Vomero

Vomero: ricette fantasiose per arginare l'invivibilità. Un problema che si trascina irrisolto da lustri ma c'è chi si sveglia solo adesso

Ricette, a dir poco fantasiose, per arginare l'invivibilità che oramai da diversi lustri a questa parte caratterizza il Vomero, mi torna in mente il noto adagio napoletano, che, tradotto, afferma: "Alla basilica di Santa Chiara, dopo che fu saccheggiata, misero i portoni di ferro"

            " Quando leggo certe "ricette", a dir poco fantasiose, per arginare l'invivibilità che oramai da diversi lustri a questa parte caratterizza il Vomero, mi torna in mente il noto adagio napoletano, che, tradotto, afferma: "Alla basilica di Santa Chiara, dopo che fu saccheggiata, misero i portoni di ferro". Dov'era chi oggi propone di chiudere i locali pubblici all'una di notte o, proposta ancora più inattuabile, di limitare il transito delle autovetture e dei motocicli ai soli residenti dopo le dieci di sera, quando sotto i suoi occhi il quartiere collinare veniva trasformato in una sorta di fast food a cielo aperto, in un luna park a disposizione degli abitanti degli altri quartieri, collegati con il metrò collinare, a partire dalle famigerate periferie, tra l'altro, creando e alimentando il fenomeno delle baby gang? ". Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della Circoscrizione del Vomero, così esordisce, replicando ad alcune proposte che dovrebbero servire a risolvere i gravi problemi, principalmente di sicurezza e di ordine pubblico, oramai costantemente alla ribalta delle cronache cittadine, che affliggono il quartiere.

            " Basta andare a rileggere le scene descritte dall'inviato speciale de "L'Espresso", il giornalista Leo Sisti, che nel settembre del 2005, ben 14 anni fa, di sabato venne al Vomero e nell'articolo in primo pianto intitolato "C'era una volta Napoli", descrisse nei minimi particolari quello che accadeva - ricorda Capodanno -. Un articolo che potrebbe essere stato scritto sabato scorso quando si è verificato l'ultimo episodio, almeno per il momento, che ha interessato queste bande di adolescenti che nei fine settimana calano al Vomero, costringendo i residenti a emigrare altrove o a chiudersi prudentemente in casa ".

            Riporto l'incipit di quell'articolo: " Vomero, sabato 10 settembre, ore 19. In piazza Vanvitelli, come ogni week-end, va in scena la movida nel quartiere bene. E' l'ora del branco, le baby gang si affollano per un'altra notte brava. Sono migliaia di ragazzini, dai 12 anni in su. Scendono dalla stazione del metrò. Moltissimi partono da Scampia, l'area dove si smercia la cocaina a cielo aperto, altri si aggiungono nelle sette fermate intermedie prima di arrivare a destinazione. I più pericolosi nascondono in tasca coltellini e tirapugni, pronti allo scontro con gruppi rivali. Ondeggiamo, sciamano nelle vie dello shopping, tra via Scarlatti e via Luca Giordano, si aggirano tra negozi di lusso e gli store di Nike e Stefanel. Alle 23, proprio a due passi dalla piazza, qualcuno appicca il fuoco a dei cartoni appoggiati a un cassonetto. Nessuno si muove. Dopo un po', un volenteroso vigile urbano cerca di domare l'incendio. Ci riesce a metà, poi lascia perdere. Si giustifica: "Si spegnerà da solo". Macché le fiamme si alzano sempre di più. Un passante interviene coprendole con altri cartoni. Rimane solo un po' di fumo. Una ragazzetta di 14-15 anni, resa forte dalla spirito della banda, urla: "Bravo, sei un  genio!" suscitando l'applauso corale di 400-500 coetanei. Pochi metri più in la, due agenti sistemati nel camper mobile della polizia assistono alla scena. Domanda: "Perché non fate niente?". Risposta: "Non spetta a noi. E' compito dei pompieri". Testuale ".

            " E mi fermo qui - aggiunge Capodanno -. Chi vuole, può leggere l'articolo completo, recuperandolo da qualche archivio o da internet. Ora a distanza di quasi tre lustri, qualcuno si sveglia dal sonno e vuole chiudere al traffico il quartiere dalle dieci di sera limitandolo ai soli residenti. Di grazia, chi dovrà controllare, dopo aver rilasciato migliaia di permessi, che transitino solo i residenti nelle ore post-serali e notturne? Un plotone di vigili urbani, che notoriamente non ci sono ? O si confida nell'arrivo dell'esercito con tanto di filo spinato con il quale chiudere i confini del quartiere? E quelle decine di migliaia che arrivano al Vomero con il metrò collinare, il quale, notoriamente, il sabato sera funziona fino alle due di notte, come li fermiamo? E pure che i locali pubblici chiudessero all'una di notte, dopo che questa marea di ragazzi ha già invaso il Vomero, che facciamo: li lasciamo per strada, visto che molti di loro non frequentano bar, pizzetterie e fast food, ma arrivano e restano fino a notte inoltrata solo per scappare dal degrado e dall'invivibilità delle periferie, degrado che rappresenta il vero problema e dal quale dovrebbe partire la soluzione? ".

            " Il grande, indimenticabile Totò - conclude Capodanno - a questo punto avrebbe esclamato: "Ma mi faccia il piacere!" ".

Copertina de L'espresso del 22.09.2005-2

Vomero

Il quartiere collinare visto da Gennaro Capodanno, ingegnere e a lungo consigliere della circoscrizione. Negli ultimi anni ha costituito diversi comitati per sostenere le battaglie comuni insieme ai cittadini della zona. Tra questi il Comitato per il trasporto pubblico e il Comitato Valori collinari, dei quali è presidente.

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