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Università: l'Orientale si schiera con i ricercatori

Professori associati e ordinari manifestano il loro dissenso per il DdL Gemini in discussione alla camera. "Non accetteremo ogni incarico di insegnamento che vada oltre le 120 ore di didattica frontale"

L'Università sempre più in subbuglio. Dopo la protesta dello scorso 29 settembre con gli esami in piazza, adesso i professori associati e ordinari dell'Orientale decidono di schierarsi a favore dei ricercatori dell'ateneo partenopeo. "Manifestiamo il nostro più fermo dissenso per l'assoluta mancanza di un piano politico e finanziario di rilancio dell'Università pubblica all'interno del DdL Gemini in discussione alla camera. Questo disegno di legge è pieno di passaggi controversi, ma in particolare riteniamo intollerabile la frase, ripetuta continuamente, che 'ogni intervento previsto dovrà essere attuato senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica'. Non è possibile realizzare una riforma seria e radicale del sistema universitario a costo zero".

Sottolineano inoltre che "la drastica riduzione dei finanziamenti alle Università, che ha comportato in questi ultimi anni risorse in meno per il 30%, e la totale assenza di investimenti nella formazione pubblica sono destinati a far declinare il nostro paese sul piano internazionale della ricerca, con conseguenze drammatiche di tipo sociale ed economico, oltre che culturale. Nello stesso momento, invece, proprio a causa della crisi economica mondiale, molti paesi europei ed extraeuropei promuovono il rilancio sostanziale della ricerca come motore fondamentale dello sviluppo".

Professori associati e ordinari ritengono che "la progressiva eliminazione degli elementi di eccellenza, lo svilimento delle figure professionali dei docenti universitari, chiamati sempre più a compiti burocratici, il costante e crescente ricorso a contratti di docenza a tempo determinato sottopagati non rispondano solo a problemi di carattere finanziario, ma siano scelte di natura politica e culturale. Il deprezzamento e lo spregio che hanno caratterizzato in anni recenti lo smantellamento dell'Università pubblica italiana costituiscono un atto di grave miopia che sta portando danni irreparabili allo stesso funzionamento delle istituzioni". Per quetso motivo, non è possibile "ignorare il loro dissenso, affidando solo a essi l'indignazione di tutti. Il malessere delle Università italiane è ormai evidente e pensiamo che sia necessario unire le voci di tutti quelli che vi lavorano per contrastare un disegno di legge che riteniamo inadeguato e in alcuni passaggi pericoloso, soprattutto per il futuro dei nostri studenti".

Ecco allora giungere le richeiste dall'Orientale: "Chiediamo che sia bloccato il finanziamento delle Università private con fondi pubblici e sia interrotta l'opera sistematica di demolizione dell'Università pubblica italiana. Per questo motivo, aderendo al rinvio dell'inizio dell'anno accademico voluto dal Senato accademico in segno di disapprovazione e di preoccupazione per la politica governativa alla base del DdL 1905, chiediamo che il Rettore e i Presidi di Facoltà inaugurino l'anno accademico con un incontro pubblico sullo stato dell'Università, per esporre in dettaglio ai nostri studenti le ragioni della protesta". E poi un invito a deputati e senatori esperti nei problemi dell'Università "per discutere con loro i numerosi punti critici che la riforma Gelmini contiene, soprattutto per un'istituzione votata all'eccellenza come la nostra".

Intanto, fino a quando non si avranno segnali concreti dal governo, i professori rifiuteranno "di accettare ogni incarico di insegnamento che vada oltre le 120 ore di didattica frontale".

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