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Omicidio Silvia Ruotolo, il killer chiede perdono

Intervista a Repubblica, 14 anni dopo, di Rosario Privato. "Vorrei dire che mi dispiace, solo questo. Non vorrei aggiungere frasi banali e scontate"

Sono passati 14 anni da quell'assurdo omicidio che ha destato sdegno e dolore in tutta la città di Napoli e nell'Italia intera. Silvia Ruotolo, mentre teneva per mano il suo bambino in Salita Arenella, veniva colpita per errore nel corso di un agguato camorristico. L'esecutore materiale, Rosario Privato, è stato condannato a quarantadue anni di reclusione, ventisei dei quali per l’omicidio della Ruotolo.

In un'intervista a Repubblica, Privato spiega tutto il suo pentimento ed il coraggio che non ha di chiedere perdono alla famiglia di Silvia: "La signora Ruotolo era stata colpita da un proiettile che era entrato e uscito dalla spalla di uno dei due sulla vespa. Non abbiamo visto nemmeno la signora Ruotolo. Lo abbiamo saputo dai telegiornali. Quando l'ho saputo, la cosa che mi ha colpito è il fatto del bambino che teneva per mano. Anch’io avevo una bambina".


"Vedere la figlia in tv - prosegue Privato - però, non mi ha sconvolto. Se vedo il marito mi sconvolge di più. Vederlo in tv mi ha portato a decidere di cambiare vita, di collaborare con la giustizia. All’inizio ho pensato di scrivergli una lettera, ma in queste circostanze non sai come iniziarla. Vorrei dire che mi dispiace, solo questo. Non vorrei aggiungere frasi banali e scontate. Se ce ne fosse la possibilità vorrei chiedere perdono, ma non me lo aspetto. Forse proprio per questo non ho mai scritto".

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