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Foto Ansa

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Intervista a Walter Novellino: “Napoli sempre più offensivo”

Sul periodo a Napoli: “Ferlaino una persona persona straordinaria”

Work in progress potrebbe essere l’espressione più opportuna per descrivere la situazione attuale in casa Napoli. La doppia seduta di allenamento odierna segna la fine dei ventuno giorni di lavoro nel ritiro di Dimaro e l’avvio della fase dedicata ai test internazionali, il primo dei quali è in programma domenica ad Edimburgo contro i campioni d’Europa del Liverpool. Di questo e dell’evoluzione dei piani di mercato della società, sempre viva la pista James Rodriguez  mentre prende sempre più piede la trattativa per Pepé, abbiamo parlato con Walter Alfredo Novellino, allenatore che alle pendici del Vesuvio ha conquistato la promozione in serie A nel 1999/2000.

Quali sono le indicazioni di maggior rilievo emerse dall'amichevole disputata mercoledì a Carciato contro la Cremonese?

La squadra mostra un’impostazione tattica certa. Dispone di giocatori bravi nell’uno contro uno, dotati di grande qualità tecnica. E’ un Napoli che sta crescendo nonostante i carichi di lavoro. La squadra  ricerca con grande insistenza la verticalizzazione.

Oggi si conclude ufficialmente il ritiro. Che bilancio possiamo stilare del lavoro svolto a Dimaro?

Bilancio sicuramente positivo per il carico di lavoro affrontato dalla squadra. Un periodo di tempo redditizio che ha permesso di testare il concetto di verticalizzazione del gioco insieme al movimento degli esterni che si accentrano e liberano spazio per l’avanzata dei terzini, principi di un’idea di calcio sempre più offensiva.

Al momento il mercato sembra concentrarsi sui giocatori di qualità per arricchire la prima linea. Riterrebbe più funzionale al progetto l’arrivo di un trequartista o di una prima punta?

Si parla molto di James Rodriguez e Icardi. Si tratta di due campioni diversi. Uno più bravo nell’ultimo passaggio, l’altro molto più bravo come centravanti d’area ma io credo che debba esserci anche la crescita di Milik. Elmas è giovane ma già bravo per certi livelli. La campagna acquisti è sicuramente positiva, se poi arrivassero questi due campioni  la squadra raggiungerebbe il top riducendo il gap dalla Juventus. De Laurentiis è molto presente, fondamentale per l’allenatore la vicinanza  che la società mostra in ogni circostanza.

L’arrivo del macedone Elmas completa il poker di centrocampisti centrali. Non potrebbe risultare utile l’arrivo di un elemento con caratteristiche più simili a quelle di Allan per omogeneizzare il reparto?

Elmas è un prospetto di assoluto valore che si disimpegna in maniera eccellente anche in fase di interdizione. Fabian Ruiz è un giocatore fortissimo. Credo che il reparto così sia a posto.

Domenica inizia il ciclo di test internazionali con la sfida al Liverpool. Quali risposte è lecito attendersi dal confronto con i campioni d’Europa?

Sicuramente sarà l’occasione per verificare il grado di crescita dell’inserimento dei nuovi arrivi. Si tratta di test importanti per verificare i miglioramenti della squadra sul piano fisico.

La ricerca di un calcio sempre più offensivo con l’attuazione del pressing alto per il recupero della palla potrebbe esporre la squadra al rischio delle ripartenze. Come si cura in questi casi la ricerca dell’equilibrio tattico?

A mio avviso la presenza di Koulibaly e Manolas non crea problemi nel tenere la difesa alta. Parliamo di due elementi che si esprimono su standard eccellenti sia in marcatura che in fase di recupero. Per quanto concerne la cura dell’equilibrio tattico alle spalle esiste anche un lavoro certosino dei collaboratori di Ancelotti.

Quali sono i ricordi più belli della sua esperienza alle pendici del Vesuvio?

Quando sono arrivato allo stadio c’erano 400 persone mentre quando sono andato via il San Paolo era gremito, segno che si è lavorato bene. Conservo nel cuore l’affettuoso ricordo dei tifosi e del presidente Ferlaino, una persona straordinaria.

Quando ha capito che la squadra avrebbe centrato la promozione in serie A?

Nel modo di affrontare le difficoltà ho capito che si poteva vincere. Sono state importanti la crescita di elementi come Matuzalem, Oddo e Turrini. Potevamo contare su un trio di attaccanti di assoluto valore come Stellone, Schwoch e Bellucci. Ero convinto fin dall’inizio di raggiungere il traguardo anche perché quando si lavora bene i risultati arrivano.

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