Inchiesta Antemio: il fratello di Cesaro ai domiciliari

Antimo Cesaro è stato scarcerato dal tribunale del Riesame. Ai giudici ha detto di essere vittima del clan Puca

È stato trasferito agli arresti domiciliari a Roma, Antimo Cesaro, fratello del senatore di Forza Italia, Luigi. A deciderlo è stato il tribunale del Riesame di Napoli a cui hanno fatto istanza i suoi legali Claudio Botti e Fabio Fulgeri, per ottenere una revisione della misura cautelare. Revisione che il tribunale ha concesso all'imprenditore disponendo la custodia agli arresti domiciliari. Antimo Cesaro è stato coinvolto nell'operazione denominata “Antemio” nella quale sono stati arrestati anche i fratelli Aniello e Raffaele mentre per il fratello Cesaro la direzione distrettuale antimafia si è riservata di produrre una richiesta d'arresto con una documentazione a parte.

Le accuse e la difesa di Cesaro

Cesaro finisce come i fratelli ai domiciliari e deve rispondere del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Al centro dell'inchiesta, i suoi rapporti con esponenti di spicco del clan Puca di Sant'Antimo. Per la procura antimafia, il centro Igea di cui era proprietario era di fatto gestito insieme al clan che reimpiegava così capitali illeciti in cambio di “protezione” sul territorio. Una protezione che Cesaro ha detto di aver pagato sotto forma di estorsione da parte del clan e negando qualsiasi coinvolgimento con le attività criminali della cosca.

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È questa la sua linea difensiva con la quale spiega anche l'attentato proprio al centro di sua proprietà. Diversamente ritiene l'Antimafia secondo cui quel gesto intimidatorio fu dovuto a tensioni tra i membri del clan e Cesaro proprio rispetto alla gestione degli affari comuni. Tensioni che si erano riverberate anche sull'appoggio politico che il clan avrebbe fornito alla famiglia Cesaro per poi arrivare a una rottura dopo la sconfitta alle elezioni comunali del 2017 a Sant'Antimo. Due visioni processuali completamente contrapposte tra cui solo il processo potrà mettere ordine.

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