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Nei seicento alloggi di Monterusciello: la linea di confine

Degrado e abbandono: queste le condizioni in cui vivono 600 famiglie di altrettanti alloggi di Monterusciello di proprietà del comune di Pozzuoli

Seicento case, seicento appartamenti di proprietà del comune di Pozzuoli, seicento famiglie che vivono in una condizione che spazia tra il degrado totale e l’abbandono. Sono i così detti “600 alloggi” di Monterusciello, una delle prime aree urbane costruite nel megaquaretiere che ospita gli sfrattati dalla cittadina di Pozzuoli, in seguito al bradisismo degli anni ottanta. La “linea di confine” tra Monterusciello 1 e Monterusciello 2, zona che divide le case popolari e i palazzi costruiti da cooperative, qualche tempo dopo le fatiscenti abitazioni fatte di prefabbricato. Eppure è una delle pochissime zone in cui la manutenzione, almeno delle strutture, non è la più scadente.
Qualche anno fa, infatti, in seguito alle numerose segnalazioni di infiltrazioni d’acqua, il comune di Pozzuoli, attraverso la ditta Romeo Spa, fece installare delle lastre d’acciaio che contornavano ogni blocco di prefabbricato. Metodo che, a sentire i residenti del luogo, è funzionato e regge tutt’oggi. I 600 alloggi sono stati spesso al centro di dinamiche che hanno riguardato la malavita organizzata, come quando nel 2008 furono ritrovati dei bossoli di pistola e gli agenti dell’allora vicequestore Antonio Canta, controllarono a tappeto decine di appartamenti nelle zone “calde” del quartiere, tra le quali c’erano anche i 600 alloggi.

Sempre nel novembre del 2008 le case popolari, che vanno da via C. Carrà a via O. Rosai, passando per via G. De Chirico, furono lo scenario di un agguato camorristico, dove fu ferito al volto e ad una gamba il pregiudicato Vittorio Avallone. Negli ultimi tempi la situazione si è “tranquillizzata”, non si sentono né agguati di camorra, né arresti. La condizione dell’ambiente che circonda le case, però, sembra essere ogni giorno più degradante. Piante incolte, spazzatura che invade le strade, piccole discariche a cielo aperto, cancelli e ringhiere arrugginite.

Senza calcolare gli immensi spazi verdi lasciati abbandonati, che d’estate si popolano di ratti. «Ci hanno fatto arrangiare con queste case – dice la signora Maria, che abita dall’inizio della loro costruzione nei 600 – e poi non hanno più pensato a nulla. Né al verde, né agli spazi inutilizzati, ad un’illuminazione pubblica o ad un’igiene decente, senza spazzatura per strada. Come se per “vivere bene” servirebbe solo un tetto dove stare». Nonostante questo i 600, ad ogni elezione, diventano un luogo ambito per i politicanti locali, che puntualmente fanno promesse. Ad oggi mai mantenute.

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