni, non parla ancora italiano, nonostante il percorso ne preveda l’insegnamento, e ha lavorato solo 4 mesi come spazzino per la società Casoria ambiente, non acquisendo di fatto nessuna competenza specifica. In queste condizioni, l’autonomia della famiglia è solo un miraggio. Abbiamo raggiunto al telefono Mariano Anniciello, responsabile di Arci Mediterraneo, per chiedere conto delle mancanze del progetto Sprar e delle condizioni più che precarie di una casa dove vivono tre minori. "La casa è stata valutata due mesi fa dal servizio centrale come idonea. Sono i siriani ad averla sfondata".

Secondo Anniciello, quindi, a devastare l’abitazione sarebbero stati i siriani stessi. Oltre a non comprenderne il motivo, appare improbabile che questa famiglia abbia fatto dei buchi nel soffitto per causare infiltrazioni, o che abbia reso pericolante un muro che rischia di crollare sul letto dei bambini: "Siamo in causa con il condominio - si giustifica il presidente del circolo Arci - se piove dal soffitto non è colpa nostra". Le immagini che mostriamo nel video sono state girate tra novembre e dicembre e, per questo motivo, ci chiediamo che cosa abbiano visto, in quello stesso periodo, gli ispettori del servizio centrale per definire questa casa in perfette condizioni.

Inoltre, chiediamo ad Anniciello il perché Abdo Al Zain non parla ancora italiano e non è stato inserito nel mondo del lavoro: "Vorrei incontrarvi per mostrarvi la documentazione del caso". Peccato che quando cerchiamo di prendere appuntamento, Mariano Anniciello ci comunica che il Comune di San Giorgio a Cremano, lo ha diffidato dal parlare con noi. Ma anche il sindaco del Comune vesuviano, Giorgio Zinno, decide di non incontrarci, rinviando ogni nostra domanda al dirigente dei servizi sociali, Michele Ippolito. A lui mostriamo le immagini girate nell'abitazione della famiglia siriana e chiediamo chi è incaricato di verificare le condizioni abitative dei rifugiati e gli avanzamenti nel percorso di inclusione: "Le case le ho controllate io stesso - ammette Ippolito - ma non possiamo farlo sempre perché i rifugiati nel progetto di San Giorgio sono sistemati tutti a Napoli e non abbiamo personale a sufficienza. Sapere che questa famiglia, con tre minori, vive in queste condizioni mi ha molto colpito. Ho intimato Arci Mediterraneo di trovare una casa nuova o di ristrutturare quella attuale". 

L'ESPOSTO ALLA PROCURA

Casa a parte, i buchi del progetto su lingua e lavoro restano. Inoltre, ci sono altri elementi da chiarire sul rapporto tra Arci Mediteraneo e il Comune di San Giorgio. Nel 2017, il Movimento 5 Stelle ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica con una serie di rilievi. In primis, il fatto che benché il progetto Sprar San Giorgio accogliesse 116 persone, per un movimento economico di circa 1,5 milioni di euro, nessun rifugiato risiede o lavora sul territorio comunale, ma sono stati tutti dislocati in provincia di Napoli. "Ci siamo resi conto - spiega l'ex consigliere comunale grillino Danilo Cascone - che nonostante ci fosse un progetto per 116 rifugiati, a San Giorgio non ce ne fosse nemmeno uno e che molti servizi previsti dalla legge non venivano garantiti. Inoltre, il bando del 2014 è stato affidato per assegnazione diretta, senza evidenza pubblica, ad Arci Mediterraneo. A capo di quest'associazione c'è Mariano Anniciello, guarda caso testimone di nozze del sindaco Giorgio Zinno". 

Sull'esposto, Michele Ippolito replica così: "Si parla del bando precedente, quello in corso è stato affidato gara pubblica e nemmeno dal Comune, ma dalla piattaforma Cuc di Portici". Eppure il legame tra Anniciello e Zinno fa sorgere più di un dubbio di opportunità, soprattutto di fronte a un bando da 1,5 milioni di euro circa: "Io sono un funzionario e rispondo solo sulle carte" la replica di Ippolito. 

Ma questa amicizia non è l'unica anomalia: "Abbiamo scoperto - prosegue l'ex consigliere Cascone - una lista di assunti da Arci Mediterraneo che conteneva persone imparentate con esponenti del Comune di San Giorgio o consiglieri comunali stessi". Anche su questa segnalazione, Ippolito prova a replicare: "Come per la questione precedente anche qui si fa riferimento al bando del 2014, quando non ero ancora in carica. Nel bando di cui sono responsabile non c'è nulla di tutto questo. Sul precedente non posso rispondere".

Ricapitolando. Oltre al mancato controllo delle condizioni abitative e di inclusione sociale di una famiglia di rifugiati, dal Comune di San Giorgio non arriva smentita del fatto che dal 2014 al 2017 il progetto Sprar sia stato affidato senza bando ad Arci Mediterraneo di Mariano Anniciello, testimone di nozze del sindaco. Non viene smentito, inoltre, che nello stesso periodo l’associazione abbia fatto lavorare persone vicine all’amministrazione comunale. Su questi temi sarebbe stato ancora più importante parlare con Giorgio Zinno, che non ha voluto incontrarci.

Per tornare ad Abdo, pochi giorni dopo il nostro interessamento l’Arci ha fatto quello che non aveva mai fatto in due anni: inviare gli operai per cominciare la ristrutturazione della casa. Torneremo da Abdo tra qualche giorno per sapere se l’incubo della sua famiglia è veramente finito.

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