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Il sito archeologico

Il sito archeologico

Pozzuoli, alla riscoperta delle Tabernae romane

Il sito archeologico completamente "messo a nuovo" dai volontari dell'associazione Angeli Flegrei. La direttrice del carcere femminile esprime il proprio accordo a coinvolgere le donne in detenzione nell'opera di manutenzione

Il sito delle “Tabernae romane”, in Via Luciano a Pozzuoli riapre alla cittadinanza. Grazie all'impegno dei volontari dell'Associazione Angeli Flegrei Onlus, è stato restituito a nuova vita. Molti sono i cittadini flegrei che hanno visitato il nuovo sito archeologico, dopo la sua inaugurazione e molti sono anche i cittadini di tutta la provincia di Napoli che vengono appositamente nel territorio flegreo per ammirare le Tabernae.

Tanti i rappresentanti istituzionali che hanno inaugurato la riapertura del sito. Presenti Stella Scialpi, direttrice del Carcere femminile di Pozzuoli, Pasquale Giacobbe, consigliere regionale, Gennaro Prebenda detto “il Messicano”, Eduardo Scognamiglio rappresentante di Cisl Cultura, Bruno Bonaiuto dell’Ente Cura e Soggiorno e Turismo di Pozzuoli.

«È per noi una soddisfazione e un orgoglio – sottolinea Maria Laura D’Amore, volontaria dell’associazione Angeli Flegrei – poter presentare questo ritrovato gioiello archeologico». Numerose anche le associazioni presenti, tra le quali: l’associazione “Iris” di Patrizia Del Giudice e la cooperativa sociale “Città dell’Essere” con Giovanni Amoroso e Mario Lucignano che hanno materialmente dato un aiuto per completare l'opera di pulizia. Secondo le parole del presidente di Angeli Flegrei il lavoro delle associazioni deve essere di supporto a quello delle amministrazioni. «L'obiettivo comune – dichiara Luigi Lucci, presidente dell'associazione Angeli Flegrei – è rendere fruibili i siti poco valorizzati, che versano in stato di abbandono e degrado, affinché la collettività possa goderne e possa ri-avvicinarsi e re-innamorarsi alla della propria terra».

Anche la Direttrice della Casa circondariale femminile di Pozzuoli ha appoggiato l’iniziativa esprimendo il proprio accordo a coinvolgere le donne in detenzione nell’opera di manutenzione dei siti archeologici, donne desiderose di riscattarsi socialmente attraverso opere utili alla collettività. Il sito è lungo Via Luciano, composto da ambienti rettangolari che si susseguono. Alle spalle di questi altri vani minori, che acevano funzione di deposito o retrobottega. Qui erano collocate le scale che consentivano l’accesso al piano superiore, molto probabilmente adibito ad abitazione.

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