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Coronavirus, la denuncia dei non vedenti: "Siamo abbandonati in casa"

Il distanziamento sociale ha reso ancora più difficile la vita di chi ha perso la vista: "Molti stanno tornando in uno stato di isolamento e depressione"

 

"Ho lavorato tanto per uscire dalla mia depressione. Adesso, però, ho paura che tante persone come me possano ripiombare nell'isolamento". Nunzia ha 50 anni e da 5 ha perso l'uso della vista. Distanziamento sociale, divieto di uscire, impossibilità di toccarsi. Sono le regole base per affrontare l'emergenza Coronavirus. Se per i normodotati queste linee guida rappresentano un sacrificio, per i non vedenti possono essere uno scoglio insormontabile. Isolati e chiusi nelle proprie abitazioni, i ciechi sembrano essere stati dimenticati da qualsiasi decreto.

"E' un discorso che si può allargare a ogni forma di disabilità - afferma Giuseppe Fornaro, consigliere provinciale dell'Unione italiana ciechi e presidente e responsabile della sezione vesuviana - Sembra che le istituzioni, in questa emergenza, abbiano completamente dimenticato che esistono persone diversamente abili che hanno difficoltà ad applicare queste norme. Anzi, possiamo dire che le regole da seguire rendono molto difficile a nostra vita". 

Giuseppe è un non vedente e aiuta le persone che soffrono della sua stessa disabilità a imparare l'uso delle nuove tecnologie. "Abbiamo dovuto interrompere i nostri corsi - spiega - perché con i ciechi far capire qualcosa a distanza è molto difficile. Il contatto è un elemento fondamentale. Il rischio è che queste persone possano regredire, disimparare ciò che con fatica avevano appreso".

C'è anche chi nelle attività di gruppo aveva ritrovato la voglia di vivere. Come Nunzia, appunto: "Per due anni mi sono chiusa in me stessa, non è facile da accettare. Poi, però, grazie all'associazione sono uscita dal mio stato depressivo. Stavo seguendo un corso di Braille e stavo imparando a camminare da sola con il bastone. Ma adesso non posso fare nulla. Penso a tutti i non vedenti che vivono da soli, che devono prendere i mezzi pubblici e non possono. Abbiamo lavorato tanto per uscire dal nostro isolamento, ma adesso ho paura che molti di noi ripiomberemo in depressione". 

Anche per i più piccoli, le lezioni a distanza sono quasi un'utopia: "Quando le scuole hanno chiuso non erano pronte a seguire anche i ragazzi non vedenti - afferma Giuseppe Fornaro - con l'impegno dei volontari siamo riusciti a rendere i più giovani partecipi alla vita scolastica. Ma ribadisco che, al momento, le istituzioni sanitarie e gli ambiti sociali di zona ci hanno completamente dimenticato. Spero che qualcuno si svegli". 

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