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Allerta meteo e scuole chiuse? Non prendetevela con i sindaci

Non c'è una politica nazionale capace di mitigare i rischi idrogeologici, non ci sono i fondi per mettere in sicurezza scuole e verde pubblico. Eppure, come ha dimostrato l'alluvione di Genova del 2011, la responsabilità in caso di tragedie è dei primi cittadini

Allerta meteo è diventata una parola ormai di uso comune, soprattutto perché associata sempre più spesso alla chiusura delle scuole. Nonostante non siano mancate spiegazioni da parte del sindaco di Napoli Luigi de Magistris (e non solo) sulle motivazioni di una decisione tanto drastica e tanto ricorrente, il dibattito social ha ridotto la vicenda quasi ad un capriccio dell'amministrazione, tra ragazzi e – soprattutto – bambini lasciati a casa e genitori impossibilitati di conseguenza ad andare al lavoro.

In realtà c'è una prassi, ed è questa: la Protezione civile dà un quadro della situazione meteo per le ore immediatamente successive alle amministrazioni locali, queste organizzano un tavolo per la sicurezza in cui si decidono le contromisure da adottare. Sempre più spesso, chiusura di scuole e parchi.

Una procedura standard che, come abbiamo avuto modo di spiegare su NapoliToday, viene adottata in tutto il Paese a partire dal 2011, da quando cioè a Genova per l'alluvione morirono sei persone tra cui due bambine. L'ex sindaco del capoluogo ligure Marta Vincenzi, proprio perché non chiuse scuole e strade, è stata condannata a 5 anni di carcere.
“Se non si chiude a fronte di previsioni meteo e di allerta idraulico-idrogeologica e succede un guaio – hanno fatto notare in un messaggio congiunto i sindaci del Vesuviano – la magistratura mette sotto accusa il sindaco e la pubblica opinione lo lincia (“perché non ha chiuso?”), se invece si chiudono le scuole e le previsioni si rivelano inattendibili si scatenano le critiche”. Sembra un buon sunto della situazione.

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Il problema d'altra parte – per i genitori che lavorano e che non possono dilapidare stipendi in baby sitter, ma anche (a qualcuno è venuto in mente?) per gli alunni la cui istruzione viene fortemente penalizzata da una frequentazione scolastica a singhiozzi – è che non è possibile le scuole restino chiuse così tanti giorni nell'arco di un anno. Manca una politica ambientale nazionale capace di scongiurare o mitigare i rischi idrogeologici nelle città, mancano ai comuni (del Sud soprattutto, leggi storture del federalismo fiscale) i fondi per mettere in sicurezza strutture scolastiche e verde pubblico. Ma sono temi d'interesse nazionale: additare, nei gruppi WhatsApp o sui social, de Magistris come santo patrono dei “filoni a scuola” è sicuramente più facile, sebbene sia il classico esempio di voler guardare il dito e non la luna. Forse per colpa del cielo coperto, chissà.

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