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A cura di Redazione NapoliToday

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"Blue Whale", l'intervista ad Andrea Rossi di Alici Come Prima: ha smascherato i video fake

Il video di Alici "#bluewhalechallenge - i video FAKE de Le Iene" ha smascherato il servizio di Matteo Viviani sul macabro gioco online. E' divenuto, in poco tempo, virale sul web superando le 700mila visualizzazioni

Il suo video “#bluewhalechallenge - i video FAKE de Le Iene” ha smascherato il servizio di Matteo Viviani sul fenomeno della Blue Whale. Andrea Rossi, giornalista e videoblogger napoletano, ideatore della pagina Facebook “Alici Come Prima”, ha dimostrato che i video dei suicidi del servizio de Le Iene erano fake. Alcuni erano ambientati in Cina e non in Russia ed erano suicidi non legati al macabro gioco online. Altri erano vecchi, altri, ancora, erano frutto di un montaggio. Il video di Alici è diventato in poco tempo virale. E’ stato ripreso da giornali locali ma anche da quelli nazionali. Ha oltrepassato i confini napoletani per raggiungere un pubblico nazionale, superando le 700mila visualizzazioni e incrementando una polemica già nata poco dopo la messa in onda del servizio de Le Iene. E’ difficile capire se tutta la questione sia una leggenda metropolitana o se ci sia un qualche elemento di verità. 

NapoliToday ha intervistato Andrea Rossi per chiedergli se si aspettava che il suo video generasse questa grande eco sul web, e per sapere come è nata la pagina Facebook di Alici Come Prima, seguitissima da tutti i giovani napoletani.

Come è nata l’idea di aprire la pagina Facebook “Alici Come Prima”?

Si può dire che faccio il giornalista da quando avevo 15 anni. Ho iniziato a fare questo lavoro scrivendo sul giornale della scuola fino a diventarne il direttore. Quando mi sono diplomato ho, poi, iniziato la gavetta per prendere il tesserino. L’idea di aprire la pagina Facebook Alici Come Prima è nata in seguito all’incendio a Città della Scienza. Quella notte non riuscivo a dormire. In quanto giornalista volevo poter fare qualcosa, ma, in quel periodo scrivevo per un mensile, e quindi, mi era impossibile stare sul pezzo. Decisi allora di rendermi autonomo e comprai una telecamera con cui girai il mio primo video. Dopo due giorni aprii la pagina Facebook di Alici Come Prima. Mi piace dire, quindi, che l’idea del progetto è nato dalla mia insonnia”.

Perché questo nome?

“Il nome non ha alcun nesso con i contenuti. Al tempo mi piaceva dare un significato preciso, un senso tutto suo, ad alcuni accostamenti di parole. “Alici Come Prima” ne è un esempio. Per me Le Alici Come Prima sono quelle persone che sono cresciute, sono diventate grandi, ma nel cuor loro sono rimaste “alici come prima”. Quando decisi di creare la pagina proposi alcuni nomi, feci un sondaggio tra i miei amici e vinse “Alici Come Prima”. Tra le altre opzioni c’era anche “Servizio Pubico” che poi è diventata la tipologia di video che faccio, cioè le interviste in strada. Ma sono contento che ad aver vinto il sondaggio sia stato "Alici Come Prima", perché questo nome mi ha dato modo di creare il logo/caricatura di me che faccio le interviste, e che ha disegnato mia mamma”.

Hai superato i 125mila mi piace. Qual è, secondo te, il motivo del grande successo dei tuoi video?

“Mai mi sarei aspettato di raggiungere un pubblico del genere. Anche perché quando ho deciso di aprire la pagina, pensavo di farla solo per me: il mio obiettivo era far ridere i miei amici con i contenuti divertenti dei miei video. Non mi sarei mai immaginato di arrivare a una cerchia che superasse gli amici degli amici. Il motivo del grande successo è probabilmente la perseveranza e la passione. Ho continuato a realizzare questi video non con l’obiettivo di aumentare il numero dei mi piace ma perché mi piaceva e divertiva farli”.

Nei video intervisti la gente, fai esperimenti sociologici e ritrai i profili delle star del trash napoletano. Quanto ha influito, secondo te, sul successo della pagina il folklore dei napoletani?

“Il folklore dei napoletani influisce tantissimo. I napoletani sono dei teatranti inconsapevoli. Io scendo per le strade di Napoli, metto il microfono davanti il volto dei napoletani e basta la loro espressione per dare un senso al video. I napoletani hanno sempre la battuta pronta, sanno sempre cosa dire. Quindi è divertente affrontare qualsiasi tipo di argomento con i napoletani: se dicono la loro fanno uno show”.

Non è facile conciliare chiarezza e immediatezza del messaggio con la profondità degli spunti riflessivi. In che modo riesci a combinare le due cose nei tuoi video?

“E’ alla base della comunicazione riuscire a conciliare la chiarezza del messaggio con il contenuto. Poi dipende molto anche dalla piattaforma sulla quale ti muovi. Io realizzo contributi per il web e mi rivolgo a un pubblico giovane. Per comunicare qualcosa ai giovani bisogna essere brevi e concisi, e bisogna farli ridere. A me piace avere l’escamotage della risata per lanciare un messaggio chiaro. Ovviamente, in alcuni video come quelli delle discoteche, il messaggio viene meno a favore del solo intrattenimento. "Alici Come Prima" nasce come infotainment, cioè informazione e intrattenimento, e spesso riusciamo a conciliarli”.

Qualche giorno è stata pubblicata su Il Fatto Quotidiano l’intervista della giornalista Selvaggia Lucarelli a Viviani che ha ammesso la falsità dei video del suo servizio. Ti aspettavi di essere citato nell’intervista?

“Sì, magari mi aspettavo di essere citato nella sua intervista, ma non ce l’ho con lei. In realtà la devo ringraziare per aver condiviso comunque il mio video sulla sua pagina Facebook. Con la sua condivisione il numero dei ‘mi piace’ è raddoppiato passando da 300mila a circa 650mila. In questo modo il video ha oltrepassato i confini napoletani raggiungendo un pubblico nazionale. In ogni caso Selvaggia ha intervistato Viviani citandogli il mio video anche se poi non lo ha inserito nel pezzo. Comunque a me interessa che sul web si sia saputo che il video è mio: molti, sono, infatti, i giornali anche nazionali che mi hanno contattato per riprenderlo. E posso solo essere contento di come è andata la diffusione”.

Viviani ha ammesso la leggerezza nel non aver fatto tutte le verifiche necessarie prima di utilizzare nel suo servizio questi video, dichiarando che “erano comunque esplicativi di quello di cui parlava il servizio”. Una tua opinione da giornalista sulla “scelta” di Viviani.

“Non sono d’accordo sul fatto che i video dei suicidi erano comunque esplicativi di quello che parlava il servizio. Se tu parli dell’espulsione di un calciatore per un fallo grave al centrocampo, non puoi far vedere un fallo qualunque di un'altra partita. Se stai parlando di quell’episodio devi far vedere quell’episodio, e Viviani nel servizio si rivolge agli utenti facendo capire che quei video di suicidi che gli spettatori stavano vedendo erano legati alla Blue Whale. Se tu parli di Blue Whale non puoi mettere video di suicidi pescati a caso dal web. Non sono d’accordo, quindi, con Viviani, ma posso credere al fatto che lui abbia ricevuto una penna usb con questi video e li abbia utilizzati senza verificarne la fonte perché si è fidato”.

Credi che il fenomeno “Blue Whale” esista o sia solamente una bufala?

“Non ho dati per dire se esista o meno questo fenomeno. Dicono che in Russia sia un fenomeno che esiste e sia anche diffuso. Ma dicono anche se sia un fenomeno manipolato dal governo russo per spaventare la gente. Come ho anche specificato nel mio video, io non ho voluto sminuire il fenomeno o mettere in dubbio la sua esistenza, ma solo chiarire la veridicità dei video dei suicidi nel servizio di Viviani. Secondo me il suo servizio ha solo creato un allarmismo inutile: in Italia il fenomeno della Blue Whale non esisteva assolutamente prima che il servizio di Viviani portasse la notizia. In ogni caso non me la sento di smentire il fenomeno perché non ne sono in grado”.

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