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Pizzo tramandato da padre in figlio: imprenditore taglieggiato per 10 anni

La vicenda a Ottaviano, coinvolto il clan Fabbrocino. Tre arresti anche grazie alla denuncia della vittima che ha subito una rapina nel suo esercizio dopo aver pagato il pizzo

Anche le estorsioni si tramandano da padre in figlio. Succede a Ottaviano dove per dieci anni un imprenditore è stato taglieggiato dal clan Fabbrocino i cui esponenti si sono passati, come in una staffetta, le vessazioni nei confronti dell'uomo.

La vicenda è emersa, portando a tre arresti, anche grazie alla denuncia della vittima, che aveva subito una rapina nel suo esercizio dieci minuti dopo aver pagato la rata del pizzo al suo attuale persecutore.

La rata mensile, che all'inizio dell'estorsione, anno 2001, era di 700mila lire, nel 2011 era arrivata a duemila euro. Il primo responsabile dell'imposizione fu Luigi Antonio Bonavita, storico referente del clan, scomparso nel 2004 probabilmente per un regolamento di conti. In seguito la gestione dell'estorsione fu assunta da Francesco Cozzolino e Giuseppe Caliendo; finito in manette quest'ultimo, ci fu l'ulteriore passaggio di testimone nelle mani del figlio, Giovanni Caliendo, che aumentò pressione e minacce sulla vittima.


A far traboccare il vaso, spingendo l'imprenditore alla denuncia, fu la "goccia" di una rapina subita dall'uomo nel suo esercizio in pieno giorno, pochi minuti dopo il passaggio di Caliendo junior per riscuotere la rata che, in teoria, avrebbe dovuto garantirgli la "protezione", e proprio mentre il suo aguzzino voleva imporgli un ulteriore aumento del pizzo. Le indagini hanno fatto finire in carcere Francesco Cozzolino e Giovanni Caliendo, il cui padre Giuseppe - destinatario di una ordinanza per questa vicenda - era già in carcere per altre vicende. (Ansa

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