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Emiliano Dario Esposito

Giornalista NapoliToday

Bidella pendolare tra Napoli e Milano: come fare di questioni serie una scemenza

La vicenda di Giuseppina Giugliano contiene in sé numerose tematiche (lavoro, giovani, divario Nord-Sud e emigrazione, affitti, pendolari, stipendi) attualissime ed importanti, ma da qualsiasi prospettiva la si voglia leggere ha tanti, troppi aspetti che non quadrano

Ci sono diverse cose che non vanno, nella storia di Giuseppina Giugliano, la 29enne bidella partenopea che fa la pendolare ogni giorno tra Napoli e Milano.

La prima è che una vicenda di questo tipo ci interessi così tanto, che in Italia sia l'unico vero trend social per 48 ore, che sia stata ripresa da ogni testata giornalistica del paese. Ancora una volta è stata nutrita (in chi ne ha scritto, ma anche in chi ne ha letto) l'innata fame di rendere esemplare un personaggio, o di giudicare, di criticare il prossimo. Ancora una volta qualcuno ha potuto formulare la frase più insipiente di tutte: "Esistono napoletani che vogliono lavorare, pronti a fare sacrifici enormi". E ci mancherebbe, verrebbe da rispondere, nessuno si è accorto che appena il Comune ha indetto un concorso si sono presentati in 100mila?
Piuttosto forse avrebbe senso non rendere "normale", o addirittura assurgere a modello, il caso di una persona che si accontenta di poco più di mille euro al mese per rinunciare di fatto ad esistere, costringendo la sua vita extralavoro in un intervallo che va più o meno da mezzanotte alle 4 del mattino, sei giorni su sette. Non è vero che tutto è possibile, che basta non fermarsi mai per "riuscire", cancellarsi socialmente per avere successo.
Sono scelte personali, può esserci qualche motivazione che non ci è nota, sono racconti che andrebbero sicuramente presi con le pinze e sui quali forse sarebbe meglio non costruirci analisi socioeconomiche, trattati di etica del lavoro o manuali di autorealizzazione.

Un'altra cosa che non va nella storia della pendolare napoletana è la storia della pendolare napoletana. Innanzitutto, appurato che a Milano gli affitti sono molto cari (una singola le costerebbe in media 650 euro), non è chiaro perché non prenda un appartamento in provincia (prezzo? Anche 400 euro). Starebbe al lavoro in 30 minuti o un'ora. Nota a margine, leggermente fuori tema ma che pure dà la misura di come l'informazione ogni tanto prenda strade non legatissime alla realtà: ma, visto che si sta parlando di Milano neanche fosse il principato di Monaco, a Napoli un monolocale in affitto costa davvero molto meno di 650 euro al mese? Siamo sicuri sicuri?
Ad ogni modo, la protagonista della storia a Napoli vive con i suoi, la scelta di fare la pendolare è una questione economica perché così l'unica spesa che deve sostenere è quella degli spostamenti. Giuseppina racconta a Violetta Fortunati de Il Giorno di spendere 400 euro al mese di treno per andare da Napoli a Milano sei giorni su sette. Punti accumulati, carnet di biglietti, dice. Le ore di viaggio di cui parla però reggono il fact checking soltanto se prende l'Alta velocità, il cui abbonamento costa 1000 euro al mese.
E l'operatrice Ata infatti non ha parlato di abbonamento. Ma 'Bufale un tanto al chilo' scrive: "Per poter avere, come sostenuto negli articoli, un prezzo sui 400 euro, Giuseppina deve riuscire ad avere sempre lo sconto massimo sul biglietto grazie alla Cartafreccia e all’offerta Young (che può portare a sconti fino al 70% del prezzo del biglietto) così si arriva a un prezzo totale di circa 445 euro, non 400. Ma il problema è che lo sconto al 70% non è sempre disponibile". Insomma è possibile, ma altamente improbabile ottenere quel prezzo.

Anche il seguito del racconto de Il Giorno ha qualcosa che non va, un suo contraltare. Da un lato il giornale intervista una prof del liceo artistico Boccioni di Milano, dove Giuseppina lavora, che spiega come a scuola stiano facendo di tutto per trovare alla ragazza un alloggio. Dall'altro si è diffuso un tweet del milanese Davide Andriolo, professione 'experience designer', che a proposito della vicenda scrive: "Mi è bastata una telefonata (a suoi amici al Boccioni, ndR) per scoprire che l'ha fatto due volte (andare a lavorare a Milano da Napoli, ndR) e poi si è messa in congedo straordinario, retribuito. Nonostante le avessero offerto una sistemazione non distante dalla scuola". Che messa così quasi trasforma l'eroina della storia in profittatrice del welfare statale, non fosse che il "permesso straordinario retribuito" si accorda a chi ha la legge 104, cioè l'accompagnamento di un familiare con handicap grave. Insomma: cose sulle quali meglio non scherzare, giudicare, estrapolare tesi, e andare molto cauti.
Che è un po' probabilmente la morale dell'intera vicenda. Accanto ad un'altra morale che pure di questi tempi vale molto spesso: forse, ma dico forse, di cose tanto importanti (lavoro, giovani, divario Nord-Sud e emigrazione, affitti, pendolari, stipendi) bisognerebbe occuparsene in modo più serio.

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