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L'ospedale San Paolo

L'ospedale San Paolo

Stipendi bloccati, la protesta dei lavoratori del San Paolo

Tutte le sigle sindacali degli operatori sanitari hanno proclamato da ieri lo stato di agitazione con assemblea permanente. "Chiediamo l'immediata rimozione dei dirigenti dell'Asl Napoli 1"

Un “autunno caldo anticipato”. È così che gli operatori sanitari dell'ospedale San Paolo definiscono il periodo di proteste che sta iniziando in questi giorni. Lenzuola stese con sopra scritte sulla vertenza, lavoratori barricati sul tetto, direzione sanitaria occupata, attività ambulatoriali drasticamente ridotte: il presidio ospedaliero di Fuorigrotta è in rivolta.
Gli stipendi di luglio - che l'Asl Napoli 1 avrebbe dovuto corrispondere il 26 - sono bloccati, e per agosto la situazione pare ancora più preoccupante. Ieri le sigle sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Usb e Nursing Up hanno proclamato lo stato di agitazione con assemblea permanente.

“A distanza di tre anni dall'ultima vertenza ci troviamo punto e capo – denuncia Raffaele Nota, Rsu della Cgil – La Corte Costituzionale ha bocciato il decreto 'salva stipendi', che a fronte dei debiti della sanità regionale impediva la pignorabilità delle nostre paghe e dei beni delle Asl”. “Lavoriamo già normalmente in condizioni di estremo disagio dati i tagli – continua il responsabile sindacale – farlo senza stipendio è intollerabile. Eppure siamo qui, a garantire la copertura delle urgenze. Nel 2010 morì una nostra collega attiva nella protesta, siamo di fronte alla recrudescenza di un problema molto grave, che non può non avere ripercussioni sui lavoratori oltre che sull'utenza del servizio sanitario”.


“Rivendichiamo semplicemente il diritto alla retribuzione – ci spiega Francesco Nitti della Cisl – E lo facciamo nel silenzio e nella disinformazione dei media sulla nostra vertenza: gli stipendi non sono stati pagati in extremis, come invece qualcuno ha riportato. Anzi, insieme agli stipendi – continua – il Banco di Napoli ha inspiegabilmente trattenuto anche i rimborsi Irpef, che nulla hanno a che vedere coi debiti della Regione”.

“Caldoro sta provando a costituire una cassa parallela per risolvere il problema, ma è l'ennesima iniziativa, ad ampio respiro e al di là da venire, tutta da verificare – interviene Carmine Ferruzzi, segretario Uil aziendale San Paolo – Qui parliamo di debiti vecchi di anni: non contestiamo né la Consulta né i creditori, a cui la Regione deve milioni di euro, ma com'è possibile che nessuno in tre anni abbia mosso un dito, adagiandosi sul decreto 'salva stipendi'? Il vero problema sono i dirigenti dell'Asl Napoli 1, di cui richiediamo l'immediata rimozione”. “Al San Paolo, uno dei presidi più moderni dell'Asl Napoli 1, nel reparto ortopedia non c'è un bagno uno per disabili – continua Ferruzzi – La direzione generale dell'Asl invece lavora in ogni tipo di comfort. Non hanno pazienti, ma l'aria condizionata sì. Questa è l'immagine dell'attuale situazione della sanità regionale”.

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