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La casa famiglia "Imparando a Volare" rischia la chiusura

Da anni la casa famiglia che ospita adolescenti vittime di abusi e maltrattamenti sopravvive con poco, ma ora rischia seriamente di chiudere per mancanza di finanziamenti

"Imparando a Volare", la casa famiglia in Via De Nardis al Vomero che ospita da anni adolescenti vittime di abusi e maltrattamenti all’interno dello loro famiglie, rischia di chiudere per mancanza di finanziamenti.

Questi soldi, in teoria, sarebbero a carico dei Comuni di provenienza delle ragazze ospitate, ma in pratica quasi tutti gli enti locali interessati sono morosi da anni. Eppure, almeno secondo le linee guida del regolamento regionale, il Comune di residenza di ciascuna ospite della comunità dovrebbe versare 180 euro al giorno.

“In realtà questa regola non è mai stata rispettata: quando la situazione non era ancora critica ricevevamo fra i 100 ed i 120 euro quotidiani per ogni ragazza”, spiega al Fatto Quotidiano Roberta Gaeta, presidente di E.T.I.C.A, la Cooperativa che gestisce alcune strutture per bambini e adolescenti maltrattati, tra cui “Imparando a volare”.

I 180 euro giornalieri possono sembrare una cifra consistente, ma non lo sono: le ragazze infatti, anche quelle che provengono da famiglie disagiate, non hanno diritto a buoni libro, riduzioni per i trasporti o per i trattamenti medici, né ad esenzioni o sconti di altro tipo. Il tutto è a carico della cooperativa. Così come le spese di affitto e di condominio, per le quali non ci sono facilitazioni perché i proprietari dell’immobile sono dei privati.

Per “Imparando a volare", inoltre, lavorano sette persone: la coordinatrice, cinque educatrici e una cuoca. “Abbiamo più di un anno e mezzo di arretrati di stipendio, nell’arco di questo tempo lo abbiamo percepito solo di tanto in tanto”, sottolinea la presidente di E.T.I.C.A. Che aggiunge: “Abbiamo sempre fronteggiato la scarsità di risorse, ma adesso manca la liquidità per andare avanti. Nell’ultima finanziaria si è deciso un taglio del 50 per cento dei soldi che arrivano dal 5 per mille. Lo Stato, in sostanza, trattiene la metà di quanto destinato a noi dalle famiglie nella dichiarazione dei redditi".

Negli ultimi quattro anni, a Napoli, 27 strutture residenziali per minori con storie problematiche alle spalle ha chiuso i battenti per difficoltà economiche. Ne restano altre 29, quasi la metà.

"La sensazione è che i minori napoletani non siano portatori degli stessi diritti di altri piccoli cittadini italiani, e che al maltrattamento della vita si aggiunga il maltrattamento istituzionale", prosegue la Gaeta - anche se la nuova amministrazione cittadina lascia sperare in un futuro migliore".

Intanto, per raccogliere fondi ci si organizza come si può. Dal passaparola su Facebook allo spettacolo teatrale andato in scena al Teatro Piccolo di Fuorigrotta il 9 dicembre, il cui incasso è stato devoluto a “Imparando a volare”.

“Noi guidiamo le ragazze non solo nella prosecuzione degli studi o nella ricerca di un impiego. Cerchiamo di far recuperare loro una vita serena e relazioni di fiducia con le persone. E’ difficile da credere, ma il problema più grande, per molte, non è tanto l’aver subito abusi sessuali quanto essere state abbandonate dalle figure che avevano vicino. Se la comunità chiude, queste ragazze si sentiranno tradite di nuovo”, l'amara considerazione al Fatto Quotidiano di Paola Calvi, una delle educatrici di Imparando a volare.

 

 

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