Paura delle indagini: per questo i Cesaro “ruppero” con il clan Puca

Gli investigatori ipotizzano che nel 2017 i fratelli Cesaro non si “impegnarono” per allontanarsi dagli uomini della cosca

Perdere le elezioni per allentare l'attenzione giudiziaria. Potrebbe essere stata questa la strategia dei Cesaro braccati dall'antimafia. A ipotizzarlo non sono solo i magistrati della procura napoletano ma anche membri di spicco del clan Puca, uno dei quali candidato con la coalizione del senatore azzurro. A crederlo è Francesco Di Lorenzo, ritenuto affiliato di livello della cosca di Sant'Antimo e candidato consigliere comunale alle elezioni del 2017 a sostegno del candidato sindaco di Forza Italia, Corrado Chiariello. Di Lorenzo viene considerato dagli investigatori una macchina da voti capace di raccattare consensi pagando e chiedendo l'aiuto non solo del suo clan ma anche dei Verde e dei Ranucci. Grazie alle intercettazioni ambientali, i Ros sono riusciti ad ascoltare le conversazioni che hanno portato alla genesi della coalizione di centrodestra prima delle comunali.

Cesaro temeva gli uomini del clan Puca 

Una genesi in cui lo spessore criminale di Di Lorenzo aveva convinto anche Luigi Cesaro a fare delle scelte nette in merito alla scelta del candidato sindaco. Per garantirsi l'appoggio dei Puca bisognava accontentarlo ma la strategia di Cesaro era a più ampio raggio e cambierà con l'arresto dei fratelli Aniello e Raffaele datato 24 maggio 2017. I primi contatti per la formazione della coalizione si hanno a ottobre 2016. Cesaro è deciso a candidare Chiariello, uomo voluto da Di Lorenzo, ed è deciso anche a rompere con Salvatore Castiglione, storico esponente politico vicino ai Cesaro. Dalla sua parte resta Nello Cappuccio che però non può candidarsi a seguito di una condanna subita in primo grado e che lo rende incandidabile. Al suo posto viene scelta la moglie Rossella Cataneo che insieme ad Annarita Borzachiello rappresentano le due donne da unire in “ticket” con Di Lorenzo. Il 22 ottobre 2016 viene intercettata la prima conversazione tra Luigi Cesaro, Luigi Vergara, coordinatore di Forza Italia a Sant'Antimo e Francesco Di Spirito. I tre lamentano il fatto che Di Lorenzo e Cappuccio abbiano preso troppo potere anche a seguito del fatto che negli ultimi anni Antimo Cesaro avesse abdicato al suo ruolo di interfaccia tra la famiglia, la camorra locale e l'ufficio tecnico di Sant'Antimo.

Le intercettazioni 

Luigi Cesaro sa bene chi è Di Lorenzo, sa che frequenta i figli di Pasquale Puca, Lorenzo e Luigi, e vuole tenerlo a distanza, sia perché lo ritiene pericoloso sia perché teme inchieste. Inoltre contemporaneamente al periodo di libertà di Luigi Puca vennero messi a segno degli attentati ai danni dei fratelli Cesaro che “puzzano” al parlamentare. Lo stesso ingegnere Claudio Valentino, capo dell'ufficio tecnico, si lamenta più volte con Luigi Cesaro del fatto che gente poco affidabile fosse andata nel suo ufficio. Lo stesso Antimo Cesaro sembra voler farsi da parte per “paura che se lo vanno a vendere” come dice Di Spirito che ha già consigliato all'imprenditore di stare attento. Questi personaggi, però, spostano voti e Luigi Cesaro ha comunque bisogno di loro nella costruzione di una coalizione. Sempre in auto con Di Spirito, Cesaro il 1 dicembre 2016 discute del ruolo di Di Lorenzo e del fatto che debba accontentarlo per il candidato sindaco. Cesaro “ha paura che quello è andato in freva. La conosci questa gente”. Ha paura che si innervosisca e nelle trattative lo asseconda. A dicembre 2016 Chiariello, uomo voluto da Di Lorenzo, è già il candidato sindaco anche se verrà ufficializzato ad aprile. Intanto Cesaro utilizza Vergara per le trattative per la lista e per rimanere quanto più possibile in disparte. Tutti gli interlocutori sanno che Sant'Antimo ha i riflettori delle forze dell'ordine puntati addosso.

Cesaro sa però che c'è bisogno di un'opera di mediazione con Castiglione per provare a portarlo nella propria coalizione. Quest'ultimo lamenta il fatto che non è stato considerato per la scelta del candidato sindaco. Secondo gli investigatori, Cesaro sa anche bene che Castiglione è legato anch'egli al clan Puca e se non dovesse far parte della coalizione, una parte dei voti del clan verrebbero dispersi e andrebbero a lui come già successo nel 2007 e nel 2012. In una conversazione intercettata tra Vergara e Cesaro il 6 febbraio 2017, però, viene ufficializzata la rottura con Castiglione che si candiderà poi sindaco e porterà con sé un altro uomo vicino al clan, D'Aponte. Cappuccio invece appoggerà Di Lorenzo. Marzo è il mese della chiusura degli accordi e torna in scena Antimo che per la definizione finale, e per l'esborso economico, vuole dire l'ultima parola. Il 19 marzo 2017 Antimo si incontra con Di Lorenzo e il fratello Luigi a casa del padre. Un altro incontro si verifica il 22, sempre nella stessa abitazione, e un altro ancora all'interno dell'Igea il 27.

Gli arresti di maggio e la sconfitta elettorale 

Si sancisce un accordo che però non può tenere conto degli arresti di maggio. Nella tornata elettorale il centrodestra perde. Castiglione, storico uomo dei Cesaro, appoggia Aurelio Russo del centrosinistra al ballottaggio decretandone la vittoria. All'indomani della sconfitta elettorale, però, nel clan Puca serpeggia un dubbio: i Cesaro, in particolare Luigi, hanno perso volutamente. Non hanno stretto i soliti accordi non hanno investito il denaro necessario, come successo nelle due precedenti tornate. Il dubbio è che l'abbiano fatto per allontanare da loro stessi il sospetto che le loro vittorie fossero legate all'appoggio del clan Puca. Vogliono allontanare da se stessi i riflettori della procura di Napoli. Ne è convinto Di Lorenzo che nei giorni successivi sembra essere fuori di sé e viene intercettato a colloquio con Luigi Puca. Il 28 giugno 2017 le cimici li intercettano mentre formulano alcune ipotesi. È proprio Puca a mettere la pulce nell'orecchio a Di Lorenzo.

La strategia: perdere per allontanare gli uomini del clan 

A suo giudizio i Cesaro hanno perso volutamente le elezioni per “bruciare” Di Lorenzo e il “suo” candidato sindaco Chiariello. Dopo anni di collaborazione, tutto a un tratto le inchieste hanno fatto diventare scomodi i metodi utilizzati da Di Lorenzo. Anche Puca lo rimprovera del fatto che abbia acquistato voti troppo alla luce del sole e questo avrebbe potuto creare problemi ai Cesaro che per questo l'hanno mollato.  Puca ricorda come fosse atteso l'arrivo in città della consigliera regionale Flora Beneduce per la campagna elettorale, incontro inspiegabilmente saltato. Poi ci sono i “guai” che hanno avuto i fratelli e per Puca la sconfitta è stata chiaramente “tattica”. Un periodo di pausa prima di “ripartire” investendo il proprio peso elettorale su Armando Cesaro, figlio di Luigi. Di Lorenzo in un primo momento non lo accetta poi se ne convince. Il 3 luglio Di Lorenzo è ancora più amareggiato e viene intercettato mentre parla con Antimo Petito, detto Mimmo. Con lui si lamenta del fatto che Antimo non aveva ancora pagato per la campagna elettorale. “Che vuole fare l'intelligente? Piglia le mazzate” spiega alterato all'amico.

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Il 4 luglio in un'altra conversazione racconta di aver incontrato Armando Cesaro e Gianluigi Di Ronza, uomo di fiducia di Luigi Cesaro. In quell'incontro dice di aver minacciato di passare da un'altra parte politica se i loro accordi non fossero stati più validi. Per gli investigatori è il chiaro segnale che tutta la famiglia Cesaro fosse a conoscenza degli accordi elettorali stipulati con un rappresentante di spicco del clan Puca. Mesi dopo in altre conversazioni spiega che Antimo gli aveva promesso prima 25mila euro e poi di coprire anche un'ulteriore spesa di 23mila euro per la campagna elettorale. A mesi di distanza non aveva più visto quei soldi e così aveva scelto di rompere definitivamente con i Cesaro. Una frattura che per gli investigatori è stata creata ad arte dai Cesaro per provare a tagliare ogni legame con il clan di Sant'Antimo. Una mossa tardiva visto il risultato dell'inchiesta.

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