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Itis Striano, lo sconcerto del preside Morabito in una lettera alle istituzioni

L'istituto tecnico di Via San Domenico sarà trasferito, dal prossimo anno scolastico, presso il "Giordani", lasciando così la sua storica sede dopo anni

L'addio alla storica sede di Via San Domenico è divenuta ormai una realtà, seppure molto amara, per l'Itis Enzo Striano, che dal prossimo anno scolastico traslocherà presso il "Giordani" in via Caravaggio.

Il preside dello Striano, il prof. Ernesto Morabello Morabito, non ha però evitato di far presente tutto il suo sconcerto e la sua amarezza per la decisione presa, inviando una lettera alle istituzioni, pubblicata anche sul sito dell'istituto.

"Ora che tutta la procedura riguardante la riorganizzazione della rete scolastica per l’a.s. 2012-13 sembra arrivata ad una definizione conclusiva, con l’ennesima delibera regionale in merito, chi scrive ritiene opportuno e doveroso denunciare tutto lo sconcerto della comunità educante che rappresenta e dirige, per come l’intera operazione sul dimensionamento sia stata caratterizzata da decisioni improntate alla approssimazione e alla superficialità", afferma Morabito.

"Infatti, - prosegue Morabito - l’Istituto Striano sembra costituire davvero il capro espiatorio di una situazione le cui coordinate sembrano sfuggire ad ogni attenta analisi, visto e considerato che da una prospettiva di rilancio e rivalutazione, con la fusione con l’istituto Porzio, così come deliberato dalla Giunta regionale in data 31 gennaio, si è arrivati alla estinzione con trasferimento in toto all’istituto Giordani, vedi delibera della Giunta regionale del 4 aprile. Per giunta l’Istituto Porzio, già sottodimensionato e privo di dirigenza, non viene più menzionato nell’ultimo provvedimento sulla riorganizzazione della rete scolastica".

"In un perverso gioco di domino, - si legge ancora nella missiva - l’Istituto Striano viene sacrificato senza alcuna attenzione per quanti quotidianamente vi lavorano e soprattutto per famiglie ed allievi, se solo in data 23 aprile viene pubblicata la definitiva delibera della Regione a sancire la fusione con l’Istituto Giordani, quando in pratica sono scaduti i termini sia della mobilità per il personale, sia tutte le operazioni inerenti le iscrizioni".

"Dopo questo altalenante e contraddittorio percorso, viene da chiedersi da chi esigere un risarcimento, fosse anche solo morale e psicologico, di tutta questa fase dettata dall’incertezza e dalla sovrapposizione di decisioni che hanno messo in una sorta di limbo il futuro di centinaia di persone, vuoi di lavoratori, vuoi di famiglie e allievi, incerti su dove e come gli uni avrebbero continuato a svolgere il proprio lavoro e gli altri a continuare il proprio percorso formativo".

"Come si pensa di “traslocare” in un paio di mesi un Istituto tecnico con laboratori complessi, dove sono sistemati macchinari e strumentazioni che richiedono sofisticati apparati logistici per funzionare ed essere a norma? Come si pensa di trasferire macchine che richiedono capannoni adeguati e forniture elettriche apposite, altrimenti non potranno essere davvero utilizzate per il prosieguo della formazione degli allievi? Ci si è resi conto cosa significhi e quanto sia oneroso, da ogni punto di vista, traslocare un Istituto tecnico con laboratori di elettrotecnica e di meccanica? Ha un senso svuotare un edificio come quello dello Striano, nato appunto per un tecnico industriale, per destinarlo ad altro e non invece perseguire l’intento di valorizzare la struttura sostenendo l’ampliamento dell’offerta formativa, come in un primo momento si era risolto, in un quadro complementare di indirizzi e articolazioni che avrebbero conservato l’identità stessa dell’istituto e l’utilizzo al meglio della struttura con i suoi spazi, locali, e strumentazioni?", si domanda Morabito.

"Ora, i giochi sembrano ormai compiuti, ma si ritiene doveroso esporre tutto quanto, perché nel futuro si faccia ammenda delle incongruenze determinatesi quest’anno, affinché soprattutto non vengano con disinvoltura ignorate le persone, che sono poi gli attori reali ad essere coinvolti e a dover riprogrammare il proprio domani, sia per chi è dietro una cattedra, ovvero è deputato a svolgere altre mansioni, sia per chi è nel banco. Le decisioni che si prendono ricadono sulle persone, e le incertezze, i ritardi, le contraddizioni pregiudicano e mortificano la dignità, la volontà, l’operatività di tutti coloro che alla fine del lungo processo si sentono solo rotelle di un perverso ingranaggio", conclude Morabito.

 

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