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"O cambiamo strategia o l'Italia affonda", il segretario della Fiom sulla sentenza Pomigliano

Giuseppe Terracciano: " A causa della Fiom rischiamo di avere un modello di sindacato alla tedesca dove non c'è la possibilità di contrattare per ottenere maggiori diritti ai lavoratori"

 Dopo la sentenza del Tribunale di Roma che ha condannato la Fiat per discriminazione  e che ha deciso l'assunzione di 145 lavoratori tesserati Fiom a Pomigliano d’Arco, l’ad Fiat non ha ancora rilasciato dichiarazioni. Il motivo lo spiega a tempi.it Giuseppe Terracciano, segretario generale Fim Cisl Napoli.
 
"Siamo molto preoccupati- dichiara Terracciano- Perché temiamo di restare con in mano un pugno di mosche. Il ricorso alla magistratura è un limite per l’autonomia del sindacato federale, a prescindere dalla sigla sindacale. È un precedente che potrebbe mettere in discussione l’autonomia delle classi sociali".
 
Il motivo per il quale il segretario è in disaccordo con la scelta della Fiom è molto semplice. "Quando si fa un accordo, si considerano tanti elementi. Uno su tutti, il mercato. Non si può prescindere dai cambiamenti del sistema economico e restare inchiodati a un’idea di lotta inattuabile. Rischiamo di avere un modello di sindacato alla tedesca dove non c'è la possibilità di contrattare per ottenere maggiori diritti ai lavoratori".
 
"Fare sindacato in una grande azienda come la Fiat significa essere costantemente sotto osservazione della politica e dell’opinione pubblica. La tentazione di ricercare consenso è molto forte e la Fiom non ha l’autonomia necessaria per resistervi. Le decisioni della Fiom non sono dettate dal desiderio di tutelare i lavoratori: è più probabile che vogliano rappresentare un riferimento politico, oggi assente in Parlamento. 
 
Alla domanda posta a Giuseppe Terracciano sulla possibilità che Mrchionne lasci l'Italia chiudendo lo stabilimento risponde:
 
"Noi della Fim e della Cisl che abbiamo accettato la sfida sottoscrivendo l’intesa per Pomigliano, speriamo che tutti facciano la propria parte per contribuire a realizzare la nuova configurazione del più grande gruppo industriale italiano. Noi sappiamo che nessuno investe più in questo paese, soprattutto al Sud. Le imprese pretendono esigibilità, governabilità degli stabilimenti e stretto controllo dell’assenteismo. Se non si accettano queste condizioni, l’Italia affonda. L’accordo di Pomigliano ha smosso il nostro sistema industriale. Ci aspettiamo dei messaggi positivi, e che si raggiunga in tempi brevi la piena ripresa del sito.
 
 
 
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