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Pomigliano: "La libera voce" contro le mafie

Un foglio d'informazione creato dai ragazzi dell'Isis Europa che racconta la storia del territorio a partire dall'attenta analisi sociale, economica ed urbanistica dell'ambiente circostante

All'Isis Europa di Pomigliano d’Arco nasce “La Libera Voce”, un foglio d’informazione che racconta la storia del territorio, a partire dall’attenta analisi sociale, economica ed urbanistica dell’ambiente circostante. A seguire i ragazzi in questa esperienza racchiusa anche in un video dossier sono state la professoressa Margherita Principato e la dott.ssa Anita Capasso. 

La Libera Voce vuole trasmettere agli altri dei messaggi volti ad isolare i fenomeni di devianza e di malaffare contro la corruzione in tutti gli apparati politici e istituzionali. A raccontare il perché di questo laboratorio sono gli stessi ragazzi. “Il compianto giudice antimafia, Antonino Caponnetto, diceva che le mafie hanno paura delle scuole e noi in quanto appartenenti a questa istituzione non possiamo non attivarci per far camminare sulle nostre gambe i principi della non violenza e del rispetto di ogni credo politico: concetti sanciti dalla carta costituzionale e troppo spesso violati e vilipesi. Ci piace credere che la democrazia partecipata non sia un’utopia e che i giovani valgono qualcosa in questa società, soprattutto, per quello che possono dare per la crescita e la ripresa del nostro paese".

"Viviamo in un periodo storico particolarmente critico sul fronte occupazionale dove ogni giorno si registra una perdita di posti di lavoro con conseguente crisi della famiglia e delle relazioni interpersonali. La città di Pomigliano d’Arco con la crisi del modello fordista e delle grandi fabbriche metalmeccaniche, che hanno rappresentato per anni uno strumento di lavoro per i tanti padri di famiglia del circondario, da cittadella operaia è diventata la città della contestazione di una classe operaia che rivendica il diritto al lavoro. Nei giorni scorsi siamo scesi a fianco dei lavoratori per la difesa del loro diritto alla vita e alla dignità. Abbiamo occupato il nostro istituto portando avanti il dissenso collettivo contro la crisi e i tagli alla scuola che impoveriscono e mortificano l’istruzione pubblica togliendole la propria dignità".

"Abbiamo cercato di far sentire la nostra voce unendoci alla voce di protesta di tutte le piazze italiane con la speranza che veramente la massa e il popolo possano incidere sulle scelte di ogni governo liberamente eletto, applicando il significato di democrazia partecipata. Abbiamo visto studenti presi a manganellate e uno Stato che si scaglia contro chi subisce il peso di manovre finanziarie che incidono sui bilanci familiari. Durante le nostre uscite ci siamo guardati intorno, abbiamo dato uno sguardo al paesaggio urbanizzato e ci siamo resi conto che tutti i centri di provincia pagano lo scotto delle mancate politiche di tutela".

"Ovunque tra il nuovo trapela qualche piccolo elemento architettonico antico che a causa delle mancate politiche di tutela rischia di cadere e di privarci per sempre della sua bellezza svuotando quel contenitore d’identità già impoverito e violentato da squallide speculazioni edilizie e di cementificazione selvaggia. Troppa l’ignoranza che regna in questo settore. Come giovani non possiamo non essere speranzosi: con l’approssimarsi di questo Natale in noi si fa vivo un sogno di vita e di rinascita che punti sulla traduzione in fatti dei concetti di tutela e di salvaguardia ambientale e paesaggistica. La città a misura d’uomo, impone un cambiamento di  tendenza e l’applicazione di principi nobili, che si possono acquisire solo tenendo in mente che arriva un punto in cui bisogna per forza cambiare rotta".

" Cambiare rotta significa costruire una società senza prevaricazione dove la  libertà d’iniziativa imprenditoriale non debba piegarsi di fronte al racket  delle estorsioni. Cambiare rotta significa potersi esprimere liberamente senza  temere di morire ammazzato. Dobbiamo questo alle tante vittime di mafia: ai  giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La nostra voce di dissenso va contro gli efferati omicidi di Giancarlo Siani, di don Peppe Diana e del  coraggioso sindaco di Pollica , Vassallo, e delle tante vittime di mafia  colpevoli solo di difendere le proprie idee o di trovarsi nel posto sbagliato  al momento sbagliato. Il Sud, la Campania non possono essere questo: Napoli è  la terra delle tante voci che non intendono tacere e che dicono all’unisono:Basta”.

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